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Ylium: i guerrieri della luce (intervista a cura di Frank Lavorino)

 Ylium è un duo electro-rock veneziano composto da Alessandro Cavazzana (chitarre, keyboards, drum-machines, computer programming) e Marco Rodella (batteria, percussioni). Dopo anni di esperienza come power trio garage-alternative (di cui faceva parte anche Giulio Ramazzina a voce e basso), i due restanti componenti decidono nel 2012 di battere nuove strade compositive attraverso l’inserimento di apparecchiature elettroniche ed un rivoluzionato approccio agli strumenti tradizionali. Ne nasce “Empire Of Light”, full lenght d’esordio di recente pubblicazione per la Seahorse Recordings: de-frammentazione sonora, liriche immaginifiche ed evocative per un viaggio onirico di rara bellezza.

  

ylium1– E’ molto interessante analizzare le vostre tracks. La totale assenza di ritornelli, questo continuo protendere verso l’infinito. Sembrate davvero lontani dalla tipica “forma canzone”. Cosa ne pensate?

Hai perfettamente ragione. Siamo riusciti a scrivere un album che non contiene ritornelli e sicuramente anche questa era una sfida. In realtà non era un obiettivo dichiarato, nel senso che prima di iniziare a comporre le otto tracce che formano Empire Of Light non ci siamo detti “dobbiamo assolutamente scrivere un album senza choruses”. Possiamo dire che è stata una contingenza dovuta al mix di generi che abbiamo voluto proporre. Nell’IDM (Intelligent Dance Music) non esistono ritornelli, i pezzi sono dilatati, ci sono altri modi di strutturare i brani rispetto ai classici dogmi del pop: ecco, noi abbiamo cercato di applicare questa lezione alle nostre composizioni.

– Premesso che non mi sembrate una band dedita al sociale o che dà un enorme peso alle lyrics, mi chiedo: esiste un filo conduttore nelle vostre tematiche? Di cosa vi interessa parlare maggiormente nei vostri dischi?

Dal punto di vista dei testi, non vogliamo assolutamente, per ora, farci promotori di qualche messaggio etico o politico. La voce è solamente un altro strumento, dunque i testi sono trattati di conseguenza; non ci sono appelli da leggere tra le righe. Le lyrics sono molto immaginifiche, rappresentative…sono accostamenti di immagini; alcune forti, rabbiose, riottose, altre più dolci e tranquillanti. Certo, se sentiremo il bisogno di denunciare qualcosa, non è da escludere che lo faremo, ma la musica viene prima di tutto.

– Veniamo alle registrazioni di “Empire of Light”. Parto naturale o processo disumanamente complicato? E in generale: come componete ?

Le registrazioni sono state molto lunghe se si pensa che le prime tracce di Empire Of Light sono state registrate nell’estate del 2012 e le ultime nel febbraio del 2014. In studio però ci siamo entrati con le idee molto precise, anche perché siamo sempre stati abituati a registrare ogni singola sessione di prova e poi a scartare o tenere quello che c’era di cattivo o di buono. Facciamo molta pre-produzione, dunque questo ci aiuta a non arrivare alle fasi di registrazione con troppe incertezze. Empire Of Light non è stato semplice da scrivere, ma è il disco che volevamo fare: alcune parti sono nate spontaneamente (come la struttura di The Sequence), altre hanno richiesto più sforzi perché inizialmente non rendevano come volevamo (gli arrangiamenti di Mindout/Flux). Per la fase compositiva, invece, prima nasce l’idea di pezzo che vogliamo comporre e poi si procede col definire gli strumenti e infine la voce. Se usi una vasta gamma di strumenti, il ventaglio di possibilità diventa molto ampio, dunque devi decidere a priori se vuoi utilizzare il piano, le chitarre, i synth, la batteria, le drum machines o le percussioni. Certo, se il suono non ti soddisfa puoi cambiare strada facendo, ma è necessario avere un’idea abbastanza chiara da subito. Per noi di solito funziona così: Alessandro (Cavazzana) arriva in sala prove con lo scheletro del brano, vale a dire con un’idea sul beat delle drum machines, sul pattern base di batteria, sulle chitarre, sul basso e sugli eventuali synth. Da lì in poi ci lavoriamo insieme, tassello per tassello, fino a definire il pezzo.

– Cosa rappresenta per voi il momento live? Fateci anche una breve panoramica della vostra attrezzatura/effettistica che vi portate dietro.

Il live rappresenta un classico momento di verifica: metti alla prova se quello che hai scritto piace o meno al pubblico. La massima soddisfazione, per un gruppo emergente, è vedere la gente che si muove al ritmo di pezzi che non ha mai sentito. La prima volta che suonammo live A Bit Bad, il pubblico muoveva la testa e batteva i piedi..è stato molto bello. E il massimo sarebbe vederglielo fare con pezzi sperimentali come Your Life In Unique Meaning, è questo il nostro obiettivo! Per quanto riguarda l’assetto live, oltre al kit composto da chitarra/e, basso e batteria acustica, usiamo alcuni devices elettronici. Sul palco abbiamo un pc dal quale Alessandro lancia le drum machines e col quale, attraverso un piano midi, suona le tastiere e i sintetizzatori. Marco, invece, se il pezzo necessita di percussioni elettroniche, suona un drum-pad su cui carichiamo le sonorità che ci servono, così può mescolare beat elettronici e colpi acustici dividendosi tra pad e batteria.

