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Sorry, Heels – Distances (Autoproduzione, 2014) di Simone Pilotti

Li avevamo lasciati un anno fa tra mille complimenti per l’esordio, l’Ep Wasted. Li avevamo salutati leccandoci le dita per un futuro di sicuro valore, un futuro che ci ha già portato un primo sequel, un altro Extending Play, dal titolo Distance. Chiariamo subito, il lavoro è un buon lavoro, con spessore compositivo, buone trame e melodie indovinate. Tuttavia non è l’esplosione, il definitivo brillare, che ci attendevamo. Vuoi perché si tratta ancora di un lavoro dal minutaggio ridotto, vuoi perché, almeno nell’immediato, la gradevolezza di Wasted non è facilmente riproponibile. I quattro frusinati rimangono negli stessi binari di…

Score

CONCEPT
ARTWORK
POTENZIALITA'

Conclusione : Transizionale

Voto Utenti : 4.6 ( 1 voti)

downloadLi avevamo lasciati un anno fa tra mille complimenti per l’esordio, l’Ep Wasted. Li avevamo salutati leccandoci le dita per un futuro di sicuro valore, un futuro che ci ha già portato un primo sequel, un altro Extending Play, dal titolo Distance. Chiariamo subito, il lavoro è un buon lavoro, con spessore compositivo, buone trame e melodie indovinate. Tuttavia non è l’esplosione, il definitivo brillare, che ci attendevamo. Vuoi perché si tratta ancora di un lavoro dal minutaggio ridotto, vuoi perché, almeno nell’immediato, la gradevolezza di Wasted non è facilmente riproponibile.

I quattro frusinati rimangono negli stessi binari di un anno fa: post-rock crepuscolare, con ammiccamenti alla new wave oscura e alla psichedelia più seducente; tutto imbevuto in una salsa indie-rock, di quella più vicina al pop, viste le armonie docili e fresche. La prima variazione, la più evidente quantomeno, è l’abbandono dell’immediatezza espressiva, così gustosa e attraente, che caratterizzava l’Ep targato 2013, in favore della ruvidezza, di una maggiore stratificazione. Non che sia un male, va detto. Nonostante l’attenzione sembri spostarsi dalla melodia all’apparato strumentale, alle fibre della composizione, alla polpa, il lavoro rimane godibile per tutte e cinque le tracce. Va detto, tuttavia, che sarà molto più difficile mantenere la stessa costanza sul lungo percorso, come potrà essere un album. Per il resto, la scrittura sembra comunque meno ispirata; capace di costruire architettura meno valide e incisive, meno fluide e più obbligate e ingombranti in alcuni passaggi. Le trame si fanno perdono il carattere e sono molto meno taglienti, mantenendosi pur sempre su un ottimo livello e, per l’intera durata, appaganti.

Il crepuscolo di Where The Hearts apre il lavoro, tra il pastello delle chitarre e la ritmica soffice, con una melodia affascinante, specialmente nel ritornello. Ed è proprio la composizione delle liriche il punto di forza della composizione, così come lo era in Wasted, che sa passare da momenti di gioia limpida alla malinconia più dolorosa in poco più di una strofa. Più rumoroso e rockettaro è il seguito, The Lapse, con chitarre magnetiche e smaglianti e il riff che unisce energia, saturazione e seduzione. La più dimessa è la seguente A Song From Below, ballata grigia e inquieta, amara e equilibrata, tuttavia godibile e per niente tediosa. Secretly Done è la più pop, vista l’estrema leggerezza e la morbidezza della polpa che accompagna le parti sonore, di gran lunga le meno ispirate delle cinque tracce. Chiude il lotto l’algida Longing For Distance, solida come solo i migliori classici rock, ma decadente come è nello stile degli Heels.

Stile che dunque non tedia neanche in questo lavoro, anche grazie al fatto che si tratta solamente di un Ep. Tuttavia lampi di scrittura efficace e l’ottima sapienza, che è la causa dell’impeccabile euritmia in tutti e venti i minuti, lasciano sperare in un futuro roseo. Come già faceva sperare “Wasted”. Pertanto, continuiamo a goderceli.

Tracklist:

1. Where The Hearts

2. The Lapse

3. A Songs From Below

4. Secretly Done

5. Longing For Distace


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