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Speranza ed ironia, gli ingredienti musicali di LorisDalì in un Italia sfiduciata dalle crisi (intervista a cura di Frank Lavorino)

Una lunga chiacchierata con l’autore del recentissimo “Scimpanzè”, un album di dodici brani che vedono protagonista la realtà quotidiana (spesso cruda) e le sue innumerevoli sfaccettature, il tutto condito da un pizzico di humor e accompagnato da briciole di residua speranza. In un’Italia che non riesce a fare i conti con il presente e sempre più incerta sul futuro.

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LorisDalì1– Chiariamo subito: sei un artista o siete un’entità comunemente definita “band”?

– Sono felice di rispondere a questa domanda, perchè mi rendo conto che la situazione “LorisDalì” necessità di una spiegazione chiara. Pochi anni fa ci chiamavamo “Idalì” e la band, oltre a me, comprendeva Giorgio Barberis, Paolo Verlucca e Marcello Nigra. Noi quattro suoniamo insieme da più di 15 anni. Per l’uscita di Scimpanzè ho deciso di tentare il tutto per tutto e di dedicarmi completamente alla musica. I miei tre compagni di band non erano sicuri di poter fare altrettanto, e quindi di potermi seguire in ogni concerto o situazione promozionale. Quindi abbiamo deciso di comune accordo di modificare il nome in “LorisDalì”. In questo modo, anche nel caso mi esibisca da solo o con altri musicisti, l’immagine non viene snaturata. Per gli stessi motivi abbiamo aggiunto alla formazione altri due elementi che sono Andrea Baileni e Claudio Dainese. Anche in questo caso si tratta di amici di lunga data con cui collaboravo già in altri progetti musicali. Quindi è una scelta obbligata per motivi di impegno, ma anche se sono LorisDalì, di fatto continuo e continuiamo a ragionare come band e come gruppo di amici.

– Parlaci di Scimpanzè, il tuo nuovo album in studio: da cosa sei partito per la sua genesi?

– Tre anni fa ci siamo riuniti per una cena e per parlare del nostro futuro. Ho lanciato l’idea di lavorare ad un nuovo disco che avesse le potenzialità per trasformare ciò che è sempre stato un hobby in un vero e proprio lavoro. Quindi siamo usciti un po’ da ciò che avevamo sempre fatto, cioè del classico rock italiano, per avventurarci in una dimensione più ricercata, sia nei testi che nella musica. Volevo raccontare delle storie ed arrangiarle uscendo dalla modalità batteria, basso, chitarra e voce. Un altro aspetto importante è stato il fatto di colorare con ironia e sarcasmo i testi, perchè volevo che le canzoni facessero riflettere su temi importanti, ma sempre con un sorriso. Dal mix di tutto ciò è nato Scimpanzè.

– Perchè la scelta del brano Manager per presentare al pubblico il tuo nuovo album?

– Perchè credo sia il pezzo più rappresentativo per due motivi. Dal punto di vista musicale, perchè in poco più di tre minuti troviamo un assolo alla Pulp Fiction, un coro di bambini, un tenore lirico e la telefonata dell’Equitalia che ricevo al termine del brano. Inoltre è uno dei testi che mi rappresenta di più.

– Ma su cosa stiamo maggiormente rovinati in Italia, Loris ?? (mi rifaccio ad un tuo testo)
– Purtroppo è difficile scegliere tra tutte le rovine che ci affliggono, davvero. Al di là di ragionamenti economici e politici, su cui si potrebbe parlare per settimane senza risolvere nulla, credo che la crisi più grande per il nostro Paese sia la crisi della fiducia. Oggi non c’è più fiducia nelle istituzioni, nella politica, nei giovani, nel futuro, nel prossimo ed a volte perdiamo anche la fiducia in noi stessi. Ecco credo che la prima cosa da ripristinare al più presto sia proprio la fiducia della gente.

– Prima svolgevi anche un altro lavoro non di carattere artistico, giusto? Una scelta coraggiosa quella di dedicarsi completamente alla musica nel 2015 . Ti va di dirci qualcosa a tal riguardo?

– I testi del disco, ogni singola parola, mi riguardano direttamente. Parlando di Manager, come dicevo prima, la figura dell’imprenditore che, in un momento di nera difficoltà, sceglie di iniziare una nuova vita guardando il mondo con occhi diversi sono proprio io. Io ho svolto un lavoro diciamo da manager per quasi venti anni, con risultati a dir poco altalenanti. Negli ultimi cinque anni però le cose sono andate davvero male ed ho deciso di chiudere la mia attività. Mi sono guardato allo specchio e mi sono detto:”Hai 40 anni, due figli e non hai più un lavoro. Cosa sai fare davvero?”. Io so scrivere storie, canzoni e questo ho fatto. Tornando alla tua domanda, ho conosciuto diverse persone che amano davvero il loro lavoro di professionisti e manager ed infatti sono proprio coloro che hanno grandi risultati. Il lavoro dovrebbe essere qualcosa per cui non ti pesa dedicarti anche 20 ore al giorno, per cui non dormi per produrre. Qualcosa a cui pensi prima di dormire ed anche mentre dormi. Per me la musica è questo.