– Negli anni ’80/90, nell’era pre-web, le radio, i magazines, specie quelli specializzati, si contavano davvero sulle dita di qualche mano. Cosa pensate dell’attuale molteplice de-frammentazione dei media e dell’informazione musicale in genere ? Vi piace o vi spaventa tutto questo ?

Fino alla fine degli anni ’90 c’erano solo le riviste: andavi in edicola, prendevi la copia del tuo magazine preferito e ylium_cover_frontpotevi leggere, nella parte dedicata alle bands emergenti, le recensioni sulle demo dei fortunati gruppi che erano riusciti a farsi scegliere per l’ambìto premio. Oggi viviamo nel pluralismo dei linguaggi espressivi e dunque anche nel pluralismo dell’informazione, ma non è una cosa necessariamente negativa, tant’è vero che, rispetto a quindici anni fa, c’è spazio per tantissime bands. Una volta, però, la selezione della musica da ascoltare era guidata da poche riviste, bisognava decidere se fidarsi o meno; ora la scelta spetta quasi tutta all’ascoltatore, il quale si trova di fronte – parlando dello stesso disco – a venti ottime recensioni e a venti pessime recensioni. Che fare? Il disco è buono oppure no? Ci piace pensare che la de-frammentazione mediatica, come l’avete chiamata, abbia portato ad una sorta di libero arbitrio, anche perché non è mai positivo quando esiste un solo (o pochi) canale d’informazione.

– A proposito di recensioni: navigando mi accorgo che non ne mancano di positive; anche il vostro account soundcloud sta andando benone, dal counter vedo che il brano piu’ cliccato è “The Sequence”. Parlateci del brano in questione.

The Sequence è un pezzo a cui siamo particolarmente affezionati. Nasce verso la fine del 2011, eravamo ancora legati al vecchio repertorio, quello di quando suonavamo garage/punk, e avevamo appena finito di scrivere Skeptical, che è stato il nostro primo brano electro-rock. Alessandro arrivò in sala prove con quell’incastro ritmico tra drum machine e batteria, le parti di synth, qualche idea sul basso e sulla struttura del pezzo: fino a quel momento non ci eravamo ancora spinti così in là nel processo di smantellamento delle nostre certezze musicali, e infatti, almeno inizialmente, faticammo parecchio per far progredire il brano. Poi ci intestardimmo tutti e tre (all’epoca eravamo in tre): Alessandro trovò la struttura definitiva, Marco cesellò la ritmica e Giulio modellò la linea vocale. Pensiamo che i punti di forza di quel pezzo siano proprio il suo groove, i suoi accenti ritmici e la sua natura destrutturata. E poi il finale è molto carico, caldo e malinconico, nonostante l’uso dei synth e dei beat elettronici..questo è un piccolo miracolo!

– Per ogni artista che si vuole conoscere come si deve credo che si debba mettere in evidenza, oltre alle influenze stilistiche ricevute, anche gli ambienti, le band ed i ritrovi che si sono frequentati. Venezia c’entra qualcosa con il sound e le idee degli Ylium? Parlateci della scena underground della vostra città.

Venezia c’entra parecchio nella genesi di almeno quattro pezzi di Empire Of Light, più un altro brano che non è stato inserito nel disco. A Bit Bad, Skeptical, The Sequence e House Of Clouds vennero infatti concepiti in laguna. Non crediamo che la città in sé abbia contribuito a fornire particolari stimoli agli Ylium – il chè potrebbe sembrare offensivo, data la naturale inclinazione al romanticismo e all’ispirazione del genio che una città come Venezia porta con sé – piuttosto è stato decisivo il modo di viverla in un determinato periodo di tempo. Per quanto riguarda la scena underground strettamente veneziana, non è che l’abbiamo frequentata poi molto. Siamo più legati all’entroterra, dove va ancora forte il metal e dove notiamo un grosso numero di gruppi emergenti vicini a sonorità grunge/stoner.

– Forse a questo punto ci vorrebbe un video? E’ tra i vostri progetti ?

Sì, nell’immediato futuro (non immediatissimo) abbiamo previsto di realizzare un video. Associare delle immagini alla nostra musica è un passaggio quasi obbligato, data la natura  “iconica” di Empire Of Light.

– Mi sembrate una band a cui piace molto mettersi in gioco e qualcosa mi dice che il vostro prossimo lavoro sarà alquanto diverso dall’attuale.

Assolutamente sì! È probabile che i nuovi brani saranno segnati da un maggiore minimalismo, ma stiamo costantemente assorbendo stimoli musicali, dunque è difficile ora dire con esattezza dove ci dirigeremo.

– Tra dieci anni cosa saranno e dove saranno gli Ylium?

Speriamo di continuare a comporre e che il nostro contributo alla musica non sia stato vano.

– Domanda conclusiva cattiva (anche detto test del capitalismo per band): preferireste aprire un concerto a Marco Masini per 10.000 euro o ai Radiohead per 150?

Se suonassimo per soldi probabilmente Empire Of Light non sarebbe mai nato, dunque la seconda opzione che ci date va benissimo!

Ylium sul web:

 https://soundcloud.com/ylium

 

www.facebook.com/yliumsound

 

https://www.reverbnation.com/ylium


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