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Bryan Ferry – Avonmore (BMG, 2014) di Silvano Annibali

E poi all’improvviso arriva lui, con un nuovo e sorprendente disco, un po’ come l’autunno che stiamo vivendo, un periodo dell’anno che normalmente si colora di malinconia e che invece ci ha colto di sorpresa con l’alternanza di giornate grigie a veri e propri squarci d’estate. Bryan Ferry sembra aver messo da parte il jazz, le cover di Bob Dylan, le rivisitazioni e le sperimentazioni elettro-rock che hanno caratterizzato più o meno gli ultimi venti anni della sua produzione discografica, e con una apparente quanto disarmante semplicità, ha confezionato un album che sembra nato trenta anni fa ma che, per un non precisato motivo, è invece profondamente intriso di presente, ineluttabilmente odierno.

Già il primo singolo estratto da Avonmore e brano che apre il disco, Loop De Li, ci riporta ai tempi di Bête Noire (album del 1987), ma anche più indietro nel tempo, ai Roxy Music di Dance Away (1979). Le atmosfere sono quelle, come cristallizzate: il tempo ballabile e seducente scandito dalla ritmica funky, le annotazioni del sax, i suadenti cori femminili, la compresenza di ben 6 grandi maestri alle chitarre: Johnny Marr, Nile Rodgers, Neil Hubbard, Oliver Thompson, David Williams e Steve Jones! Chi ha amato quello stile unico, raffinato, orecchiabile ma di gran classe, squisitamente anni ’80, ha pane per i suoi denti. In quel periodo Bryan Ferry aveva affinato la sua identità di autore ed interprete, stemperando le forti connotazioni glam-rock, che avevano caratterizzato gli anni ’70 insieme ai Roxy Music, con toni più romantici e seducenti, adattissimi ai passaggi radiofonici e ad essere rielaborati dai disc-jokey di grido che li trasformavano in successi riempipista nelle discoteche. Lo stesso discorso vale per la successiva Midnight Train, dal ritmo incalzante come a riprodurre l’andatura di una locomotiva e perfettamente in linea con la disco di classe di fine anni ’70.

Ma è giunti al terzo brano, Soldier Of Fortune ( peraltro una bellissima ballad rhythm & blues scritta insieme a Johnny Marr) che improvvisamente ci rendiamo conto di qualcosa di “diverso”… La voce! La voce di Bryan Ferry, calda, suadente e sfuggente, vibrante e modulata, è sempre più “rarefatta”; sembra si sia dissolta man mano come le spirali delle tante sigarette fumate nel corso dei decenni. Delusione?.. Dispiacere?.. Si tratta solo di puro risveglio da un sogno, la nostalgia degli anni ’80 ci ha fatto dimenticare per qualche minuto che sono passati trenta anni, niente di più. Adesso ci stiamo rendendo conto che ciò che ascoltiamo non è un’operazione di revival ( e diremmo per fortuna!), ma il quattordicesimo album in studio di un grande artista, che alla soglia dei settanta anni ha prodotto un disco che pur rivendicando le sue radici, non fa altro che collocarle all’interno dello scenario musicale attuale, anzi attualissimo, popolato per lo più da band ed interpreti giovani che hanno attinto a piene mani da quei suoni, da quei riff, da quel funky e da quella disco per sfornare successi anche clamorosi, che di attualissimo hanno solo l’anno d’incisione. In questo album non troverete mai la voce del Bryan Ferry di Is Your Love Strong Enough? (1986), come peraltro a settanta anni è più o meno normale che sia. Ma trovate una classe infinita, che riesce anzi a disegnare delle stupende ed emozionanti immagini notturne, come notturno e crepuscolare è stato da sempre il suo interprete. E allora via, c’è spazio anche per il pezzo d’amore “midtempo” alla Slave To Love (1985): A Special Kind of Guy, e poi, tanto per non fare economia di grandi chitarristi, la presenza di Mark Knopfler nell’altra struggente ballad Lost. Come altro probabile singolo da classifica segnaliamo invece One Night Stand, accattivante funky che gareggia in potenza con hits storiche tipo Kiss And Tell (1988).

Ma la perla dell’album è la coda. Ricordate la celeberrima hit Johnny & Mary portata al successo da Robert Palmer nel 1980? Ferry la fa sua, come già riuscì mirabilmente nel 1981 con un altro classico, Jealous Guy di John Lennon. Il brano è rielaborato in collaborazione con Todd Terje ed il risultato è strabiliante. I due traslano il ritmato motivetto che tutti abbiamo nelle orecchie in un’altra dimensione, un’atmosfera fortemente evocativa costruita dai synth, che come i timidi raggi del sole di un’alba invernale, sembrano farsi largo con leggerezza tra la foschia del mattino. La voce rarefatta di Bryan Ferry in questo contesto è impareggiabile, se avesse avuto il timbro di trenta anni fa non sarebbe la stessa cosa. Ecco cosa contraddistingue i grandi artisti: saper emozionare sempre e comunque, al di là dei limiti imposti dalle umane fragilità.

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Tracklist:
01. Loop De Li
02. Midnight Train
03. Soldier of Fortune
04. Driving Me Wild
05. A Special Kind Of Guy
06. Avonmore
07. Lost
08. One Night Stand
09. Send In The Clowns
10. Johnny & Mary


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