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Mosquitoes – Zapp (Autoprodotto, 2015) di Luca Scarfidi

Nota folkloristica: il titolo del primo CD dei Mosquitoes, band di Foligno, si ispira ad una ditta di insetticidi indonesiana nota con il nome di Bug Zapper. Divertente. Ed è un po' lo specchio di Zapp, registrato negli Urban Recording Studios. Un disco divertente, compatto e assolutamente piacevole. Cinque tracce che non hanno la pretesa di cambiare la storia della musica, ne' di rimanere scolpite nella mente dell'ascoltatore e che, tuttavia, escono a testa alta anche dopo diversi ascolti. I Mosquitoes sono questo, ne' più ne' meno: potete ascoltare il loro cd anche a testa in giù mentre cercate di bere…

Score

CONCEPT
ARTWORK
POTENZIALITA'

Conclusione : Solidissimo

Voto Utenti : 3.83 ( 6 voti)

mosquitoes0215Nota folkloristica: il titolo del primo CD dei Mosquitoes, band di Foligno, si ispira ad una ditta di insetticidi indonesiana nota con il nome di Bug Zapper. Divertente. Ed è un po’ lo specchio di Zapp, registrato negli Urban Recording Studios. Un disco divertente, compatto e assolutamente piacevole. Cinque tracce che non hanno la pretesa di cambiare la storia della musica, ne’ di rimanere scolpite nella mente dell’ascoltatore e che, tuttavia, escono a testa alta anche dopo diversi ascolti. I Mosquitoes sono questo, ne’ più ne’ meno: potete ascoltare il loro cd anche a testa in giù mentre cercate di bere una birra ma suonerà esattamente come se steste comodamente seduti su un divano. E’ hard rock classico, leggerissime spruzzate di blues (che sono comunque parte integrante dell’hard rock) e un’ottima dose di furbizia artistica che fa di Zapp un disco maturo, che arriva al cuore della band.

Il brano di apertura è Bobby the Beggar. Le sonorità ricordano quelle punk-blues dei Social Distortion, facciamo quindi i conti con amplificatori con manopoline del gain a manetta, della serie ‘basta che faccia casino’. E funziona! Perchè di rumore ce n’è in abbondanza, ma è tutto bypassato da buone linee vocali che rendono la traccia più che apprezzabile anche per il grande pubblico. Intelligenti. Con Legal Slavery la faccenda si fa seria, riff hard rock, groove in 4/4 che ti fa venire voglia di mettere un pantalone di pelle attillato, una camicia aperta con tanto di ciuffo di peli in bella vista, gibson les paul fra le mani e let’s rock baby! Segue Three Blacks che forse è la traccia più debole del cd, struttura e soluzioni sonore troppo note per riuscire a coinvolgere pienamente. Breath invece è il pezzo forte della casa, si sente. Questi ragazzi hanno anche un lato mieloso e lo dimostrano così: arpeggi, armoniche, assoli su pentatoniche minori, insomma, il modo migliore per colpire il cuore di una ragazza. La melodia è ottima anche in questo caso, l’intonazione pure. E’ probabilmente il brano migliore del cd per maturità e semplicità: pezzi come questo sono l’esempio perfetto di come una canzone possa funzionare anche con poco. Con la traccia di chiusura, Red Magic, torniamo alle sonorità sopra descritte: hard rock, un po di sporcizia qua e la che non guasta. Il cantante, Tiberio Rossi Magi, è perfetto anche in quest’occasione.

Null’altro da aggiungere, gruppo coeso, disco compatto. Suona bene e di questi tempi è una conquista. Però non provate ad ascoltarlo veramente a testa in giù mentre bevete birra perchè probabilmente suonerebbe come un cd psichedelico di Syd Barrett, accontentatevi di un divano, ne vale la pena!

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Tracklist:

1. Bobby the Beggar
2. Legal Slavery
3. Three Blacks
4. Breath
5. Red Magic


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