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Finistère – Alle porte della città (Costello’s records, 2014) di Stefano Capolongo

Finistère. Un nome che viene da lontano, dal latino e che significa 'terra di confine'. L'accezione è stata utilizzata nel tempo per molte zone del globo, tra cui la più comune va ad indicare una precisa località della Britannia. La zona dove finisce la terra, per l'appunto e si abbraccia l'oceano. Fine della terra ma anche fine del mondo. Una nomenclatura quindi abbastanza importante quella scelta dalla band di Bergamo, città che per conformazione geografica non è una terra di confine ma che può esserlo nel profondo, nell'immaginario collettivo di una band che viene proprio da lì. Ciò può essere…

Score

CONCEPT
ARTWORK
POTENZIALITA'

Conclusione : Ragionato

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finistere-alle-porta-della-cittaFinistère. Un nome che viene da lontano, dal latino e che significa ‘terra di confine’. L’accezione è stata utilizzata nel tempo per molte zone del globo, tra cui la più comune va ad indicare una precisa località della Britannia. La zona dove finisce la terra, per l’appunto e si abbraccia l’oceano. Fine della terra ma anche fine del mondo. Una nomenclatura quindi abbastanza importante quella scelta dalla band di Bergamo, città che per conformazione geografica non è una terra di confine ma che può esserlo nel profondo, nell’immaginario collettivo di una band che viene proprio da lì. Ciò può essere il confine/fine di qualcosa di molto personale, la fine del mondo sia in senso buono che in senso negativo.

I confini tornano anche nel nome dell’album ‘Alle porte della città‘, quasi che gli artisti volessero dare una delimitazione spaziale precisa che però tende ad affievolirsi man mano che ci si avvicina alla città. E’ chiaro quindi, quanto ancor prima del pronti via, siano interessanti gli input forniti dai Finistère. Il disco è pressoché divisibile in due parti: la prima più ispirata, rappresentata da una sgargiante opening track (Lo so che mi odi) e da un singolo arrabbiato e gustosamente retrò (Oh oh) seguita da una seconda, dove spicca la bella Angela, più richiusa su se stessa e forse troppo introspettiva.

La bandiera battente è quella di un classico indie pop, con chitarre sempre protagoniste ma senza particolari guizzi interpretativi sia a livello di strumentazione sia, sebbene ben strutturati, di testi. Lo scenario che avvolge l’intero lavoro è pregno di vissuto urbano fatto di amori, delusioni e capricci. Alle porte della città è un disco che si snoda lungo questo fil rouge in modo dritto e preciso, mantenendo uno stile proprio e non sfociando mai in inutili ampollosità. Proprio quest’ultima qualità quasi accademica fornisce pregio e una certa dose di stile ad una band purtroppo orfana di un EP introduttivo.
Pollice su.

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Tracklist:
1. Lo so che mi odi
2. Oh oh
3. Pronti alla rivolta
4. Stella
5. Sfida
6. Guai a te
7. Sabba
8. Esponda
9. Soffoca
10. Angela
11. Pensi a niente


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