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Call Me Platypus – Shame on (Autoprod., 2013) di Fab Ippoliti

Un suono molto lo-fi caratterizza il primo disco dei Call Me Platypus, con una batteria che ho dovuto ascoltare con attenzione per non etichettare come campionata. Un primo disco che presenta sicuramente delle sfumature interessanti ma che probabilmente nel panorama indie risulterà come solo un'altra goccia nel mare. 20 minuti, 5 tracce che restano sicuramente piacevoli all'ascolto, suonate con perizia ma che lasciano un po' l'amaro in bocca forse a causa del genere proposto, o per una netta mancanza di quel carattere personale che dovrebbe contraddistinguere un EP o disco di debutto che sia. Indians, la prima traccia, parte…

Score

CONCEPT
ARTWORK
POTENZIALITA'

Conclusione : Coraggio!!

Voto Utenti : Puoi essere il primo !

ShameonUn suono molto lo-fi caratterizza il primo disco dei Call Me Platypus, con una batteria che ho dovuto ascoltare con attenzione per non etichettare come campionata. Un primo disco che presenta sicuramente delle sfumature interessanti ma che probabilmente nel panorama indie risulterà come solo un’altra goccia nel mare. 20 minuti, 5 tracce che restano sicuramente piacevoli all’ascolto, suonate con perizia ma che lasciano un po’ l’amaro in bocca forse a causa del genere proposto, o per una netta mancanza di quel carattere personale che dovrebbe contraddistinguere un EP o disco di debutto che sia. Indians, la prima traccia, parte con un intento darkwave, basso pulsante e voce grintosa che vanno a confluire in un pezzo dall’atmosfera tesa che sfocia in una velocizzazione dallo stampo punk. Conduit Engine parte invece con un arpeggio interessante che va a rivelare sempre di più lo spirito tipico di formazioni anni ’80 che poi muta in qualcosa di più spensierato con un assolo molto r’n’r ed un ritornello a due voci molto. scanzonato. Sonic Samba alleggerisce le atmosfere del disco con un mood smaccatamente più allegro e post-rock. Tocca poi a Pegasus Plumcake e al suo intro di basso ritornare sui binari della prima parte del disco, con le tipiche tinte lievemente più oscure che vengono affrescate. Chitarra e piano che richiamano dei tempi molto samba iniziano il finale di “Shame On”: Neomelodic Goes Intergalactica parte con colorata calma e lascia che il pianoforte trascini l’inizio del pezzo. Un pezzo frastagliato, con diversi sviluppi e variazioni che conclude il disco. Acerbo sotto molti punti di vista, dall’indole che mi è risultata forse a tratti forzatamente indie, il primo disco dei Call Me Platypus ha luci e ombre che andrebbero forse riviste con attenzione, nel tentare di anagrammare in maniera più attenta le influenze personali e magari cercare di evitare “ispirazioni” piazzate in maniera troppo raffazzonata con l’intento di voler dimostrare di essere discepoli di una corrente sonora che probabilmente ha avuto lumi più ispirati diversi annetti fa.

Tracklist:
1. Indians
2. Conduit engine
3. Sonic Samba
4. Pegasus
5. Neomelodic goes intergalactica


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