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Zen Circus ospiti a Repubblica Firenze (Testo e Foto di Valentina Cipriani)

DSC_3929 copiaIl 22 aprile Ufo e Appino degli Zen Circus sono stati ospiti della redazione fiorentina di Repubblica per un incontro con i lettori, in vista del concerto del 26 aprile alla Flog.

Un grande tavolo al centro della stanza, occhi negli occhi, generazioni a confronto e tante risate. Our band could be your life dice Ufo citando i Minutemen. Un motto che esprime il desiderio degli Zen Circus di rispecchiarsi reciprocamente con chi li ascolta.

DSC_3939 copiaAnche se guardando i giovanissimi fan che li circondano è difficile immaginare come questo possa avvenire. Eppure accade, e il motivo sta forse nel fatto che il Circo Zen semplicemente racconta ciò che vede intorno a sé, senza per forza farne parte. Ci mostra le varie facce dell’Italia da un punto di vista più razionale che generazionale, facendosi apprezzare da un pubblico trasversale che va dall’adulto al teenager.

Gli Zen sono tre mostriciattolini che non ti diranno mai che andrà tutto bene, ti raccontano le cose come stanno, senza fronzoli o false speranze. Ma questo non li rende una band oscura, e basta assistere ad un loro live per rendersene conto.

DSC_4089 copiaAppino dice che il compito di un musicista, di un artista (o artigiano, come si definisce lui) sia quello di dare a chi lo ascolta spunti di riflessione che portino a crearsi un proprio punto di vista sul mondo. E questo non significa spingere la gente a scendere in piazza, bensì dargli  una mano a capirci qualcosa di più su quello che gli accade intorno.

Se chiedi agli Zen Circus se il rock è morto, loro ti rispondono che quando salgono sul palco e accendono l’amplificatore, per loro non è morto proprio niente. C’è forse una storicizzazione della musica italiana, e non è certo un aspetto negativo.

DSC_4071 copiaAlla faccia di chi li accusa di nichilismo, gli Zen sembrano trovare sempre il lato negativo e quello positivo in ogni cosa, anche in un tema a loro molto caro come quello della provincia. Ufo dice che la provincia ci ha regalato Cesare Pavese, ma anche i sassi dal cavalcavia, è origine di cose bellissime, ma anche di abissi di spavento. E del resto, come dice Appino,  in Italia siamo tutti provinciali dentro, solo che a volte cerchiamo di darci un tono.

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