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The Scunned Guests – Le Scimmie Urbane (Seahorse Records/Audioglobe, 2014) di Fabio Ippoliti

La mezz'ora di rock dalle forti tinte alternative che ci propongono Gianni Senes alla voce, Marco Calisai alla chitarra, Paolo Vodret al basso e Pietro Marongiu alla batteria - i The Scunned Guests - emanano delle vibrazioni piacevoli... L'udito viene sollazzato da una produzione veramente brillante, risultato del mixaggio d'oltreoceano a cui i TSG hanno fatto sottoporre la loro musica. Dal punto di vista del sound e delle coordinate stilistiche i The Scunned Guests propongono un corposissimo rock con un groove molto accattivante che riesce a risultare attraente. La voce di Gianni, che si muove prevalentemente su registri bassi…

Score

CONCEPT
ARTWORK
POTENZIALITA'

Conclusione : Potrebbero fare di più

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TSG frontLa mezz’ora di rock dalle forti tinte alternative che ci propongono Gianni Senes alla voce, Marco Calisai alla chitarra, Paolo Vodret al basso e Pietro Marongiu alla batteria – i The Scunned Guests – emanano delle vibrazioni piacevoli… L’udito viene sollazzato da una produzione veramente brillante, risultato del mixaggio d’oltreoceano a cui i TSG hanno fatto sottoporre la loro musica.

Dal punto di vista del sound e delle coordinate stilistiche i The Scunned Guests propongono un corposissimo rock con un groove molto accattivante che riesce a risultare attraente.

La voce di Gianni, che si muove prevalentemente su registri bassi si riconosce per una timbrica molto affascinante, e strumentalmente mi piace molto il basso mixato in rilievo (magari non avete idea quanto sia importante un basso ben presente, avvolgente e in primo piano molte volte…) anche se nel complesso il suono è molto equilibrato e gli strumenti hanno un volto ben definito.
Potrei finire qui la recensione, e voi magari sgranereste gli occhi dicendo “eh, e allora?”.

E’ un po’ la sensazione che mi ha lasciato questo platter. Suonato con passione, con forti intenti poetici, ma che alla fine non lascia moltissimo dentro. Non colpisce, affiora come un lavoro di maniera, suonato ottimamente ma che manca di quel quid, quel tarlo che si infila in testa e sprona ad un successivo riascolto e altri ancora, con la curiosità di trovare altri dettagli che riescano a incentivare la curiosità, il voler capire.

Forse manca qualche cosa tipo una stranezza, un guizzo differente ogni tanto.
Non manca di certo la potenza, ripeto il disco è suonato con cognizione di causa e fa molto piacere alle orecchie, ma dal punto di vista compositivo forse ci vorrebbe qualche sforzo in più. Insomma i TSG se li vedessi dal vivo batteresti il piedino ma credo difficilmente li andresti a ricercare una volta finito il concerto.

Il disco graffia ma non incide, a livello di contenuti sfocia un po’ troppo nello sbadiglio e le parole che mirano ad essere forti e filosoficamente pregne non sempre riescono ad infilarsi: puntano, sparano ma il colpo si ferma a mezz’aria.

 

Tracklist:

1. Prigioniero
2. Nuovi Giorni
3. Bla Bla Bla
4. Il Buon Padre
5. Sera D’Autunno
6. Sogno E Son Desto
7. Sopravvissuti
8. Torbido
9. Visioni D’Insieme


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