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Bluvertigo @ Velvet Club, Rimini (Testo e Foto di Gea Birkin)

morgan-preview2 Febbraio 2002. A questa data risale uno dei più bei ricordi che ho di quella che ora è la mia città. Avevo 14 anni, era la prima volta che mettevo piede sul suolo bolognese, e mi trovavo lì per un meeting con il mio idolo di allora, Andy Fumagalli. Ne conservo dettagli sempre più sbiaditi, ma non dimenticherò mai l’emozione convulsiva che mi inebriava lo stomaco e i pensieri.

4 Aprile 2014. Scendo dal solito trenino in Stazione Centrale, e in un istante mi ritrovo proiettata a quel giorno, in un incredibile déjà vu, con il cuore in fibrillazione e la testa in pieno loop rotatorio. A sei anni dall’ultima reunion, acquietando divergenze e dissapori, i Bluvertigo si ritrovano sullo stesso palco per una serata in memoria di Thomas Balsamini, fondatore e storico dj del Velvet Club, nel giorno di quello che sarebbe stato il suo quarantottesimo compleanno. Si intravedono magliette con il suo nome incastonato nel logo del locale e magliette limited edition della band, con il disegno di un cuore umano e la scritta “in memory of Thomas”, il cui ricavato sarà interamente devoluto all’AIL (Associazione Italiana contro le Leucemie). “Esistono Altre Forme Di Vita”, questo il nome dell’evento, vede i quattro al completo, accompagnati sul palco da tre ospiti d’eccezione: Marco Pancaldi, chitarrista della primissima formazione della band, Max Carnevale al basso e Daniele “Megahertz” Dupuis alle tastiere.

0_MG_8461-c-pvAlle 22.30 il parcheggio del Velvet è già quasi al completo, e la coda di macchine dietro di noi non accenna a diminuire. All’entrata la fila è già smaltita, incrociamo Andy che chiacchiera con qualche fan, superiamo il banchetto del merchandising e la visuale che ci si spalanca davanti è quella di un locale già gremito di gente, per lo più accalcata sotto al palco. Pareti nere e vetrate su cui la pioggia si diverte a creare disegni psichedelici: lo storico locale riminese – che ha visto esibirsi artisti del calibro di Muse, Flaming Lips e Skunk Anansie – si direbbe plasmato appositamente per l’evento. Il pubblico è per lo più costituito da nostalgici della vecchia guardia, di quelli a cui fa male il cuore ogni volta che sentono dipingere Morgan come “quel cocainomane arrogante di X-Factor”. Un drink al volo e prima che sia troppo tardi inizio a farmi strada tra la folla per raggiungere il pit. L’attesa si fa sempre più trepidante, il buio è quasi totale, e ogni silenzio tra un pezzo e l’altro è già brivido. Verso le 23.30 si inizia a percepire una voce campionata in sottofondo e si intravedono delle ombre sul palco. Non ci metto molto a riconoscere quella di Andy. Si muove come di soppiatto, in una sorta di vestaglia smanicata color panna, lo sguardo allucinato dietro a un paio di occhiali da sole e una videocamera accesa tra le mani. Morgan è già in posizione, basso imbracciato e prima sigaretta tra le dita, con un’elegante giacca nera e una coda di pelo marrone attaccata alla cintura. La lunga gonna di Livio e la barba di Sergio completano il quadro.

3_MG_8603-cokEd eccoli lì. Pronti. Reali. Le identiche, incantevoli silhouette di quindici anni fa, come se il tempo non fosse mai passato. L’emozione che (g)a(l)leggia nell’aria è quanto mai tangibile, gli sguardi delle prime file straripano incanto, misto alla consapevolezza che, con soli tre straordinari dischi alle spalle, qualunque sia la scaletta, sarà uno stillicidio di magnificenza.
Un breve intro di assestamento e in un attimo l’atmosfera esplode in una deflagrazione onirica. Attaccano con Il Nucleo, seguita da Sono=Sono e Il Mio Malditesta. Carichissimi e carismatici. E capisci che davvero il tempo non è passato, che nonostante tutte le incomprensioni è sufficiente essere di nuovo insieme su quel palco per ricreare la stessa, incredibile sinergia di un tempo. E Il pubblico lo capisce, lo percepisce, ed è già in ebbrezza totale.

4_MG_8567-c-ok1Si prosegue in uno straordinario crescendo, con una L.S.D. La Sua Dimensione teatrale, quasi recitata, compreso l’inciso finale, in versione estesa rispetto al disco. Morgan sentenzia un secondo “Non si va più sulla luna con l’Apollo 13” e attacca Vertigoblu, tra chitarre acide e balletti sincopati. I quattro sono totalmente immersi nel proprio sound, l’empatia è pressoché totale. Braccia protese verso l’alto e occhi che brillano, gli spettatori sono visibilmente reattivi e pronti a proteggere con la propria voce eventuali stonature o parole dimenticate. Piccolezze più che perdonabili di fronte a un tale vortice di bellezza. E’ la musica, la droga più potente di tutte.

