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Romaobscura II @ Traffic, Roma (testo e foto di Mario Cordaro)

Dopo alcune settimane di assenza, mi trovo a far ritorno al Traffic per il secondo atto del Romaobscura, festival che l’anno scorso ha visto esibirsi bands come October Tide e Negura Bunget. Quest’anno troviamo in cartellone, oltre a realtà consolidate come Doomraiser e Shores Of Null, veri e propri nomi di culto come Abysmal Grief e Primordial; con mia grande sorpresa noto diverse persone in attesa già alle 18:30, segno di una grande considerazione del pubblico per la data in questione. Gli orari d’esibizione vengono rispettati alla lettera, infatti al mio ingresso nel locale trovo sul palco i Seventh Genocide. La proposta è facile da inquadrare, black metal dalle influenze scandinave, abbastanza innocuo e dall’aria di “già sentito”; i suoni non convincono pienamente, e anche la voce sembra poco sviluppata. Scelte stilistiche e fattori sicuramente derivanti dalla giovane età dei musicisti, per cui mi riservo di riascoltarli in un tempo futuro per osservare i loro miglioramenti.
DSCF4365Cambio deciso di sound con i Glacial Fear e il loro groove/thrash: abbastanza palesi i richiami a Machine Head, Soulfly e compagnia similare (Extrema?) con tanto di vocals in semigrowl.
Ammetto di trovare questo genere, nella sua interezza, abbastanza noioso e anche stavolta la sostanza non cambia, per quanto riconosca al gruppo un buon impatto.
Decisamente interessante invece la prestazione degli Shores Of Null, band debitrice a gente come Katatonia, My Dying Bride ed Enslaved nelle melodie e nella costruzione dei pezzi. Il loro primo album è d’imminente uscita per Candlelight Records e oggi viene presentato il video di Quiescent. Non vedo l’ora di avere il disco tra le mani, in quanto si preannuncia uno dei migliori dell’anno.

Setlist:

– Intro
– Kings Of Null
– Souls Of The Abyss
– Ruins Alive
– Quiescent
– The Heap Of Meaning
– Time Is A Waste Land

L’oscurità cala quando è il turno degli Abysmal Grief, band italiana dal look teatrale dedita al dark-prog/horror/doom come le influenze da cui traggono spunto: nomi come Malombra, Zess, Death SS, Paul Chain, Black Hole si miscelano a tastiere settantiane richiamanti i Goblin. Le vocals di Labes Necrothytus spaziano tra un clean profondo e uno scream lancinante riportando alla mente Mercy, non a caso voce di Zess e Malombra. La scenografia sul palco è in tema: incenso, candele, croci, lumi, una piccola bara, crisantemi (finti) e un piccolo altare a coprire i synth; il tutto richiama alla mente (meglio “agli occhi”) i Death SS, a dimostrare la grande influenza della band di Steve Sylvester e Paul Chain anche a distanza di molti anni. Una prestazione maiuscola, forse la migliore del festival, di rara intensità e pathos termina con la maestosa Chains Of Death, cover dei…? Già, dei primi Death SS. Chissà quanto ci rivorrà per rivederli dal vivo a Roma, date le loro centellinate apparizioni sul palco.

Setlist:

– Intro
– Hidden In The Graveyard
– Hearse
– The Necromass: Always They Answer
– Crypt Of Horror
– The Samhain Feast
– Chains Of Death (Death SS cover)

Proposta completamente differente quella degli Handful Of Hate, band che calca il suolo italico ormai da più di un decennio. Il loro black metal non mi ha mai fatto impazzire dato che lo ritengo abbastanza anonimo, e anche stavolta l’idea è confermata. Chiaramente giudizio personale, oltre che smentibile in qualsiasi modo e forma. DSCF4415
Per quanto riguarda i Doomraiser c’è poco da dire: ho avuto modo di recensirli altre volte e la mia opinione su di loro può esser letta in precedenti live report. L’unica differenza sostanziale rispetto ai concerti passati è la sostituzione dei due chitarristi, la presentazione di un inedito (sempre nel loro tipico stile) e la conferma dell’abbandono progressivo delle clean vocals da parte di Nicola Rossi.

Setlist:

– Another Black Day Under The Dead Sun
– Dream Killers
– Untitled new song
– Like A Ghost
– Age Of Christ
– Mirror of Pain

Veniamo ora agli headliner di questo festival, gli irlandesi Primordial. La band black/folk suona a Roma per la prima volta e il suo repertorio tocca le due ore abbondanti, con i classici in prima linea: da Gallows Hymn a As Rome Burns (ovviamente), fino alla conclusiva Empire Falls. Alan Averill (ex Void Of Silence) ipnotizza il pubblico e lo controlla come pochi, mostrando un’ugola versatile e potente; facepainting, vestiti strappati e cappuccio completano il suo look. La prestazione della band è travolgente, i toni epici delle canzoni conquistano il numeroso pubblico, anche se la lunga durata della setlist comincia a farsi sentire dopo un’ora e mezza.
DSCF4459Concerto eccellente in tutti i casi, anche se non avevo dubbi avendoli già visti nel 2011 all’Hellfest.
Cosa dire per concludere? Questo festival, pur se giovane, si sta collocando tra i pochi eventi underground di un certo livello in Italia. Speriamo la terza edizione sia all’altezza delle prime due, l’aspetto con ansia. I miei complimenti all’organizzazione.

Setlist:

– No Grave Deep Enough
– Gods To The Godless
– Lain With The Wolf
– Sons of The Morrigan
– Gallows Hymn
– Bloodied Yet Unbowed
– As Rome Burns
– Journey’s End
– The Mouth Of Judas
– The Burning Season
– The Coffin Ships
– Heathen Tribes
– Autumn’s Ablaze
– Empire Falls


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