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Two moons – Elements (Autoprodotto, 2014) di ANdy Harsh

Freschi freschi di selezione all'Arezzo Wave, i Two Moons iniziano a raccogliere quanto seminato in questi anni, e aggiungerei meritatamente. Dopo averli ascoltati al Freakout di Bologna, mi sono ritrovato tra le mani Elements, terzo album (dopo The First Moon e Colors) che conferma la maturazione del progetto nato nel lontano/vicino 2009, che miscela sonorità tipiche del dark wave anni 80 con spruzzate di elettronica, quanto basta per renderle più accattivanti e ballabili quando serve. Ovvio, detta così sembrerebbe uno dei tanti gruppi nati dalla voglia nostalgica di riottenere quel suono che, è dura accettarlo, ma oramai ha 30 anni…

Score

CONCEPT
ARTWORK
POTENZIALITA'

Conclusione : Fantascientifico

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Elements_cover_TWOMOONSFreschi freschi di selezione all’Arezzo Wave, i Two Moons iniziano a raccogliere quanto seminato in questi anni, e aggiungerei meritatamente. Dopo averli ascoltati al Freakout di Bologna, mi sono ritrovato tra le mani Elements, terzo album (dopo The First Moon e Colors) che conferma la maturazione del progetto nato nel lontano/vicino 2009, che miscela sonorità tipiche del dark wave anni 80 con spruzzate di elettronica, quanto basta per renderle più accattivanti e ballabili quando serve. Ovvio, detta così sembrerebbe uno dei tanti gruppi nati dalla voglia nostalgica di riottenere quel suono che, è dura accettarlo, ma oramai ha 30 anni suonati. Ma i Two Moons sanno colpire e coinvolgere con suoni e ambientazioni che paiono fantascientifiche, un po’ come fossimo in macchina in fuga da New York in una notte qualsiasi del ’97 e accendessimo la radio, sarebbe la colonna sonora perfetta.

Elements è un album da 10 pezzi (più una traccia fantasma, Crazy World che chiude il disco), da 52 minuti di durata, con pezzi che superano tutti abbondantemente i 3:30, segno che fa intendere una scelta artistica che da più importanza all’evoluzione dei propri pezzi senza convogliarli nelle classiche strutture che potrebbero strozzarli proprio sul più bello. Al primo ascolto l’album pare un susseguirsi di ambientazioni che danno sfogo all’immaginazione onirica, sembrano quasi colonne sonore dai toni futuristi, sposando a pieno la definizione con cui i Two Moons presentano il loro ultimo lavoro: “un dialogo con se stessi mentre il mondo si sgretola tutto attorno”. E mi pare che calzi a pennello.

I brani hanno un equilibrio magistralmente costruito, le tastiere non sempre sono un tappeto, e in pezzi come Rain e Brand New sono protagoniste, con chitarre che amano essere caotiche e nascoste tra mille echi e riverberi a volte portati all’eccesso, creando quelle atmosfere sognanti che vengono contrapposte a un basso ruvido e quadrato nel suono e nell’esecuzione, che diventa fondamentale nella fase ritmica, creando originali spunti che difficilmente cadono nel banale. Il tutto arricchito da una batteria che spazia tra ritmi minimali supportati da una post-produzione che ne definisce sapientemente il suono, e una voce che ha l’arduo compito di guidarci in questo lungo viaggio. Oltre al singolo Rain, ancor più valorizzato dalla collaborazione con Stephan Zlotescu per la realizzazione del video, sono da apprezzare Autumn, uno dei pezzi più belli del disco, con i riff di chitarra che incantano con i loro effetti e un basso che ne scandisce i ritmi impreziosendo il tutto, e I’m sure con un cantato che ricorda Blixa dei mitici Einstürzende Neubauten misto ad atmosfere horrorifiche in pieno stile 28 giorni dopo.
Ma è inutile cercare similitudini a Elements, un dark wave con sfumature ambient, che mai annoia ma coinvolge. Un applauso sincero ai Two Moons, di gruppi così in Italia ce ne vorrebbero di più.

Tracklist:

1. Welcome to my joy

2. Snow

3. Rain

4. Autumn

5. I’m sure

6. Brand New

7. The scream

8. Live to give

9. Starchild

10. Leaves

11. Crazy world


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