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Ronny Taylor – Dateci i soldi (Autoprod., 2014) di Riccardo Pro

Goliardia deluxe quella dei colti giovinastri di Torino. E robustezza tecnica, compositiva ed esecutiva che a volte vuole celare, a volte vuole sfoggiare un approccio indiscutibilmente accademico. Non c’è niente di negativo in questo, anzi c’è molto di cui inorgoglirsi dal momento che, se ne avete ancora una copia in vinile, potete cominciare a mettere Fragile degli Yes sullo scaffale dei tesori, di fianco a Q di Luther Blisset, mentre migliaia di altri dischi pop sono ormai soffittabili. Si, questi ragazzi meritano riconoscimento perché questo album fa scempio della maggior parte delle categorie di genere cui il giornalismo musicale…

Score

CONCEPT
ARTWORK
POTENZIALITA'

Conclusione : Esuberante

Voto Utenti : 4.04 ( 8 voti)

fronteGoliardia deluxe quella dei colti giovinastri di Torino. E robustezza tecnica, compositiva ed esecutiva che a volte vuole celare, a volte vuole sfoggiare un approccio indiscutibilmente accademico. Non c’è niente di negativo in questo, anzi c’è molto di cui inorgoglirsi dal momento che, se ne avete ancora una copia in vinile, potete cominciare a mettere Fragile degli Yes sullo scaffale dei tesori, di fianco a Q di Luther Blisset, mentre migliaia di altri dischi pop sono ormai soffittabili. Si, questi ragazzi meritano riconoscimento perché questo album fa scempio della maggior parte delle categorie di genere cui il giornalismo musicale fa mediamente riferimento. La breve overture elettronica insegue un beffardo desiderio di alienazione alla maniera dei Black Dice ma è qualcosa che non si ripeterà più nel disco. Già la seconda traccia cancella bruscamente ogni aspettativa avant-garde, gettando l’ascoltatore in un avvitamento ossessivo di lineari suggestioni trippy che molto hanno degli Ozric Tentacles, qualità confermata dalle tracce seguenti. Il ritmo incalza ma la mente resta riflessiva. E questo avviene in maniera subdola, impercettibile, quasi elegante. Umori da giornate di pioggia (1945) nei molti titoli improbabili ma divertenti scelti dai quattro. Inserti sinistri, a volte curiosissimi ma sempre creativi, arricchiscono le strutture asimmetriche di Clouds e Mudhoney Darko. Ma è con l’ambiziosissima My Chemical Orecchioni (lol!) che tutto si fa chiaro. Ronny suona come il suo dominus: Frank Zappa. Ed esattamente come lui odia prendersi sul serio. Ronny tiene in vita la sperimentazione nel rock con dignità regale. Nota negativa: in diverse occasioni schitarrate metal dal sound di dubbio gusto chiazzano malamente il brano migliore dell’album (Burkina Puzzle), rovinandone l’estetica, ma la straripante fantasia e ironia è tale che tutto sommato l’essenza è salva. Ronny è ancora un bambino, ma un bambino prodigioso. Mi viene da dire “Ok ragazzi, l’abbiamo capito che suonate da Dio! Ora rilassatevi. E se non ci riuscite, chiedete ai Motorpsycho come si fa”. La nostra speranzosa scommessa per il futuro è che questo lieto satiretto a rischio di macrocefalia traghetti dall’opera buffa alla grande sinfonia, dove un pizzico di dolcezza e una buona dose di cuore in più possa completare l’anatomia di una band neo-prog di primissimo piano.

Tracklist:
1. Dateci i sordi
2. Power Rangers
3. 1945
4. Clouds
5. Mudhoney Darko
6. My chemical orecchioni
7. Burkina puzzle
8. Swingin’ thieves


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