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Uyuni – Australe (Coproduzione, 2014) di Simone NoizeWave Vinci

Uyuni, come in tanti sapranno, è il nome del deserto salino più grande del mondo: una distesa di migliaia di chilometri quadrati di sale. Nel periodo delle piogge, l'acqua invade la Salar, creando un effetto ottico unico al mondo: il cielo si riflette perfettamente nelle acque basse della Salar a causa del fondo bianco, quindi il cielo e la terra diventano una cosa unica, di cui si fatica a trovare il confine. Ecco, Australe degli Uyuni è esattamente la stessa cosa. I suoni eterei e magici di un certo tipo di Psichedelia, incontrano il Folk, decisamente più terreno, creando…

Score

CONCEPT
ARTWORK
POTENZIALITA'

Conclusione : Miraggio

Voto Utenti : 3.4 ( 2 voti)

10469937_727211950706079_24614124257537104_n[1]Uyuni, come in tanti sapranno, è il nome del deserto salino più grande del mondo: una distesa di migliaia di chilometri quadrati di sale.

Nel periodo delle piogge, l’acqua invade la Salar, creando un effetto ottico unico al mondo: il cielo si riflette perfettamente nelle acque basse della Salar a causa del fondo bianco, quindi il cielo e la terra diventano una cosa unica, di cui si fatica a trovare il confine.

Ecco, Australe degli Uyuni è esattamente la stessa cosa. I suoni eterei e magici di un certo tipo di Psichedelia, incontrano il Folk, decisamente più terreno, creando qualcosa di cui si fatica a comprendere l’identità e i confini. Che forma ha questo disco? Di che parla? Perchè si chiama Australe se Knocknarea si trova in Irlanda? Qualche certezza c’è: tipo che L’Ojos de Salar si trova in Cile. O che comunque il disco è davvero godibilissimo ed ha dei suoni molto ricercati.

Ascoltandolo meglio, si intravedono le influenze di musica Boreale, per esempio dei Sigur Ros in Australe II, ma nella quasi totalità, è riconoscibile il Folk/Blues Americano, condito da attitudini Prog e Post-Rock.

Questo disco ci regala il fenomeno del Parallasse: se mi sposto io, pare che si sposta pure lui.

Se mi metto di qua e cerco di venire a capo dell’origine e dei tipi di suoni, devo dire che il disco risulta molto pieno d’idee, ma se mi metto di là a pesare le tracce per quello che sono nella totalità, non è più così originale. Nelle 8 tracce si passa, quindi, da momenti estremamente godibili, a momenti di noia altrettanto estrema.10384335_730150883745519_5073046886783027834_n[1]

Ecco, insomma: Sono bravi, curati, attenti, ma noiosi e ripetitivi con una chitarra fingerpicking sempre uguale a se stessa. Portano a casa il risultato giocando in ogni traccia con gli altri strumenti, effetti e sottotracce di contorno che lo rendono un lavoro di cui parlare molto bene. Un po’ come se a una festa di compleanno il festeggiato è in un angolo e i commensali si intrattengono con suo fratello più grande.

Il problema reale, a mio avviso, è che la parte che rende interessante questo disco non è l’anima, ma il corpo. Se la Psichedelia  è il cielo e il Folk è la terra e questi sono speculari, gli Uyuni  e questo disco sono l’orizzonte perso da qualche parte lì in mezzo.

Nella sua totalità è un lavoro particolare, coraggioso, curato e ricco di suoni, ma che allo stesso tempo riesce a risultare ovvio e a tratti noioso.

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Tracklist: 

1. Australe I

2. Ojos de salar

3. Albero

4. Parallasse

5. Knocknarea

6. Molte volte Niente

7. Qualcosa a cui non pensavi da tempo

8. Australe II


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