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Party in a Forest – Ashes (New Model Label, 2014) di Simone NoizeWave Vinci

I Party in A Forest debuttano con Ashes. Nel rooster dell'ormai celebre New Model Label, sono usciti allo scoperto con questo disco nel marzo scorso. Riesco ad entrarne in possesso solo in questo fine settembre, dove la mia occupazione principale è diventata quella di sfuggire alle aggressioni delle zanzare, applaudendole (sì perchè il mio intento sarebbe ucciderle battendo le mani intorno ai loro esili corpi, ma sono più svelte di me). Mettendo Ashes nel lettore cd, è impossibile non sentirsi catapultati nei primi freddi dell'autunno, nella prima nebbia grigia di novembre. Dà quasi sollievo. Il suono è albionico, classico anglosassone…

Score

Concept
Artwork
Potenzialità

Conclusione : Grigio

Voto Utenti : 4.75 ( 1 voti)

10153164_607752549311151_8045950826182668452_n[1]I Party in A Forest debuttano con Ashes. Nel rooster dell’ormai celebre New Model Label, sono usciti allo scoperto con questo disco nel marzo scorso. Riesco ad entrarne in possesso solo in questo fine settembre, dove la mia occupazione principale è diventata quella di sfuggire alle aggressioni delle zanzare, applaudendole (sì perchè il mio intento sarebbe ucciderle battendo le mani intorno ai loro esili corpi, ma sono più svelte di me).
Mettendo Ashes nel lettore cd, è impossibile non sentirsi catapultati nei primi freddi dell’autunno, nella prima nebbia grigia di novembre. Dà quasi sollievo. Il suono è albionico, classico anglosassone di fine anni zero, con un occhio buttato a tutto quello che ci ha portato fin lì. Tutto quello che va dal ritmo incessante del Post-Punk di Birmingham alle dissonanze newyorkesi dei Sonic Youth, fino al più moderno indie rock sbomballato di whiskey à là The Strokes. Mentre scrivo arrivo all’inizio della sesta traccia, ben prima di scoprire il titolo, mi viene in testa un ipotetico videoclip: un ragazzo che cammina di mattina in una città grigia di nebbia, che potrebbero essere le 8 di mattina come le 11. Cosa l’ha portato lì? Una festa a casa di qualcuno in cui lui si è ubriacato e forse ha beccato la ragazza a spompinare un amico. Poi arriva il ritornello della traccia: Everybody walks Alone. Caspita, perfetto.

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Ma torniamo a noi: Ashes, la title-track, diventa il “centro” dell’album, il succo ottenuto spremendo il suono tradizionalmente Anglosassone. Sono forti. Certo, la “tradizione” in quanto tale, lascia poco spazio all’originalità, ma sicuramente sanno sia ascoltare la musica che comporla, tipo il fraseggio funkeggiante alla fine di No Reason Why, che dà carattere a tutta la traccia.
Il vero peccato, forse, è che sono arrivati in leggero ritardo rispetto ad altri gruppi di questo genere. Gruppi senza arte ne parte, hanno raccolto i frutti che i Party in a Forest meritano. In Italia è difficile se non sei “la moda al tempo della moda” e sicuramente in un paese più a Nord, anche lo stesso UK, staremmo già sentendo Before You Go in Xposure, il programma dedicato alla musica emergente di John Kennedy su X-FM. Ma non gli manca davvero nulla per esplodere. Per aggiungere almeno uno zero ai fan su fb.

A parte un paio di tracce: Lies (che non convince) e Dawn (troppo simile a I’ve Been Blind) il resto è davvero bello da sentire e regala un senso di malinconia perfino senza leggerne i testi.

Ashes è un disco da cappotto nero e lungo con chiusura alla vittoriana.

Perchè non mettere Repeat?

“click”.

Tracklist:

1. Tired
2. Lies
3. I’ve been blind
4. Going nowhere
5. Like it never ends
6. Everybody walks alone
7. Ashes
8. No reason why
9. Before you go (take me home)
10. Dawn 


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