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I Virgo si raccontano (intervista a cura di Frenk Lavorino)

I Virgo sono una band alternative rock di Vicenza vincitrice di “Rock Targato Italia 2010”; in questi giorni la band  ha pubblicato il nuovo singolo e video “Non ti sogno” brano  estratto dal loro album “L’appuntamento” (di cui Relics si è gia occupato, click qui per la recensione). Noi abbiamo fatto quattro chiacchiere con i ragazzi davanti ad un buon boccale di birra ghiacciata. 

Ciao ragazzi. Partiamo curiosamente  dalla fine. Ci parlate dell’evento “Bad Spirit” tenutosi a Milano il 22 Marzo scorso?

“Virgo live in Bad Spirit” nasce dal desiderio di coniugare esperienze artistiche parallele quali musica e moda. L’idea di portare il rock in un concept store ci ha dato la possibilità di presentare il nostro album in chiave acustica, riuscendo a coinvolgere il pubblico presente con sonorità morbide ed atmosfere intimiste.

Quindi moda e rock sono dimensioni che possono coesistere ?

Assolutamente si, due fonti d’ispirazione legate alle radici.Due mondi così vicini in grado di segnare un’epoca.

Eravate sul palco del 1° Maggio a Traversetolo, nel parmense. Una giornata sentita e di grande timthumbvalenza simbolica, mai come quest’anno in cui la crisi ha stretto ulteriormente la sua morsa sul popolo italiano. Ce la volete raccontare (la serata)?

1°Maggio, primo giorno da disoccupato. Come Michele c’e ne saranno stati di certo altri. Una giornata per condividere musica, sorrisi e sguardi. Fiumi di parole che rimbombano nella testa di chi le ascolta, sindacati partitici, oratori, menestrelli, tutti a ribadire situazioni precarie fini a se stesse perchè se ne parla ancora e ancora ma in fondo i conti si fanno solo alla cassa del supermarket. Una piazza ridente, la pioggia le fa da scenario, gente partecipe e chiassosa. Un bel clima di festa contornato da birrette moleste.

Ci è arrivata voce che, dopo quello della title-track, sia in arrivo un nuovo videoclip, per la precisione del brano “Tre”. Potete fornirci qualche dettaglio in più?

Beh a dire il vero dopo quello della title-track abbiamo dato alla luce, grazie al nostro amico e regista Filippo Leoni, “Virgo Rockin’ for Bad Spirit”. Si,Il prossimo video che andremo a proporre sarà “Tre”. Cercheremo di essere fedeli alle sonorità e al tema trattato nella canzone; crudezza autentica e minimalismo diretto senza inutili orpelli.

Ho letto in giro nel web di qualche critica relativa alla scelta stilistica di aver utilizzato la lingua italiana su di un genere come il vostro che pesca palesemente dal rock d’oltreoceano. È una cosa che vi ha fatto riflettere e procurato ripensamenti o semplicemente non ve ne siete curati e tirerete dritto per la vostra strada?

Siamo padroni della nostra lingua, amiamo complicarci la vita. Cerchiamo di esprime concetti dettati dal nostro stato d’animo. Coniugare pensieri per poi sfibrarli fino a porci nudi d’innanzi al quieto vivere. Se dovessimo pensare di scrivere tutto ciò in un’altra lingua non riusciremmo ad essere mai credibili finendo in un consueto tritacarne dove le fatiche andrebbero perse assieme a quel tempo che non basta mai. Italiano o meno l’importante è che se ne parli.

Ho trovato definizioni varie sulla vostra musica ….si va dal blues, allo stoner, dal rock alternative al virgopop. Vi chiedo: vi va di autodefinirvi? Ma sopratutto: questa evidente difficoltà che hanno avuto diverse webzine nell’ etichettarvi la vedete come una cosa positiva ? Se si, perché?

I Virgo suonano Blues/ Stoner/ Rock. Più che genere la chiamerei attitudine celebrativa nell’affrontare l’aspetto compositivo. Quel che arriva, una volta scelto il vestito da mettere al brano, deve essere la stessa sensazione che si ha quando ci si trova davanti ad un banchetto ricco di buon cibo e bevande di prestigio. L’importante è creare un filo conduttore che accompagni l’ascoltatore lungo l’intero percorso dell’album e non tanto quello di etichettarsi con un genere rispetto ad un altro.

