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Cumino – Pockets (Autoprodotto, 2014) di Luca Scarfidi

Pockets dei Cumino è come una relazione a distanza: all'inizio ti affascina, ti conquista, con il passare del tempo inizia a pervaderti un senso di torpore che ti sterilizza, ti impedisce di provare emozioni. Non fraintendete. Il Cd è bello, molto. Il suo unico difetto è quello di essere troppo uguale a se' stesso nel susseguirsi delle tracce. Quello dell'elettronica è un mondo immenso in cui la possibilità di creare è praticamente infinita eppure questi due ragazzi, forse per scelta o forse no, tendono a galleggiare all'interno di un box di soluzioni che ripropongono in tutti i brani ma badate, questo box…

Score

CONCEPT
ARTWORK
POTENZIALITA'

Conclusione : Introspettivo

Voto Utenti : 3.13 ( 3 voti)

10616209_921065437923202_506030596964432759_nPockets dei Cumino è come una relazione a distanza: all’inizio ti affascina, ti conquista, con il passare del tempo inizia a pervaderti un senso di torpore che ti sterilizza, ti impedisce di provare emozioni. Non fraintendete. Il Cd è bello, molto. Il suo unico difetto è quello di essere troppo uguale a se’ stesso nel susseguirsi delle tracce. Quello dell’elettronica è un mondo immenso in cui la possibilità di creare è praticamente infinita eppure questi due ragazzi, forse per scelta o forse no, tendono a galleggiare all’interno di un box di soluzioni che ripropongono in tutti i brani ma badate, questo box è davvero sexy e affascinante, come la bella bionda che vive a 500 chilometri da te. Questa riflessione nasce spontanea guardando gli artisti a cui i Cumino fanno riferimento, anzi, ne basta uno: Jon Hopkins. Maestro indiscusso fra i producer di musica elettronica e sostanzialmente un pozzo senza fondo per quanto riguarda le idee musicali. In questo cd sono molti gli spunti che hanno come base Hopkins: la prima traccia Atlas nè è un esempio. Intensa, delicata, una dolce carezza condita da un sapiente uso dei beat (forte il richiamo alle atmosfere degli XX). Il discorso è lo stesso anche per la seconda, la terza, la quarta canzone e cosi via fino a Snail (ultimo brano). Ovviamente ogni brano ha la sua identità, suggerisce un particolare paesaggio: Fields è magnificamente distesa e rilassante; Tangier più disturbata e introspettiva (si sente uno spirito più AphexTwiniano), ma le radici sono sempre le stesse. I due ragazzi non virano mai in maniera decisa verso un ambiente sonoro, ma prediligono valori intermedi fra sperimentazione assoluta e scelte più -semplici-. Il risultato è un appiattimento della dinamica complessiva del cd che non raggiunge un punto più alto di intensità, ma scorre via senza troppi fronzoli passando per alcune sezioni un po’ anonime come nel caso di Two Spheres che comunicano relativamente poco. Pockets è un cd di difficile interpretazione. Lo si ascolta e si rimane entusiasti, lo si riascolta e perde qualcosa, lo si riascolta ancora ed esalta. E’ un disco che viaggia parallelamente con l’anima dell’ascoltatore: stretti in un abbraccio indissolubile anima e musica, specialmente in questo caso, si influenzano a vicenda. Bisogna essere nello spirito giusto per poterlo apprezzare a fondo, altrimenti non vale la pena ascoltarlo, non comunicherebbe tutto quello che può comunicare. Insomma Pockets dei Cumino è un cd con i fiocchi solo se avete intenzione di ascoltare un cd con i fiocchi. Altrimenti iniziate a cercare un’altra bella bionda..

 

Tracklist:

1) Atlas
2) Her
3) Fields
4) Tangier
5) Two Spheres
6) Veins
7) Fixing Fragment
8) Paseo
9) Snail


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