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A never-ending party: intervista ai The Moon (a cura di Frenk Lavorino)

In un afoso pomeriggio di inizio luglio abbiamo incontrato telefonicamente i The Moon, brillante band britpop della Seahorse Recordings che, dopo l’ottimo riscontro del precedente “Lunatics”, ha pubblicato da pochi giorni il nuovissimo album “Waiting For Yourself”.

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– L’atmosfera di molte delle vostre canzoni mi riporta a spassosissimi party pomeridiani in aperta campagna tra amici ubriachi, altre volte riesco invece a sentire un pò di puzza di smog di una grande e snobbissima city. Voi che le avete composte, dove immaginate che si svolgano, o meglio: dove si svolgono?
Ah ah ah! Molto bella la situazione campagnola! A volte si sente anche l’odore salmastro di una corsa in cadillac su di un lungomare ornato di palme. Forse le canzoni sono fuori da qualsiasi ambientazione. Diciamo che ci piace immaginarci in un perenne party, sempre più grande, dove la gente continua ad arrivare incessantemente e diventiamo tutti amici. In fondo per noi la musica è un divertimento. Prima dicevamo che ci piace quando un ascoltatore si sente rapito dalla nostra musica, ma è lui stesso a rapirsi e a portarsi dove preferisce lui. Il mezzo di trasporto? The Moon.

– Che differenze avete riscontrato nel processo compositivo dei due dischi? Quale dei due stato più difficile da partorire (tempistiche, registrazione, suoni, idee, amalgama tra i membri della band)?
Il secondo è stato molto più divertente, complice un’atmosfera distesa (frutto di una ormai buona conoscenza) tra il fonico Simone Sant e i quattro The Moon. Ma forse anche noi ci siamo preparati meglio, con le idee più chiare maturate con l’esperienza.

– Parlateci del vostro primo nuovo singolo “Make It In The Easy Way You Know”: melodia e semplicità in primis, a mio modesto avviso.
Ritornelli martellanti, accattivanti riff di chitarra, l’omogenea regolarità della sezione ritmica calibrata sapientemente. Questi sono gli ingredienti per un brano di successo. Aggiungiamoci anche un messaggio universale (“Fallo nel modo più facile che conosci”), che possa essere cantato da tutti. Il primo singolo del nuovo album appunto…ed è anche un videoclip.

– Parliamo appunto del videoclip: da cosa è nata l’idea?
Siamo un po’ bizzarri, anche in questo ci sentiamo britannici. Mi pare si colga nella clip: quattro tizi e uno spaventapasseri prendono il tè nel bel mezzo di un boschetto di alberi deformi. Quella vena surreale e onirica, quel gusto di far divertire facendo cose insolite.

– Se ispezioniamo le vostre collezioni cosa troviamo di bello ? ( mi sto riferendo a collection di dischi ovviamente – ndr )
Da Robert Johnson agli Alice in Chains… Sono quasi sessant’anni di produzione discografica, c’è molto di buono in ogni epoca e in ogni genere. Ciò che ci piace lo interiorizziamo e riemerge sotto altre forme.

– Il vostro secondo disco esce con una delle label più interessanti del panorama indie/alternative 10290020_10152305239297517_6738267893377269395_nitaliano di questi ultimi anni: la Seahorse Recordings di Paolo Messere, una vera fucina di nuovi talenti. Come nasce questa collaborazione e come vi siete trovati?
Abbiamo contattato diverse etichette, molte delle quali ci proponevano le solite fregature. Con la Seahorse ci siamo parlati e confrontati più volte su diversi aspetti, infine abbiamo deciso che potevano fare al caso nostro. Penso sia stato così anche per la Seahorse.

– E’ molto interessante notare come i musicisti reagiscano differentemente ai momenti precedenti di un live (variano anche a seconda dell’ importanza dell’ evento); ho visto interminabili minuti passati al cesso e altre persone invece ridere, rilassarsi e scherzare. E’ davvero un comportamento molto soggettivo. Voi?
Stiamo tra di noi, come se niente fosse, ci scherziamo sopra e parliamo dei fatti nostri (siamo molto legati e uniti). Se ci sono altri nostri amici ce ne stiamo anche con loro. Intanto l’adrenalina sale e ci carichiamo per quando siamo sul palco.

– Certo che una volta,e sto parlando di appena vent’anni fa, bastava essere pubblicati da 2,3, riviste cartacee per girare un po’ di più tra i media; la preminenza del web e la conseguente miriade di nuove fonti di informazione la vedete come un bene o come un male per voi band emergente?
Il web apre la porta a moltissime più esperienze, in questo è una vera rivoluzione. E si crede che sul web uno possa fare ed essere ciò che vuole (tanto nessuno ci mette la faccia). Solo che oggi chiunque si sente autorizzato a dire la propria, a far sapere un suo pensiero. La metà delle persone crede di essere fotografo, artista, musicista, scrittore, giornalista, opinionista ecc.; l’altra metà pensa di essere un critico di tali arti. Tutte chiacchiere da bar, che lasciano il tempo che trovano. Ad esempio su cento commenti a un fatto “x” ce ne saranno uno o due intelligenti. Prima di fare/dire qualcosa bisogna pensare e per pensare bisogna sapere cosa si vuole.

– Adesso, cosa succederà , come intendete muovermi?
Vogliamo promuovere bene questo disco, perché ci piace molto e crediamo in quello che abbiamo fatto. Vogliamo suonare in bei posti, farci consocere da più persone, allargare il nostro pubblico. Vorremmo far uscire un nuovo singolo, ma intanto vediamo come si comporta Make It In The Easy Way You Know. Ecco dove trovarci (e contattarci di persona) su internet:

facebook.com/themoonrockband;
twitter.com/THEMOONROCK

youtube.com/TheMoonRockBand
il videoclip del singolo Make It In The Easy Way You Know si può vedere al link
http://www.youtube.com/watch?v=0LANn8uKNds .


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