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Dom The Sleaze – Cellar Demo(N)s EP (Autoprodotto, 2014)

Uff, che palle le ferie d'agosto. No, non è un'articolo piagnucoloso di Vice, è solo una lamentela per questo mese infausto che non fa altro che farti impigrire e rattrappire, che fa si che la tua unica occupazione sia quella di giocare a Football Manager. L'agosto ti fa perdere il ritmo, per certi versi un bene, per altri no, come la mia presenza su Relics, insomma. Un agosto passato a pensare di fare questa recensione, senza però avere lo spunto di farlo, intrappolato nella ragnatela di sudore, poco per fortuna, e attività videoludiche. E balere imbarazzanti al Roma Vintage. Così dopo questa…

Score

Concept
Artwork
Potenzialità

Conclusione : Casereccio

Voto Utenti : 4.78 ( 2 voti)
dom-the-sleaze-cover2914-250x250[1]Uff, che palle le ferie d’agosto. No, non è un’articolo piagnucoloso di Vice, è solo una lamentela per questo mese infausto che non fa altro che farti impigrire e rattrappire, che fa si che la tua unica occupazione sia quella di giocare a Football Manager. L’agosto ti fa perdere il ritmo, per certi versi un bene, per altri no, come la mia presenza su Relics, insomma. Un agosto passato a pensare di fare questa recensione, senza però avere lo spunto di farlo, intrappolato nella ragnatela di sudore, poco per fortuna, e attività videoludiche. E balere imbarazzanti al Roma Vintage.

Così dopo questa introduzione, è il momento di parlare della musica di Dom The Sleaze giunto alla sua prima esperienza solista. Questo Ep spiega in maniera piuttosto chiara cosa significa iniziare a fare musica da soli, scriversela, prodursela e cercare di dargli un senso. L’essenza  del DIY, su cui potrei scrivere un trattato infinito.

L’intenzione , infatti, è quella di far ascoltare a tutti la fase embrionale dei suoi primi 5 brani, o demo, sperando che anche quelli dal sesto in poi possano riuscire a farsi sentire da un pubblico più vasto.

L’Ep è nato in una fredda e buia cantina, da qui il nome Cellar Demo(n)s, tra Gennaio e Febbraio di quest’anno grazie anche all’aiuto di altri due musicisti: Bill Clan (basso) e Richard Zoom (batteria). 5 pezzi, i primi 5 “demo” mai scritti da Dom The Sleaze, che si avvale della collaborazione di Arianna Caprioli per quanto riguarda i testi. Il disco si apre con Sliding Mirrors: il pezzo, a mio avviso, meno incisivo di tutti (forse il primo in assoluto?) che mi ricorda qualcosa di già sentito e che già non mi era piaciuto all’epoca… ma vatti a ricordare cosa…dannate amnesie d’agosto.
Dal momento in cui sul mio player compare la scritta “My Static Course“, il secondo demo, è tutto un crescendo. La musica inizia ad avere una sua forma, un suo senso e capisco che ha senso considerare le canzoni come 5 “demo”, 5 elementi distinti e separati e non solo il frutto di una corrente di pensiero unica. Dom The Sleaze ha quindi cercato di sperimentare se stesso in 5 modi diversi di esprimere la sua musica, senza, per fortuna, creare quel senso di confusione e quella sensazione di non saper che pesci prendere, ma al contrario, è riuscito a dare una coerenza stilistica, cosa non da tutti.
The Shield, il suo terzo demo, che ispira anche la copertina dell’Ep (Dom The Sleaze all’età di 8 anni), risulta essere forse il più incisivo, al momento. Un pezzo che sembra nato nel 1992, all’ombra della Shoegaze.

Qui a Relics è piaciuta questa prima esperienza di Domenico, ex Moaning Weels, sotto lo pseudonimo Dom The Sleaze. Ci sembra qualcosa di veramente ben fatto e si apprezza anche la realizzazione pratica, con una strumentazione completamente home-made, con registrazione analogica e missaggio in digitale, sempre squisitamente fatto in casa. L’effettistica è ben dosata sia sugli strumenti che sulla voce.

Dom The Sleaze ci ha sorpreso ogni canzone di più, davvero un buon inizio. A quando il sesto “demo”?

Tracklist

1. Sliding Mirrors

2. My Static Course

3. The Shield

4. Wavering Times

5. Apatis


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