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Sette per quattro #5: The Shape, Priscilla Bei, Omake, Le Moire

The Shape – Lonely Crowd (Bass deparLONELY-CROWDtment rec.,2014) di Stefano Capolongo

C’è tutta l’America dei mostri sacri nel nuovo album della band veronese. Si passa con disinvoltura dai Led Zeppelin (Rain) ai Radiohead (My god is mad), dai White Stripes (Vacuum Eye) ai Wilco (Mind mirror) intercettando anche i Doors (Ancient woman) e il tutto con una disinvoltura spaventosa. Mettete su Sunshine e godete un po’, è così che si fanno album.

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Priscilla Bei – Una storia vera (10953236_903234479716786_5451879953156886672_nAutopr., 2015) di Stefano Capolongo

Leggerezza e disincanto, sono queste le parole d’ordine dell’EP d’esordio della giovane cantante romana. Oltre a ciò però troviamo un sguardo attento agli amori lontani (Ulisse), al passato che riemerge (Parla pure) e al lassismo tipico degli uomini (La lista) pennellati egregiamente da ritmi jazz e bossa nova. Cinque tracce che gettano luce su un’ottima proposta. Ora sotto con il full-lenght.

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Omake – Columns (Sherpa Records, 2015) di Silvano Annibali

Dei trascorsi punk hardcore di Francesco Caprai non traspare praticamente nulla in questo primo album del progetto Omake. C’è invece tanta originalità ed introspezione, ben espressa con le sonorità hip hop, le influenze black e l’elettronica. La voce profonda, da basso, che sembra uscire da una caverna (il confronto con l’io?) e certi paesaggi sonori minimalisti ed estranianti ci ricordano non poco il Brian Eno di 30 anni fa. Per intenditori.

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Le Moire – Giardino Degli Atomi (Autopr., 2014) di Silvano Annibali

A settembre avevamo pubblicato un’anteprima streaming del bel brano Di cosa hai sete, proprio tratto da questo EP dei Le Moire. Nelle 7 tracce del disco troviamo un caleidoscopico e variegato assortimento di alternative rock intriso di blues, cenni di psichedelia e teatralità, anche grazie all’ottima vocalità di Stefano Invernizzi. Teoria dell’abbandono e L’origine della carne gli episodi più intensi. Una band da seguire.


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