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Church Of Misery + Black Rainbows @ INIT Club, Roma (testo di Mario Cordaro, foto di Ester Vulpiani)

087Memore dell’ottima performance all’Hellfest 2011, non mi lascio scappare l’occasione di vedere per la seconda volta i giapponesi Church Of Misery. Questa band ha una particolarità, oltre a quella di dedicare i propri testi a serial killer e omicidi di massa: un’enorme, sconfinata, ammirazione per i Black Sabbath. Nulla di nuovo o sorprendente in questo, se non fosse stata portata talmente all’estremo da sfociare nel plagio (vedere ad esempio la copertina di “Vol.1”, vi ricorda niente?). Neanche il logo della band sfugge a questa logica, essendo una copia carbone in negativo di quello “made in Birmingham” (sicuramente per paura di conseguenze legali). A questo punto, il dubbio è lecito: humor tipicamente giapponese, oppure reverenza smodata? Ognuno è libero di farsi la propria opinione al riguardo. Ad aprire per loro, sul palco dell’Init, troviamo i Black Rainbows, nome incrociato più volte nelle
serate romane. Questo trio propone un mix tra stoner e influenze settantiane, dimostrandosi discepolo (fin troppo fedele) di nomi come Kyuss, Queens Of The Stone Age, Deep Purple, Led Zeppelin e MC5, di cui propongono una cover: Black To Comm. Per quanto formalmente inquadrati nei canoni del genere, la sensazione di “già sentito” si avverte abbastanza in fretta.
Trattandosi di una band con quasi dieci anni d’esperienza, c’è il rischio sia un sintomo di uno stallo compositivo: urge al più presto una sferzata di personalità, prendersi qualche rischio in più. Vedremo cosa uscirà fuori con il prossimo disco.

 

Setlist:034

– Holy Moon
– No Fuel No Fun
– Hypnotize My Soul With Rock N’roll
– Behind The Line
– Chakra Temple
– Black To Comm (cover MC5)

Tocca ai giapponesi ora scaldare il pubblico; Hideki Fukasawa mette in mostra una timbrica acida e abrasiva, mentre Ikuma Kawabe pennella assoli impregnati di anni ’70 fino al midollo.
Come già detto in precedenza, questi ragazzi sono dei grandi appassionati di quel periodo musicale: la cover dei leggendari (termine abusato, ma in questo caso giustificato) Quatermass nel loro ultimo album Thy Kingdom Scum è lì a rimarcarlo. La tracklist non è incentrata su un disco in particolare, infatti abbraccia una panoramica della loro intera discografia, ed è un piacere riascoltare pezzi tratti addirittura da “Master Of Brutality” (anche qui, chi ha detto Black Sabbath?) e dall’ep “Taste The Pain” del 1998. Oltretutto, dopo anni ancora non riesco ancora a capire come faccia Tatsu Mikami a suonare il suo Rickenbacker costantemente sul manico. Esatto, non una singola nota del bassista giapponese è stata emessa dal corpo dello strumento. Decisamente bizzarro, ma dopotutto sono giapponesi no?238
Questo gruppo si è sempre fatto notare per la sua energia dal vivo ma, rispetto a quando li vidi due anni fa, devo ammettere che la loro intensità on stage è calata. Spero sia solo la fatica del tour e non un segnale di stanca da parte della band. Per fortuna grandi pezzi doom/stoner come Megalomania e Shotgun Boogie spazzano via questi dubbi e concludono la serata nel migliore dei modi.
Collocare questa data in un giorno feriale non l’ha certo aiutata a livello di presenze, un centinaio di persone circa. Una domanda però è lecita: se neanche un nome come quello dei Church Of Misery riesce a riempire un locale come l’Init, chi può riuscirci? Non sarebbe il caso di lasciar perdere la partita di turno e venire ai concerti?
A voi le riflessioni ora, io mi limito a chiuderla con un invito a supportare bands come questa.

 

 

Setlist:

– El Padrino (Adolfo De Jesus Constanzo)
– Brother Bishop (Gary Heidnik)
– Born To Raise Hell (Richard Speck)
– Taste The Pain (Graham Young)
– Megalomania (Herbert Mullin)
– Candy Man (Dean Corll)
– Killfornia (Ed Kemper)
– Shotgun Boogie (James Oliver Huberty)

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