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Mosca nella Palude – Ultrafuck (Santa Valvola Records, 2013) di Emanuele Genovese

Mosca nella Palude è un gruppo toscano formatosi nel lontano 2007. Nonostante alcuni risultati incoraggianti, il gruppo però non riesce a decollare e soprattutto a trovare una continuità nella line up, al punto che loro stessi si definiscono un gruppo “superstite”. Fortunatamente nel 2012 si crea una formazione stabile così composta: Giovanni Belcari (voce), Daniele Cecconi (chitarre), Luca Benedetti (basso ed elettronica), Giacomo Tongiani (batteria), Andrea Coco (percussioni), che darà alla luce, un anno dopo Ultrafuck. E’ difficile definire un genere: c’è un po’ di tutto, dal rock che strizza l’occhio al metal, a qualcosa di simile al funk,…

Score

Artwork
Potenzialità
Concept

Conclusione : Eclettico

Voto Utenti : 4.65 ( 1 voti)

fronteMosca nella Palude è un gruppo toscano formatosi nel lontano 2007. Nonostante alcuni risultati incoraggianti, il gruppo però non riesce a decollare e soprattutto a trovare una continuità nella line up, al punto che loro stessi si definiscono un gruppo “superstite”. Fortunatamente nel 2012 si crea una formazione stabile così composta: Giovanni Belcari (voce), Daniele Cecconi (chitarre), Luca Benedetti (basso ed elettronica), Giacomo Tongiani (batteria), Andrea Coco (percussioni), che darà alla luce, un anno dopo Ultrafuck.

E’ difficile definire un genere: c’è un po’ di tutto, dal rock che strizza l’occhio al metal, a qualcosa di simile al funk, allo stoner passando per qualche momento pop. Insomma, un grande calderone!
L’album inizia con Madafuga e Rex Idiotorum. I pezzi sono molto interessanti e  presentano ritmiche tribali con linee di basso possenti. La scelta di sporcare le linee vocali, risulta calzante e di effetto. Fuc Alabama è un blues “a cappella” che fa il verso al blues moderno e generi derivati, ricordando quello genuino che si cantava nei campi di cotone americani nei primi anni del secolo scorso.
La parte centrale è sicuramente quella più interessante musicalmente. Il gruppo toscano deve molto al “mondo Mike Patton”, Faith No More in primis, ma soprattutto i Mr Bungle. L’ecletticità di alcuni brani come Beastie Toys e Revolution, si rifà molto al gruppo più sperimentale dell’artista californiano che univa jazz, metal, avangarde e goliardia. Mosca nella Palude riprende questi concetti, li fa suoi e li rielabora in maniera originale offrendo spunti interessanti, come in Revolution, dominato dal basso di Benedetti, che si sposa in maniera egregia con col drumming di Tongiani e le percussioni di Coco. Il brano è elaborato, ricco musicalmente ma non risulta mai tedioso e non cade nell’autoreferenzialità, cosa assai facile quando si ha a che fare con generi che puntano alla sperimentalità, anche se alla fine erano sperimentali anni fa.  Aaayeee inizia con qualcosa che assomiglia allo stereotipo di danza propiziatoria africana fatta dal capo tribù intorno al fuoco con tanto di testo “Au chaka chaka au” o qualcosa di simile per poi esplodere nella parte finale. Marzo è una ballard che ci fa riprendere fiato, è funzionale all’interno dell’album perché crea un momento di stacco, ma è un brano più utile che buono. Il trio finale Afgan, Pug-on e Smith Wesson, sono tre ottimi brani che chiudo l’album in maniera più che dignitosa. Segnaliamo la scelta di chiudere con Smith Wesson, brano che si regge sulla tensione genuina creata dalla sezione ritmica e da chitarre belle pesanti. Ci si poteva aspettare un finale da “effetti speciali”, ricco di noise e distorsioni ed invece i Mosca nella Palude sorprendono ancora l’ascoltatore regalando un finale composto e granitico. In realtà l’album si chiuderebbe con Song of Peace, che più che un brano vero e proprio è un fade out sonoro.
Mosca nella Palude, pur dando l’impressione di aver a che fare con musica d’impatto e di facile approccio, in realtà propone musica elaborata, studiata e soprattutto ragionata. L’album riesce nell’intento di non prendersi mai troppo sul serio tirandosi con se l’ascoltatore che a tratti rimane sorpreso e a tratti gli scappa una risata. Nonostante qualche brano non è eccezionale, ma che rimane comunque funzionale al concept, ne esce fuori un album eclettico ma mai stucchevole.

Tracklist

1. Madafuga
2. Rex Idiotorum
3. Fac Alabama
4. Beastie Toys
5. Revolution
6. Aaayeee
7. Marzo
8. Afgan
9. Pug-No
10. Smith Wesson
11. Song of Peace


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