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Gelfish – Hungry (autoprodotto, 2014) di Simone NoizeWave Vinci

Oramai sì, posso dire di essere specializzato in tutto ciò che Diy, la gioia di farsi qualcosa da soli e la soddisfazione di raccoglierne i frutti. Ma volete mettere la libertà musicale? Per me è una perniciosa attrazione. Perniciosa. Si, perchè spesso capita di sentire chicche meravigliose, altre volte no. A volte cose tremende, altre volte no. Ma l'eccitazione di avviare un disco (o una playlist su SoundCloud) e pensare "Chissà ora cosa che cosa parte" è tutto. Stavolta cosa mi è capitato? Se l'ultima volta mi era capitato una bella chicca, stavolta mi è capitato "altre volte no".…

Score

Concept
Artwork
Ptenzialità

Conclusione : Energia Rinnovabile

Voto Utenti : Puoi essere il primo !

10356701_736453456414793_6480927172302428929_n[1]Oramai sì, posso dire di essere specializzato in tutto ciò che Diy, la gioia di farsi qualcosa da soli e la soddisfazione di raccoglierne i frutti. Ma volete mettere la libertà musicale? Per me è una perniciosa attrazione. Perniciosa. Si, perchè spesso capita di sentire chicche meravigliose, altre volte no. A volte cose tremende, altre volte no. Ma l’eccitazione di avviare un disco (o una playlist su SoundCloud) e pensare “Chissà ora cosa che cosa parte” è tutto.

Stavolta cosa mi è capitato? Se l’ultima volta mi era capitato una bella chicca, stavolta mi è capitato “altre volte no”. Ma per fortuna non è nemmeno tremendo, anche in questo caso è “altre volte no”.

I Gelfish sono una band di Pescara alla loro prima esperienza completamente autoprodotta, il che li staglia nel firmamento di quello che mi piace, ma solo come “concetto”. Il valore generale di questo Hungry è buono. Una buona qualità, un suono grezzo e sporco che richiama i QOTSA, a volte i Pixies, a volte gli Orange Goblin, ma sento l’eco anche degli One Dimensional Man e del primo Teatro degli Orrori. Oscillano in maniera disinvolta dal Noise Rock allo Stoner, con begli inserti di Metal, Doom e Alternative. Ecco, forse ricordano un po’ anche i Nebula, come incrocio di generi, ma i Gelfish sono decisamente più incazzati.

Di certo non mi ricordano nè il Post-Punk, nè tanto meno i Joy Division, come ho letto in altri posti. Stesso discorso per gli inserti Wave… forse in Arkham Asylum c’è qualcosa, ma che appartiene giusto agli ultimi The Cure, quelli che vanno da Bloodflowers in poi, ma sono particolari quasi impercettibili.

Così ho già citato un pezzo di questo Hungry, Arkham Asylum, un bell’esercizio di Crossover. Non riescono ad entusiasmarmi, forse per il genere che non mi è molto affine, forse perchè mi aspettavo qualcosa che non somigliasse troppo a qualcos’altro. Sono energici e le urla di Stefano Sergente sono disperate e irritate al punto giusto. Sicuramente i Gelfish sono una band che dà il meglio di se dal vivo: dove parte dei “difetti” su disco sono nascosti sotto il tappeto di una performance coinvolgente. 10454508_754194131307392_326175609779700677_o[1]

Ogni pezzo di questo primo Ep è un bel pezzo per pogare, soprattutto Inside the Everything. I Gelfish non perdono un colpo, da quel punto di vista. Trovo la loro musica energica, ma poco originale. Mi ripeto, il meglio di questo genere musicale lo si ottiene dal vivo.

Il lavoro è ben registrato, tutto è dosato molto bene, nulla sovrasta la voce ed ogni rumore e suono sporco, risulta pulito e curato. Da questo punto di vista, hanno lavorato molto bene i Gelfish, non come molte altre band, che con la scusa del “genere musicale”, hanno il suono del basso che risulta solo una lunga scoreggia.

In conclusione, la musica dei Gelfish non entusiasma, non fa canalizzare l’attenzione. Risultando forse un po’ troppo simile alle sue stesse influenza, come se avessero preso e tagliuzzato qua e là altre canzoni. Anche se sono molto bravi a mischiare i generi, serve un po’ più di identità.

Tracklist

1. Inside the everything
2. No powers, No responsability
3. Night of the living dead
4. Arkham Asylum


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