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Nordgarden – Dieci (GD Nord Records, 2013) di Silvano Annibali

Nordgarden tributa un omaggio al paese che lo ha adottato da oramai dieci anni, e lo fa con il cuore. Dieci è il titolo dell'album, nel quale l'artista norvegese canta per la prima volta in italiano, e dieci sono i brani che lo compongono, tutte cover di autori della scena indie nostrana, artisti che Nordgarden ha avuto modo di conoscere e con i quali ha potuto lavorare nel corso di questo decennio. Si è preso una bella responsabilità Terje Nordgarden a cimentarsi in un'operazione simile, ma forte anche dell'ausilio dell'ottima produzione di Cesare Basile, la proposta è assolutamente di…

Score

CONCEPT
ARTWORK
POTENZIALITA'

Conclusione : Gradito omaggio

Voto Utenti : 2.96 ( 3 voti)

NordgardenNordgarden tributa un omaggio al paese che lo ha adottato da oramai dieci anni, e lo fa con il cuore. Dieci è il titolo dell’album, nel quale l’artista norvegese canta per la prima volta in italiano, e dieci sono i brani che lo compongono, tutte cover di autori della scena indie nostrana, artisti che Nordgarden ha avuto modo di conoscere e con i quali ha potuto lavorare nel corso di questo decennio.

Si è preso una bella responsabilità Terje Nordgarden a cimentarsi in un’operazione simile, ma forte anche dell’ausilio dell’ottima produzione di Cesare Basile, la proposta è assolutamente di qualità.
Tra i brani migliori del disco citiamo il blues solare di Non è la California (di Iacampo), Cerchi nell’acqua (di Paolo Benvegnù), un’intensa rock-ballad dall’andamento slow, Dove mi perdo (di Grazia Di Michele), che si tinge di un folk-rock piuttosto lontano dalle atmosfere jazz della versione originale, e soprattutto la bellissima La realtà non esiste (di Claudio Rocchi). La rilettura che propone Nordgarden di questo brano di Claudio Rocchi (compianto protagonista della scena rock progressive italiana) esalta la sua componente più psichedelica, completando una performance vocale di grande intensità; è indubbio che si tratta di una delle canzoni che l’artista apprezza di più, al punto da farla completamente sua.
Nella media La mia rivoluzione (di Marco Parente), il coinvolgente folk di L’abbandono (dei Marta Sui Tubi) e La canzone dei cani (di Cesare Basile). Meno riusciti sono invece i brani: Invisibile (di Cristina Donà) proposto in una versione solo piano e voce che non riesce a decollare, l’acustico Miele (di Paolo Mei) e il pezzo conclusivo L’invasore (di Andrea Franchi), che lascia il sapore di una chiusura un po’ affrettata.

In ogni caso un album che si fa assolutamente apprezzare, in cui si percepisce realmente l’intenzione genuina dell’artista che così scrive nell’interno della copertina:”… E’ un cenno verso la scena alternativa in Italia e le profondità del sottosuolo, che ci ha fornito spazi di respiro e di rifugio da una società sempre più superficiale e cinica…”.

Tracklist:

01. Non è la California (di Iacampo)
02. La mia rivoluzione (di Marco Parente)
03. Invisibile (di Cristina Donà)
04. Cerchi nell’ acqua (di Paolo Benvegnù)
05. La canzone dei cani (di Cesare Basile)
06. Miele (di Paolo Mei)
07. L’abbandono (dei Marta Sui Tubi)
08. Dove mi perdo (di Grazia Di Michele)
09. La realtà non esiste (di Claudio Rocchi)
10. L’invasore (di Andrea Franchi)


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