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Neverdream – The Circle (Autoprodotto, 2014) di Daniele Dominici

C’era una volta il concept album musicale; una metodica espressiva nata negli anni 60’ da un gruppo di iperbolici pionieri della sperimentazione (Beach Boys e Frank Zappa), che avrebbero lasciato in eredità cotanto bagaglio al genere Progressivo dei successivi anni 70’, raggiungendo una sublimazione che ancora oggi appare irraggiungibile. L’idea che ruota intorno al concept è semplice: tutti i brani fanno riferimento ad un unico tema (o storia) e vengono utilizzati come ‘frame’ passeggeri di un racconto che scorre di minuto in minuto. Nonostante il panorama della 'disco - storia' sia estremamente eterogeneo e particolareggiato, anche la nuova fatica…

Score

Concept
Artwork
Potenzialità

Conclusione : Menestrelli

Voto Utenti : 0.65 ( 1 voti)

CircleC’era una volta il concept album musicale; una metodica espressiva nata negli anni 60’ da un gruppo di iperbolici pionieri della sperimentazione (Beach Boys e Frank Zappa), che avrebbero lasciato in eredità cotanto bagaglio al genere Progressivo dei successivi anni 70’, raggiungendo una sublimazione che ancora oggi appare irraggiungibile. L’idea che ruota intorno al concept è semplice: tutti i brani fanno riferimento ad un unico tema (o storia) e vengono utilizzati come ‘frame’ passeggeri di un racconto che scorre di minuto in minuto. Nonostante il panorama della ‘disco – storia’ sia estremamente eterogeneo e particolareggiato, anche la nuova fatica dei Neverdream, gruppo romanofono (Guidonia)  sulla scena sin dai primi anni duemila, rientra nel macro – insieme stilistico appena descritto, con tutte le responsabilità artistiche che ne conseguono. Già, le responsabilità artistiche. In un’epoca in cui si è diffuso il malcostume ideologico che ogni individuo, da casa, con un software digitale, sia in grado di creare arte musicale quasi fosse un’applicazione per smartphone generabile con pochi, semplici step, c’è ancora qualche savio contemporaneo che ricorda quell’epoca non lontana in cui il concept album era roba per palati fini, anzi finissimi. Brani tecnicamente eccelsi protratti anche per 20, 25 minuti con il solo intento di raccontare la trama nei minimi dettagli, immergendo l’ascoltatore in un film strumentale. Memori di questa tradizione, i Neverdream sfornano The Circle, opera avvincente, basata su un racconto psicotico che vede protagonisti fanatici religiosi, prole vittima di abusi insostenibili e detective sulle tracce di minacciosi serial killer. Infine, un Cerchio immaginario che circonda la città di Corpus Christi, proteggendola da tutta la negatività che il mondo esterno può offrirle. Il record, scaricabile gratuitamente a partire dal 14 di Febbraio scorso, è tutto questo ed anche di più: un noir costruito sulle solide basi espressive del Progressive Metal, capace di adattarsi alle esigenze degli artisti coinvolti attraverso un’importante trasformismo che si palesa ramingo per distogliere il componimento dai legacci compositivi che il Metal stesso imporrebbe. Unico elemento comune l’atmosfera che permea la scenografia di questo tenebroso affresco, resa dai ritmi serrati delle chitarre e dal sax (strumento peculiare se si pensa alla variante Metal del Progressive conosciuto) del sapiente Fabrizio Dottori , intervallati dalle linee malinconiche incarnate dalla voce sibilante del frontman Giorgio Massimi (ricorda vagamente il Corey Taylor pacato degli Stone Sour, da cui però il Massimi difficilmente avrà preso ispirazione). I brani più brevi (Vesta e A Life Beyond), come spesso capita nei concept di stampo progressivo, sono dei ponti essenziali per raccontare i momenti più riflessivi, dolci, quasi di rottura, rispetto all’omogeneità strumentale che per forza di cose deve essere presente per tutto l’album: va bene l’idea del racconto, ma rimaniamo pur sempre in ambito discografico, dove l’uniformità è essenziale per concedere ai fan quella sensazione di completezza alla  fine dell’intero ciclo d’ascolto. Ma i ponti per cosa? Per un’opera invadente. Invadente, perché nonostante non si parli di blasoni viventi come Dream Theater o Symphony X, il livello è decisamente alto. Dall’inizio alla fine si respira la nobile arte della competenza. La competenza di chi sa bene cosa sta mettendo in musica, ma soprattutto che si prefigge di non mancare l’appuntamento più importante, quello con l’integrità. Spesso, infatti, ‘disco di concetto’ rimane un epiteto buttato lì senza troppe pretese, rifugiandosi magari sull’omogeneità di altri elementi angolari, come i testi. Nonostante la profondità della storia prefissatasi non può essere ombreggiata nei minimi dettagli, i Neverdream si riscoprono assolutamente all’altezza dell’aria eseguita, tra momenti introspettivi e riff, al contrario, assimilabili a sonorità lontane dal Progressive.0 Non si rischia mai di scadere in una teatralità eccessiva, ogni momento ha la sua serietà stilistica. La scelta del cantato inglese rende probabilmente qualcosina in meno in termini di credibilità (per un genere così impegnato la padronanza di voce e lingua dovrebbero coincidere), ma d’altro canto è una via piena di coraggio e che non ci sentiamo di condannare in toto. Inoltre, nel secondo disco (‘sole’ tre tracce), la nostra curiosità viene sanata del tutto con il brano Di Lei La Morte, totalmente in lingua italiana. Ed effettivamente, l’epicità appare più sognante e spontanea. What else? Cosa altro possiamo appuntare su un’opera così completa, se non qualche complimento ai protagonisti? Dalla sapienza esecutiva di Giorgio Palmieri alla batteria (un plauso al mixing di primo livello), alla chitarra tutta quantità del fondatore Giuseppe Marinelli, al basso chirurgico di Andrea Terzulli, fino ad arrivare al piano corroborante del buon Mauro Neri. A soli fini analitici, vi invitiamo all’ascolto dell’opera The Circle. I neofiti del genere apprezzeranno la struttura convincente e magari il Metal più spinto e/o arzigogolato. I vecchi leoni invece rimarranno colpiti dai rimandi marpioni a colossi della parabola progressive italiana, come l’inizio dell’eccellente Hypnosis dove a sorpresa spunta un velato tributo a E’ Festa della Premiata Forneria Marconi. Ma non è ‘subito sera’: se prendiamo come golden standard proprio il brano citato, c’è talmente tanta roba da analizzare, che l’intro rimane un gustoso cameo. C’è il jazz altolocato e pazzariello, c’è il pop cafone e glamour (reso facilmente dall’ espediente dell’apri – chiudi del charlie): tutto questo senza i ricami eccessivi che farebbero gridare ad un prosopopeico esibizionismo. E poi c’è la storia: la band ha preparato un libello pronto a guidarvi per tutta la durata del viaggio tematico (sul sito del gruppo ogni informazione a riguardo). Che dire: non sono esordienti, non fanno parte di un underground nascosto, ma sicuramente i Neverdream non sono ancora sulla copertina di Rolling Stones. Eppure, tralasciando analisi superficiali, di carne al fuoco e di padronanza del mezzo ce n’è e da vendere. Augurandogli un andamento discografico progressivo quanto il genere che propongono… Foreverdream!

Tracklist:

1. Intro
2. Requiem
3. A life Beyond
4. Godless
5. Vesta
6. Hell’s Flower
7. Mary Jane
8. The face of fear
9. Hypnosis
10. Di lei la morte
11. The actor of blood
12. Killer Machine


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