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Laboule – Refugio (Long Song Records, 2013) di Simone Pilotti

Laboule è un progetto molto interessante che ha fatto il suo esordio con questo album Refugio, targato 2013. Dietro al nome ripreso da una regione della Francia meridionale si cela il protagonista unico Paolo Novellino, visto che si tratta della più classica one man band, originario di Sondrio. Il disco è più che convincente, tanto che, ormai conoscendo tutte le uscite dell’anno passato, potremmo annoverarlo nei tre migliori esordi italiani del 2013. Il punto di fuga di tutta la composizione rimane indiscutibilmente la chitarra, ma senza dipingere qualcosa di iper derivativo soprattutto grazie al fatto che sono assenti solo…

Score

CONCEPT
ARTWORK
POTENZIALITA'

Conclusione : Primitivo

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downloadLaboule è un progetto molto interessante che ha fatto il suo esordio con questo album Refugio, targato 2013. Dietro al nome ripreso da una regione della Francia meridionale si cela il protagonista unico Paolo Novellino, visto che si tratta della più classica one man band, originario di Sondrio. Il disco è più che convincente, tanto che, ormai conoscendo tutte le uscite dell’anno passato, potremmo annoverarlo nei tre migliori esordi italiani del 2013.

Il punto di fuga di tutta la composizione rimane indiscutibilmente la chitarra, ma senza dipingere qualcosa di iper derivativo soprattutto grazie al fatto che sono assenti solo elettrici o ricami simili già triti e sentiti, perché la sostanza rimane, per tutti i quaranta minuti abbondanti, acustica. Ed ecco che si delinea chiaramente il genere: quello definito American Primitivism, nato a fine anni ’50 e consolidatosi nel decennio seguente, dove si intrecciano trame chitarristiche mutevoli e poche, essenziali liriche. Il tutto a comporre un quadro ultra evocativo, suggestivo oltre misura. E qui entra in gioco la città d’origine del protagonista del progetto Laboule, ovvero la Valtellina dai lunghi inverni gelidi e rigidi, che riecheggiano in Refugio. La scrittura è brillante e rende l’album un piccolo capolavoro nel genere declinato nella modernità che, seppur con sessant’anni sulle spalle, non suona mai eccessivamente devoto al passato. Il punto di riferimento più evidente è Robbie Basho, maestro del genere, ma è impossibile non citare anche il gigante, nonché pioniere del primitivismo, John Fahey e i suoi morbidi saliscendi chitarristici, le sue carezze e gli intrecci che trasportano l’ascoltatore ovunque la chitarra voglia.

Si parte con l’autunnale Spore, per proseguire con la confidenzialità seducente di Vincet Bolla e Casacce. Lo stretto legame col folk, poi, emerge nella ballata Mojo n.22, mentre la seguente Bouzouki e Balene, dal forte sapore nordico, profondo e dilatato. Molto più soleggiata è Gogol, sinistra e inquieta Simunin, per giungere a Gatash 432, la più ricamata e sofisticata. Droma Blu apre con un intro fanfaristica, con la comparsa di strumenti diversi rispetto alla chitarra, e si evolve avvicinandosi all’Alt Folk alla Monsieur Voltaire. Chiudono il lotto Bed Or Boat, perfetta traccia estiva, e per questa di tutt’altro clima rispetto al resto della tracklist, e Connie Stelvio, brano ideale per starsene in una baita davanti al camino mentre fuori nevica.

Dunque, anche con un anno di ritardo, Refugio è da ascoltare, per farsi coccolare e ammaliare. Consigliatissimo.

 

Tracklist:

1. Spore

2. Vincent Bolla

3. Casacce

4. Mojo n.22

5. Bouzouki e Balene

6. Gogol

7. Simunin

8. Gatash 432

9. Droma Blu

10. Bed Or Boat

11. Connie Stelvio


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