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Tying Tiffany @ Covo Club, Bologna (Testo di ANdy Harsh, Foto di Gea Birkin)

Delenda NoiaIn attesa dell’uscita del suo nuovo album Drop (Trisol/Audioglobe) Tying Tiffany ci regala un’anticipazione del suo nuovo set live al Covo Club di Bologna che ancora una volta si rivela una garanzia nella validità della programmazione dei suoi concerti (Soft moon, Pan del Diavolo,Soviet Soviet solo nel biennio gennaio-febbraio).
Drop, definito dalla critica un piccolo gioiello di elettro-pop scuro, anticipato dall’Ep ONE (pubblicato in vinile e formato digitale nel marzo 2013) ha suscitato parecchio curiosità sia tra gli addetti ai lavori che tra i fan della nota cantante padovana, al suo quinto album in carriera.
Veniamo quindi al concerto.Tying Tiffany In apertura, troviamo i Delenda Noia, validissimo duo di Reggio Emilia, che ha fatto del post-punk/new wave il suo pane quotidiano, noti al mondo dark per il loro album Noia Estetica, con brani che aprono voragini ai nostalgici degli anni 80 inseguendo ritmi e ambientazioni retrò come in Flirt, che rimangono incollati in testa fino al giorno dopo.
La serata ha così inizio e dopo una mezz’oretta di set è giunto il momento di Tying.
Il concerto è un crescendo che si sviluppa partendo dalle nuove sonorità di Drop, sicuramente più calde e più avvolgenti dei lavori passati, tastiere dai suoni ricercati e batterie a scandire un’evoluzione carica molto più d’atmosfera che di stordenti bpm da rave party, come One second, da ascoltare a occhi chiusi senza agitarsi troppo. Mancano un po’ di chitarre, forse, e quando tra un pezzo e l’altro fanno la loro comparsa le seconde voci di Lorenzo Montanà le si apprezza più per il loro equilibrio che per le loro melodie, sfuggenti, lontane, calibrate per mantenere questa sottile armonia quasi esoterica. La voce di Tiffany quasi minimale, appoggiata a un tappeto di suono senza scuotersi troppo, è uno strumento aggiunto non protagonista che scandisce con delicatezza i passaggi dei brani; l’impressione che si ha è che tutto si muova alla ricerca dell’originalità evitando le classiche banalità da elettro-pop sentite e risentite. One End chiude il cerchio con il nuovo. Arriva poi il momento di alzare i decibel, e infatti dopo averci cullato per questo inizio arriva Miracle (People Temple) che inizia a far muovere l’ambiente, si riconoscono Sinistral e Universe (Dark Days, White Nights), quest’ultima sempre molto apprezzata, fino a colpire con New Colony. Lo ammetto, Drop è una svolta sonora, ma questi pezzi figli di un passato non troppo lontano Tying Tiffanyaffondano nello stomaco le loro radici ed è difficile abbandonare la vecchia strada per quella nuova perché si sa cosa si perde ma non si sa cosa si trova (i vecchi detti della nonna). Intanto fa la sua comparsa Drownin, ma l’apice si ha con One Breath, con una scarica di adrenalina pazzesca, e chitarre che sembrano uscite dal più massiccio dei set live metal, la voce uno squarcio nel buio, la batteria più pestata di così si muore, ed è sempre lei, sempre la stessa dell’inizio. Il concerto sembra la storia di una metamorfosi che noi conosciamo all’incontrario, ma che qui sembra avere ancora più senso, dalla quiete alla tempesta in una manciata di brani che ci scaraventano atterriti, e ci tolgono il fiato. Non c’è spazio per i confronti, né per i paragoni, né per cosa sia meglio o peggio perché tutto questo è Tying Tiffany.


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