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Sette per quattro #1: The heart & The Void, Black Elephant, Delirium Age, Torafugu

assThe heart & The Void – A Softer Skin (Sangue Disken, 2014) di Stefano Capolongo

No, non sono Damien Rice e Lisa Hannigan, nemmeno nella toccante Girl from the City by the Sea ma Enrico Spanu, accompagnato in due pezzi da Giulia Biggio. Il cantautore sardo ci delizia con un folk d’autore che parla d’amore a 360°. Un disco impulsivo ma in senso positivo, carico di storie e di vissuto. Ok così.

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Black ElephantBlack Elephant – Bifolchi Inside (Rude Records Savona, 2014) di Silvano Annibali

Si erano proposti nel 2012 con l’EP Spaghetti Cowboys grondante di sferzate thrash e metal, tornano dopo due anni con un potente esordio in LP che invece ci trascina in una serrata sequenza di pezzi stoner e hard rock. Ispirati ma istintivi, autoironici e disinvolti, i Black Elephant hanno centrato il bersaglio al primo colpo. L’album è disponibile in free download.

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Delerium AgeDelirium Age – Burn My Temple (Toxic Visions, 2014) di Silvano Annibali

Album ricco di influenze e molto eterogeneo, opera prima della band. Abbiamo ascoltato e cantato Carry Me, orecchiabile brano brit-pop, apprezzato moltissimo Ashes, ballad sospesa tra acustica e psichedelia, ma il pezzo forte è senza dubbio l’estesa You Will Be The Death Of Your Sons. Palpabile una certa discontinuità nella qualità dei pezzi ma è naturale che sia così in una fase di ricerca. Good Vibrations.

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TorafuguTorafugu – Downtime (Yalla Records, 2014) di Silvano Annibali

Assolutamente affascinati dalla suggestiva e accurata artwork del formato fisico di Downtime, ci siamo immediatamente immersi nell’ascolto. Si esce dai confini dell’indie nostrano e si parte per un viaggio a base di elettro-rock, synth pop e dubstep ricercatissimo. E’ facile trovare nei Depeche Mode la fonte naturale d’ispirazione a cui si rifanno i Torafugu nell’elaborare il loro esclusivo genere sperimentale. Bravissimi, ma l’album non spicca il volo.


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