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Le pietre del rock rotolano ancora (di Silvano Annibali)

091213_blog_rollingSono passate appena due settimane dall’evento musicale di maggiore impatto di questa stagione estiva, almeno per quanto riguarda l’attesa dei fan e la quantità di mezzi spiegati per l’organizzazione: parliamo ovviamente del live dei Rolling Stones tenutosi al Circo Massimo di Roma lo scorso 22 giugno.

I Rolling Stones sono indubitabilmente un pezzo di storia della musica, incredibilmente longevi. Non solo in senso artistico ma anche, visto lo stile di vita decisamente rock’n’roll, fisico. Naturalmente Relics era in mezzo ai settantamila spettatori del Circo Massimo, ma per l’editoriale di questo mese,  più che un classico live report, vi propone una più ampia riflessione sul leggendario gruppo, dalla penna del nostro Silvano Annibali.

Silvia Protano

Ci torna in mente un’affermazione rilasciata da Sting alla stampa, subito dopo lo scioglimento dei Police ( avvenuto nel 1984), nella quale dichiarò che la loro esperienza aveva concluso il suo ciclo naturale e se il gruppo avesse continuato a produrre altri album, sarebbero diventati come i Rolling Stones; il tono era ovviamente spregiativo, come a dire che gli Stones da vent’anni facevano sempre la stessa musica. Erano gli anni ’80 ed il declino artistico dei Rolling Stones era invero già iniziato da un pezzo. Gli albums-capolavoro come Let It Bleed, Beggars Banquet e Sticky Fingers erano già storia, impossibile ogni confronto con le più recenti e tiepide, quando non deludenti, prove di Goats Head Soup, Black & Blue, Emotional Rescue, Undercover… Se Mick Jagger e Keith Richards avessero dovuto fare quello che decisero di fare i Police, si sarebbero dovuti sciogliere probabilmente dopo la morte di Brian Jones, nel 1969.

Ma i Rolling Stones sono i Rolling Stones, punto e basta! Hanno percorso 50 anni di storia della musica senza mai perdere il loro sound sporco, sgangherato, rude ed istintivo, eppure così unico e riconoscibile dal mucchio. Il loro rock’n’roll intriso di blues si è aperto alle influenze del beat e della psichedelia negli anni ’60, al funky, al reggae e alla disco negli anni ’70, al pop rock e al dance rock negli anni ’80 e nei decenni a venire, sempre adattandosi ai tempi ed alle nuove sonorità che le mode imponevano, ma pur sempre rimanendo rock’n’roll. E allora poco importa se gli album che hanno sfornato nei decenni non hanno mai raggiunto la qualità dei capolavori storici, se hanno ripetuto all’ennesima potenza gli ammiccamenti ruffiani di Jagger ed i  tipici riff di Richards, la verità è che non ci siamo mai annoiati di loro e che gli Stones sono diventati come una presenza rassicurante, un punto fermo, una realtà troppo leggendaria per immaginarne la fine.

Due anni fa i Rolling Stones hanno così celebrato i 50 anni di carriera, pubblicando una raccolta antologica intitolata GRRR! erolling-stones-roma dando in seguito inizio ad un tour mondiale di concerti-evento. Il 22 giugno 2014 unica data italiana a Roma, al Circo Massimo, un concerto che rimarrà nella storia e al quale hanno partecipato almeno tre generazioni. Più di 70000 spettatori uniti in nome del rock’n’roll, quello granitico ed inossidabile che non conosce termini di paragone. Sembra impossibile ma Jagger non ha perso un briciolo dell’energia che aveva 50 anni fa. Con il suo straordinario magnetismo e l’invidiabile forma fisica per essere un ultrasettantenne, in due ore di concerto non si è fermato un attimo: salta, corre, imbraccia la chitarra, esibisce il suo talento nel suonare l’amata armonica, duetta con l’eccellente vocalist Lisa Fischer. In un’intervista a Rolling Stone di 2 anni fa l’artista spiega: ”Quando sono sul palco non mi limito a cantare, voglio anche offrire una performance. Muovo le braccia, corro, ballo e questo mi porta via la metà del fiato. Il mio obiettivo è trovare un equilibrio, non voglio certo ritrovarmi senza voce. A casa, per mantenerla allenata, mi esercito con il karaoke, scrivo molte canzoni, registro dei demo, canto”. Certo che è quasi comico pensare a Jagger che si esercita a casa con il karaoke, specialmente quando parliamo del leader di una band storica come i Rolling Stones…

Nel concerto romano abbiamo potuto godere anche della presenza dell’ex Stones Mick Taylor, il talentuoso chitarrista che venne rimpiazzato nel 1974 da Ronnie Wood. Taylor, in veste di ospite speciale, si è riunito al gruppo suonando in un paio di brani, tra cui l’esilarante Midnight Rambler, uno dei momenti più alti dell’intero concerto.

E Keith Richards? Probabilmente è il componente del gruppo che mostra in maniera più vistosa i segni del tempo, d’altronde per decenni i rotocalchi non hanno fatto altro che scrivere degli eccessi di ogni genere della band: droghe, donne e alcool in primis. In ogni caso Richards regge ancora bene il palco e  sempre sporco ed unico è il suo tocco sulla chitarra. Se la band ha resistito per 50 anni è soprattutto merito suo, e anzi, per il futuro del gruppo nutre ancora dei sogni ambiziosi: ”Sappiamo di essere grandi e coltiviamo il folle desiderio di diventare ancora più grandi”, ha dichiarato l’anno scorso.

E allora prepariamoci a goderci i prossimi 50 anni degli eterni Rolling Stones!

Silvano Annibali


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