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Zu – Goodnight, Civilization EP (Trost Records, 2014) di Emanuele Genovese

zu22 marzo 2011, Circolo degli Artisti, Roma. Locale strapieno, è l’ultimo concerto degli Zu con Jacopo Battaglia alla batteria. Show da brividi e alla fine tutti a chiedersi cosa ne sarà degli Zu, del trio che si è imposto sulla scena mondiale proponendo musica di qualità riscuotendo ampi consensi da critica e pubblico, che ha collaborato con importanti artisti internazionali (come ad esempio Mike Patton e King Buzzo solo per fare dei nomi)   e ricevendo i complimenti anche da John Zorn, uno che di jazzcore e avanguardia qualcosina se sa.

Dopo 10 anni di carriera Jacopo Battaglia ha deciso di intraprendere una nuova strada artistica e per chi ha seguito il gruppo in tutti questi anni sa che trovarne il sostituto non sarà impresa facile. Primo perché essendo un trio di musica sperimentale sarà necessario lavorare col nuovo elemento per rimettere in moto quei meccanismi, quella chimica che fluiva nella musica di questi ragazzi di Ostia, quell’alchimia perfetta che si poteva respirare nei live nei momenti di improvvisazione. Secondo perché trovare un altro batterista con una personalità forte ed eclettica come Battaglia non sarà semplice, non puoi trovare un contaminatore di generi così dalla sera alla mattina.

Dopo quel concerto, il silenzio. Mai e Pupillo fanno qualche live insieme e poi si dedicano a progetti paralleli. Mai insieme al drummer Antonio Zitarelli forma i Mombu e lo scorso anno incidono un ottimo disco dal titolo omonimo (consigliato!). Per Pupillo numerose collaborazioni che mirano all’avanguardia pura che lo portano a suonare con Oren Ambarchi e Stephen O’Malley, ex ed attuale chitarrista dei Sunn O))). E gli Zu?
Arriviamo così a questa tarda primavera del 2014 e sorpresa: esce Goodnight, Civilization primo Ep della band post-Battaglia.
Alle pelli troviamo Gabe Serbian, batterista dei The Locust. L’Ep viene registrato a San Diego, California, sono 3 canzoni per una durata totale di poco più di 10 minuti.
Si riprende dall’interruzione di qualche anno fa: jazzcore tirato e possente, distorto e lancinante che non ti da tempo di prendere fiato. All’ecletticità di Battaglia, fa posto il sound pesante e decisamente metal oriented di Serbian, che rende il pezzo omonimo dell’EP, di una pesantezza soffocante. Le linee di Basso di Pupillo sono vere frustate, distorte e graffianti. A far da contraltare il sax baritono di Mai, che porta il tema iniziale del pezzo e poi lo infiamma con stacchi e soli vorticosi sulla doppia cassa di Serbian e sul basso pulsante di Pupillo. Sei minuti di adrenalina.
Si passa così a Silent weapons for quiet wars, un brano molto più melodico del precedente ma senza perdere d’impatto. Il pezzo si regge sui continui botta e risposta di Mai e Pupillo, con il drumming veloce e possente di Serbian che si ritaglia spazio senza mai rimanere all’angolo. Il trio funziona, niente da dire. Il brano si chiude con un noise siderale che porta al pezzo finale Easter Woman, cover dei The Residents, con il growl sporco e incazzoso come pochi di Mark “Barney” Greenway dei Napalm Death.
Quando c’è un cambiamento della line-up in una band, e sopratutto in un trio, è importantissimo capire quali territori artistici si vorranno percorrere: si può decidere di cercare un musicista stilisticamente simile a chi ha lasciato il posto, in modo da non stravolgere troppo le cose (“squadra che vince non si cambia” diceva Vujadin), o scegliere qualcuno di distante in modo che porti nuove sonorità e, perché no, anche nuovi stimoli alla propria musica. Mai e Pupillo hanno scelto questa seconda strada, questi undici minuti dicono ancora poco ma già abbastanza per poter prevedere che hanno fatto la scelta giusta.  Vedremo come se la caveranno in futuro alle prese con un LP e sopratutto nei live, vera prova del nove per verificare se effettivamente le cose funzionano.

Tracklist:

1. Goodnight, Civilization
2. Silent weapons for quiet wars
3. Easter woman


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