Parlateci un po’ del lato underground della vostra Vicenza e in più generale del Veneto. Locali, ritrovi, band, spazi per emergenti….

Qui suonano tutti, gli spazi sono pochi e c’è sempre chi sta li a puntare il dito senza avere le carte per farlo.

Ci sono band che riescono ad uscire ben oltre la provincia, altre che suonano una volta all’anno grazie a quei soliti contest fini a se stessi. La scena c’è e si fa sentire ma solo con la bella stagione quando le feste di quartiere e le manifestazioni popolari prendo il sopravvento sulla città.

 Anche solo fermandosi ai titoli delle canzoni ( “L’appuntamento”, “Via Salomone”, “Non Ti Sogno Più”, “Tre”) sembra che tutto l’album sia pervaso da una presenza femminile, oserei dire, quasi ingombrante, ossessiva. È forse questo disco, a livello testuale, il tentativo di esorcizzare, di lasciarsi per sempre alle spalle una cocente delusione?

Non sono delusioni ma frangenti di vita vissuta. Espedienti riflessivi in grado di far ribollire il sangue nel bene o nel male. La presenza femminile è la fonte di maggiore ispirazione perchè tocca i momenti salienti di un percorso sensoriale dove le parole cercano di rendere visibile il significato di un testo.

In generale da dove traete le vostre tematiche? Mi sembrate delle persone molto pratiche e poco ‘nerd’.

Dipende ovviamente dalla fase che stai percorrendo, da quanta festa hai fatto la sera prima, dalle incazzature recuperate in tempo utile, da scheletri nell’armadio cancellabili solamente grazie all’uso di parole in grado di eliminarli.

IMG_0484Quali sono le caratteristiche principali, gli ingredienti che fanno durare nel tempo una band? Ma sopratutto: cosa distingue e rende un disco “credibile” da un progetto palesemente costruito a tavolino o con l’ occhio puntato sulla classifica ?

Credo che l’amicizia sia alla base di tutto. Quel legame che trovi anche al di fuori della sala prove. Quella simbiosi che ti fa mettere la nota giusta senza nemmeno chiederla. Avere un obbiettivo in testa, un traguardo da raggiungere, mettere in pista idee diverse con l’umiltà di saper ascoltare senza fare la prima donna. Non avere la convinzione che quello che proponi sia intoccabile. La gelosia è una brutta bestia, sempre.

Avete dei suoni nel disco che spesso risultano una bella mazzata sonora; in modo particolare mi piace molto l’effetto che si crea quando accostate tematiche particolarmente dolci ad un accompagnamento che rasenta spesso lo stoner! Effetto voluto o istintivo ?

E’ un effetto sonoro voluto, che mi ha sempre entusiasmato. Affiancare parole morbide a suoni più decisi crea quella sensazione di spazio temporale etereo quasi indefinito, avvolgente, enigmatico a tal punto da virare su parti più istintive quasi a ricordare che in fondo l’improvvisazione da sempre modo di conoscersi a fondo.

 Parola d’ ordine: naturale. Sembra quasi di vivere un epoca opposta agli ’80: si cerca sempre di piu’ un immagine, una storia, un sound naturale. Cosa ne pensate di quella decade, cosa vi ha lasciato? Sempre che vi abbia lasciato qualcosa…

Giuro che gli anni ’80 non hanno mai avuto modo di influenzare la nostra musica. L’ho sempre vista come una decade transitoria sperimentale con la quale non sono mai riuscito a legare per via di quelle sonorità troppo distanti da quel che mi fa stare bene. Nel senso, prova a sintonizzarti su radio ’80 e dimmi quanto tempo passa prima di cambiare stazione…

Concludiamo l’ intervista, con una domanda leggera; senza  avventurarci  nel mondo del porno diteci tre personaggi di qualsiasi epoca con le quali vi piacerebbe passare un’ intera giornata insieme ( Da Adamo a Renzi, tutti vanno bene…..)

 Jeff Buckley, Kurt Cobain, Bob Marley.


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