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Nut – Babylon (Blotch Records, 2014) di Simone NoizeWave Vinci

I Nut, nome derivato dalla mitologia egizia, tornano dopo un periodo di riflessione. Sono rimasti in due (Matteo Sciocchetto e Matteo D'Ignazi), dopo l'abbandono di Mister P, che si occupava delle programmazioni elettroniche e del basso. Il duo pisano ha dovuto reinterpretare i propri pezzi, quelli dell'Ep Hapax e del primo album Gravità Inverse, per cercare di riprodurli in due, e in questo lavoro gravoso, hanno ben visto di inserire qualcosa di nuovo. Babylon. Babilonia è considerata la culla della civiltà. Era una città multiculturale e i Nut non potevano che chiamare così il disco in cui hanno inserito…

Score

Concept
Artwork
Potenzialità

Voto Utenti : 4.63 ( 2 voti)

1601517_692736387423651_217216458_n[1]I Nut, nome derivato dalla mitologia egizia, tornano dopo un periodo di riflessione. Sono rimasti in due (Matteo Sciocchetto e Matteo D’Ignazi), dopo l’abbandono di Mister P, che si occupava delle programmazioni elettroniche e del basso. Il duo pisano ha dovuto reinterpretare i propri pezzi, quelli dell’Ep Hapax e del primo album Gravità Inverse, per cercare di riprodurli in due, e in questo lavoro gravoso, hanno ben visto di inserire qualcosa di nuovo. Babylon.

Babilonia è considerata la culla della civiltà. Era una città multiculturale e i Nut non potevano che chiamare così il disco in cui hanno inserito le proprie origini, il passato, ma anche le loro divergenze. Sono cambiate un sacco di cose negli ultimi anni, ma questo è il cambiamento sostanziale che li porta a completare la metamorfosi con una nuova etichetta, la Blotch Records, e una nuova serie di collaboratori che li seguiranno nel tuor legato alla promozione del disco.

La musica dei Nut nasce come il sole partorito la mattina. Il Progressive è da sempre stato il genere che ha reiterpretato le mitologie e le leggende del passato dell’umanità, talvolta trasportandole nei tempi moderni. Il duo pisano ci arriva dalle vie laterali, unendo le proprie influenze che spaziano dal Post Rock al Metal.

Questo Babylon è sorprendente, fin dalla prima canzone, perchè dimostra la forza di poter fare quello che si è sempre fatto, senza doversi a tutti i costi ripetere. Qualche esercizio di stile, l’utilizzo della lingua inglese e la naturale evoluzione fanno di Babylon un disco da ascoltare. Esercizio di stile come in The Return, in cui Sciocchetto si lancia in una registrazione in multitraccia della sua voce, dimostrando le proprie abilità vocali e la particolarità del canto polifonico. Chameleon, dopo un inizio un po’ troppo simile ai System of a Down, dimostra la passione per il gruppo per i tempi irregolari, per le poliritmie nella costruzione ritmica di ogni pezzo, il che li rende uno dei gruppi più particolari del panorama indipendente.  Dal vivo, per poter rendere reale e tangibile ciò che è contenuto in Babylon, il duo sarò accompagnato da Luca Federighi alla chitarra, Giulio Lorenzini al basso e Filippo Cosci alla chitarra.1604937_692736094090347_735561223_n[1]

Meritano sicuramente più di quanto abbiano raccolto, a prescindere dalle sfortune e dai problemi che possono capitare in qualunque momento e per qualunque motivo. Questo è un gruppo, per me che li seguo da sempre, unico nel suo genere, almeno in Italia, per la naturalezza con cui ricercano e trovano i ritmi e i suoni che compongono i brani.

Non è di certo per sviolinare o per fare un favore a loro che dico che questo disco è un grande prodotto e un pezzo come Addiction conferma quanto ho detto sopra.

Il disco mi è piaciuto molto, senza altri arzigogoli verbali, L’Artwork, affidato alle sapienti mani di Riccardo Zulato, è la ciliegina sulla torta di un lavoro che sicuramente apre col botto il nuovo anno.

Tracklist.

01. Wisper 
02. The Return 
03. Chameleon 
04. Daimon 
05. Hybrìs
06. (Δ) 
07. Addiction 


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