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Katsudoji – Persi (Autoproduzione, 2014) di Simone Pilotti

downloadLe idee sono più che precise, le chitarre solide e caparbie, i testi ironici e diretti. Questi gli ingredienti principali di Persi, Ep targato 2014 dei Katsudoji, duo formatosi nel 2010 a cui si è aggregato da poco un terzo membro a curare percussioni e parti elettroniche. Nati a Cagliari, ma cresciuti artisticamente in quel fertile nido musicale che è Berlino, i Nostri arrivano al secondo appuntamento in studio, dopo l’album d’esordio Messagge in A Cathode. E proprio partendo dal loro legame col tubo catodico vi parliamo di loro, visto che nelle esibizioni dal vivo e nell’artwork hanno sempre costumi insoliti, luminosi, che culminano con un televisore a cingere la testa. Il motivo, ovvero che Golia, Jaz e Njkke si fingono operatori televisivi catapultati all’indietro nel tempo, dimostra al meglio il loro approccio ad ogni aspetto artistico: dalla composizione al live, dalla registrazione alla scrittura, tutto sembra compiuto per divertirsi, per prendersi poco sul serio, pur senza scadere nella banalità e senza diventare dei meri cazzari. I colori sulla tavolozza sono quelli del rock più sfrontato, senza neanche sfiorare l’heavy, con chiari ammiccamenti al pop o più in generale al rock melodico. Il riff regge il brano accompagnato dalla batteria serratissima, fino all’esplodere del ritornello. Una struttura più che mai essenziale, che lascia perdere ogni elucubrazione che potrebbe distogliere dal fil rouge che lega gli episodi dell’Extending Play. E proprio questo è uno dei punti di maggior contatto con il pop, o meglio power pop. E poi i testi, sferzanti e, per quanto lontani da ogni poetica, trascinanti, che si scagliano contro la società moderna, dalla televisione alle raccomandazioni alla religione.

Riecheggiano nella solidità del rock suonato dal trio cagliaritano i Devo e, per arrivare a qualcosa di recente, i Foo Fighters. Dicono di essere stati influenzati dai Queens Of The Stone Age di Joshua Homme e dai nostrani One Dimensional Man, ma, vuoi per gli elementi elettronici che spuntano qua e là, vuoi per le armonie così curate, ci ricordano perlopiù band alla Subsonica. Ed è proprio il genere suonato dai tre sardi il lato debole del progetto; fin dai primi accordi di Calcio In Culo, infatti, il tutto sembra troppo derivativo, lasciando quel gusto di già sentito che sul lungo percorso può tediare. I pezzi seguenti allentano la pressione, abbassano l’intensità e calano il ritmo: prima la stagnante Persi, poi la fresca Dimenticando. Superata la metà, si ritorna a martellare con Catene, per poi chiudere con la gingillante, vista la presenza elettronica, Prete.

Buone idee, e in più precise, e portate avanti con caparbietà, dunque. La base di partenza è più che buona, ora aspettiamo la crescita.


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