Preso posto alle tastiere, Morgan si concede a uno struggente monologo commemorativo. Rievoca Thomas e gli indelebili momenti vissuti con lui, ricorda il padre di Andy, recentemente scomparso, e il proprio, e dedicato loro un “L’eterno riposo” accarezza sul synth le prime, inconfondibili note di Complicità. Ne sussurra i versi a occhi chiusi, l’intensità si fa sempre più vibrante, fino a commuovere un’audience immersa in quello stesso sogno di eternità. Come se quel palco fosse davvero rimasto l’unico luogo esistente sull’intero pianeta. Decadenza è un inno anthemico a mille voci, e dopo un accenno piano e voce di I talk to the wind dei King Crimson, si passa alla toccante doppietta Cieli Neri / Sovrappensiero.

2_MG_8451-c-ok2Cambio d’abito per il frontman, che torna sul palco con una giacca rossa sbottonata sul petto nudo, si siede al piano e annuncia il brano che valse alla band la prestigiosa, ultima posizione al Festival di Sanremo: L’Assenzio. Morgan non smette nemmeno per un pezzo di fumare, né o di ballare; passa i cocktail alle prime file e si lancia più volte in stage diving improvvisati. Sempre più in simbiosi con il pubblico, canta La Crisi seduto a bordo stage, poi risale, si scatena, è un’indomabile bestia da palco. In perfetto equilibrio con un Andy che volteggia leggiadro sul palco, si imbarazza quando il pubblico lo acclama, accenna tuffi impossibili, per poi dedicare a Thomas quello che definisce uno dei loro brani più belli, Troppe Emozioni. Gli assoli di sax risuonano nelle viscere, il pubblico è in costante bilico tra l’estasi e il delirio. Il tempo di una “intensa e molto speciale” – come la definisce il platinato tastierista – Idea Platonica e si approda a uno dei momenti più attesi del gig: l’immancabile Fuori dal tempo. Tutti ballano, saltano, urlano, sia sopra che sotto al palco, Morgan si dimentica di cantare, il pubblico ne fa le veci, l’intermezzo psichedelico sembra un’ode fantascientifica. Una breve pausa per riprendere fiato ed ecco Zero ad inaugurare l’encore. Il groove è imponente, e quello “zeta e erre o” gridato a squarciagola è un grido di euforica liberazione. Siamo ormai agli sgoccioli, ma sappiamo bene che senza quegli ultimi due cavalli di battaglia questa serata non può finire. Altre Forme di Vita è potenza distillata, il pubblico ormai sovrasta la voce di Morgan con grida e applausi, o canta al posto suo; Andy è un ologramma danzante, sorride, improvvisa finali con il vocoder, mentre gli altri tre suonano in cerchio in una sorta di rituale elettrico ed elettrizzante.

1_MG_8422-c-okE si arriva così al gran finale. Morgan, camicia bianca di lino e crocifisso di legno al collo, preannuncia un pezzo che – a suo dire – rappresenta ormai l’allegria, e non più l’invettiva di un tempo: Iodio. Ma purtroppo è scoccata l’una e mezza, e dopo due ore tirate di live qualcuno decide che non c’è più tempo per una degna conclusione, e verso le fine del pezzo viene staccata la corrente. Ma non ha importanza, l’energia e la voglia di emozionarsi rimangono sospese nell’aria, il pubblico è soddisfatto, è felice. Non smette di gridare “Bluvertigo” in loop, vorrebbe non finissero mai.

Io, nel frattempo, son tornata una dodicenne, con le lacrime agli occhi e il cuore in gola. E con la certezza che ne varrà sempre la pena, che qualunque attrito o perplessità non potrà che sgretolarsi di fronte alla formidabile sinergia che si crea ogni volta che i quattro mettono piede su un palco. Una cosa che ti tronca il respiro sul nascere. E quasi non lo riesci a urlare, quell’enorme “grazie” che ti esplode dentro. Non ci è dato sapere se o quando si ripeterà l’occasione, ma va bene così. Ché si sa che poi troppe emozioni rendono insensibili.

SETLIST:

Intro + Il Nucleo

Sono=Sono

Il Mio Malditesta

L.S.D. (La Sua Dimensione)

Vertigoblu

Complicità

Decadenza

Cieli Neri

Sovrappensiero

L’Assenzio

La Crisi

Troppe Emozioni

Idea Platonica

Fuori dal Tempo
________________

Zero

Altre Forme di Vita

Iodio


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