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Fast Animals And Slow Kids – Alaska (Woodworm, 2014) di Daniele Dominici

Che a livello mondiale l’inizio di questo secolo sia stato lo specchio fedele di una decadenza subdola a sfondo tecnologico-digitale, ce ne siamo accorti un po’ tutti. Nel panorama musicale, l’ordine degli addendi non cambia; nel microcosmo italiano, addirittura, tale sentimento è accentuato all’ennesima potenza. Eppure proprio nel paese di Poeti, Santi e Navigatori piccoli virgulti ci ricordano giornalmente che di ragazzi talentuosi capaci di reinterpretare influssi provenienti da Oltre Oceano, ce ne sono, eccome. E’ il caso sicuramente dei giovani Fast Animals And Slow Kids, realtà interessante nata e cresciuta nel Belpaese, al debutto discografico nel vicino 2010…

Score

CONCEPT
ARTWORK
POTENZIALITA'

Conclusione : Freddo pungente

Voto Utenti : 4.7 ( 1 voti)

solo-front-600x576Che a livello mondiale l’inizio di questo secolo sia stato lo specchio fedele di una decadenza subdola a sfondo tecnologico-digitale, ce ne siamo accorti un po’ tutti. Nel panorama musicale, l’ordine degli addendi non cambia; nel microcosmo italiano, addirittura, tale sentimento è accentuato all’ennesima potenza.

Eppure proprio nel paese di Poeti, Santi e Navigatori piccoli virgulti ci ricordano giornalmente che di ragazzi talentuosi capaci di reinterpretare influssi provenienti da Oltre Oceano, ce ne sono, eccome.
E’ il caso sicuramente dei giovani Fast Animals And Slow Kids, realtà interessante nata e cresciuta nel Belpaese, al debutto discografico nel vicino 2010 con l’EP Questo è un Cioccolatino ed ora alla prova del grande pubblico con il terzo album in studio, l’ambizioso Alaska (uscita 3 Ottobre prossimo ndr).
Tanto per partire dal principio, è innegabile come le storie di band sbocciate attraverso incontri liceali, posseggano una poesia particolare. Ricordano alla società civile come da una passione comune possa nascere una vera professione che, se artistica, sarà poi modellabile in un orgasmo esistenziale, tra palco e realtà (Sigh).
Ed è proprio il caso dei FASK, capaci di trasformare un sodalizio fra i banchi di scuola (location: Perugia), in una band intelligente, opener tra gli altri di Zen Circus (il frontman Appino ha prodotto il loro primo album Cavalli ndr), Teatro degli Orrori e Ministri. Le altre band portabandiera dell’avanguardia inscrivibile con il nome di ‘Italia Bene’, tanto per capirci.
Ma dove si attestano i Fast Animals a livello stilistico? Sono perfettamente inquadrabili nel macroverso compositivo esibito dalle band sopracitate, un post punk con odore di alternative italiano, influenzato fortemente dai rigurgiti Grunge di metà anni Novanta. E se dovessimo cercare una peculiarità a questi ragazzi Perugini, citeremmo proprio questo pungente retrogusto decadente. Mai troppo violento, mai troppo volgare. Decadente, come un ragazzo sdraiato su una panchina deturpata dai writers di una periferia a caso.
Eppure l’impatto sonoro è notevole, quello sì, possiede tutta la trascinante carica espressiva del Punk, con schitarrate al vetriolo di Alessandro Guercini e l’urlo del vocalist Aimone Romizi a rompere i bridge più distesi. Uno dei pregi del disco, alla fine della fiera, sarà l’incisività: dieci tracce serrate, quattro minuti di media totale, pochi spazi per riflettere e tanto da dire su un’Alaska lontana dall’ideale di terra solitaria e in pace con se stessa.
Una terra talmente evocativa, da creare nell’ascoltatore un terreno familiare, una colonna sonora già assaporata in precedenza, un’abitazione dove si è vissuti per più di qualche anno, accessibile attraverso un grimaldello emotivo di cui i Fast Animals si fanno affittuari. Il tutto condito da una nostalgia molesta e marpiona.
È una guerra di nervi distesi quella messa in scena dai FASK, sin dalla esemplificativa Overture (di Classico c’è ben poco), passando per il primo singolo estratto Come Reagire Al Presente (qualcosina dei Foo Fighters dell’album d’esordio?), fino all’essenziale Calci In Faccia, con l’espediente delle note mute su riff portante, perfette per deflagrare un brano che risulterà esemplare per descrivere le intenzioni della band: se volete capire i FASK, ascoltate Calci In Faccia.
Anche quando il ritmo scende, con la riflessiva Il Vincente (apprezzabile l’utilizzo di piano, armonica e violino) più che ad un momento per prendere fiato, si pensa istintivamente ad una prosecuzione naturale di un discorso già avviato: d’ altronde, se si fissa una tematica, un’atmosfera, uno stile, non importa la velocità del metronomo o l’intensità del volume degli amplificatori. E’ un racconto che scivola da sé.

487869_497564673613113_960840284_nI testi, perfettamente inquadrati in tali dinamiche, sono essenziali, senza lasciare però nulla al caso, ben interpretati dal Romizi che non si limita ad urlare o a graffiare l’udito di chi ascolta, piuttosto a incorporare le canzoni modulando leggermente un cantato, tuttavia, vincolato secondo i paletti del genere.
Ultima menzione per il tappeto ritmico di batteria e basso (rispettivamente Alessio Mingoli e Jacopo Gigliotti), di cui non apprezzeremo la rivoluzione compositiva, piuttosto un’imponente attenzione per i particolari, con piccole variazioni sul tema che evitano all’ascoltatore il limbo della noia, arrivati a ¾ della produzione.
Difficile dire dove si attesterà questo Alaska dei Fast Animals And Slow Kids, sia per il paese Pizza & Mandolino, ma anche per il panorama Internazionale. Partiamo dalle certezze: l’album conferma quanto di buono già fatto vedere dai ragazzi Perugini, che consolidano i propri standard fra i più alti della musica alternativa nostrana.  Non si riscontrano particolari punti d’eccellenza in una produzione che rimane coerente, grintosa ma, prima che altro, spontanea. Nulla di ciò che ascolterete in Alaska apparirà concepito attorno ad un tavolino da discografici affamati di volatili da spolpare fino all’ultimo centesimo. Al contrario, l’atmosfera respirata nel CD è talmente fresca, che se non si parlasse continuamente dei disagi del comune vivere, penseremmo ad un Indie Rock da Radical Chic.

Vi lasciamo con le parole degli stessi Fast Animals, cornice poetica di un album evocativo quanto sfrenato:

‘L’Alaska è uno spazio enorme senza punti di riferimento.

Come quando spegni la luce di una stanza in cui non sei mai stato.

Alaska è il nome di una ragazza.

Ed è una ragazza gelida: “it’s so cold in Alaska”. ’

Tracklist:
1. Ouverture
2. Il mare
3. Come reagire al presente
4. Coperta
5. Te lo prometto
6. Calci in faccia
7. Con chi pensi di parlare
8. Odio suonare
9. Il vincente
10. Grand final


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