Se Dovessi Morire Adesso? Non toccarti, ti va di parlarci di questo tuo brano?
– Mi è venuto in mente un giorno mentre ero in macchina. Devi sapere che registro nelle memo vocali del mio telefono centinaia di melodie che mi vengono in mente all’improvviso, mentre nelle note del cellulare ho centinaia di idee e testi. Quel giorno ho pensato: “Ma se ora mi schiantassi, cosa ne sarebbe di tutto questo materiale? I miei compagni di band potrebbero fare un album postumo triplo di materiale inedito. Riuscirebbero a ricomporre il puzzle delle mie idee disordinate?”. Allora ho iniziato a pensare alla mia morte ed alle reazioni delle persone che mi sono vicine e da questo spunto è venuto fuori questa canzone.

– Mi ha colpito la tua dichiarazione: “Voglio conquistare tutte le osterie d’Italia!!” Pura voglia di emozioni vere o della serie: e chi se ne frega dei music club….??

Guarda, l’ho detto appunto perchè nell’ottica di avere un pubblico trasversale, non vedo perchè disdegnare davvero le osterie, cosi come i circoli e tutte quelle realtà che in Italia rappresentano ancora un ambiente di vera e sana umanità così come era decenni fa. Con questo ben vengano i music club, i locali, i festival e qualunque occasione buona per far ascoltare la mia musica. Si potrebbe pensare che, per esempio, esibirsi in un locale dove ci sono solo 30 persone magari di una certa età non si addica a chi fa questo genere di musica. Invece a dire la verità credo sia molto più difficile catturare l’attenzione e l’apprezzamento di poca gente piuttosto che di folle oceaniche. Ho fatto dei concerti davvero davanti a 5 persone, ma se poi quelle 5 persone si sono divertite, mi vengono a parlare ed a farmi i complimenti a fine concerto io ho raggiunto il mio obiettivo. Ci sono band che disdegnano alcuni locali o alcune situazioni. Ognuno è libero di fare la sua scelta. Io sono quello che ogni volta che si va a cena al ristorante tra amici, arrivo al caffè che sto già suonando da un ora e vado avanti per ore. Mi piace suonare e cantare e lo faccio.

– Scherzi a parte, nelle osterie come nelle canzoni, c’e’ tanta vita vera, fatti concreti; potremmoLorisDalì2 definirti “un sognatore che riflette”?

“Un sognatore che riflette” è una definizione che mi piace, grazie. Sono indubbiamente un sognatore perchè altrimenti nella mia situazione ed alla mia età forse sarei andato in un agenzia di lavoro interinale piuttosto che alla ricerca di una produzione per il mio disco. Riflessivo anche, perchè non mi posso permettere di sbagliare, quindi pianifico il progetto e lo seguo con molta attenzione e concretezza. A dire la verità credo di essere fortunato ad essere a questo punto a 40 anni. Innanzitutto a 20 anni non sarei stato in grado di scrivere queste canzoni perchè, come dicevi tu, sono davvero vita vera messa in musica. Poi a 20 anni si è tutt’altro che maturi ed avrei rischiato di bruciarmi molto in fretta.

– Credo che per scrivere un disco come Scimpanzé si debba essere dotati di una qualità sempre più rara, quella di saper ascoltare.

– Si tende a sentire il nostro interlocutore, ma ascoltare è qualcosa di diverso. Per ascoltare occorre essere liberi da pregiudizi, quindi è molto difficile. In effetti per creare questo disco abbiamo ascoltato molto. Consigli, critiche, idee ecc. Come ti dicevo, abbiamo avuto la fortuna di avere intorno un sacco di amici che, oltre a dare il loro contributo musicale, ci hanno appunto dato diversi suggerimenti. Alcune idee sono state risolutive ed hanno cambiato l’essenza del brano. Questo accade anche perchè a forza di ascoltare centinaia di volte una canzone si perde un po’ di oggettività. Invece da un ascolto esterno ed oggettivo può scaturire un’idea a cui noi non saremmo mai arrivati.

– Sempre a proposito di ascolti: a casa Dalì nel tempo libero cosa va per la maggiore?

– Dipende da ciò che devo fare. Per esempio non riesco ad ascoltare nulla di italiano mentre scrivo anche solo una mail, perchè non riesco a non ascoltare le parole ed il testo e quindi mi confondo. Per ascoltare musica italiana devo essere libero di farlo con tranquillità. Comunque se metto su un disco a casa direi che il più delle volte finisco per scegliere Beatles, Radiohead, De Andrè, Niccolo Fabi, Jeff Buckley, Brunori e… la lista sarebbe davvero troppo lunga.

– Quindi ti senti più affine al vecchio filone dei cantautori italiani o più in linea con le ultime leve (vedi Mannarino e Brunori)?

Anche nel caso dei cantautori credo che il presente non sia ne migliore ne peggiore del passato. Abbiamo avuto i grandissimi Battisti, De Andrè, Dalla o Gaber, solo per citarne alcuni. Oggi abbiamo Brunori, Mannarino, Silvestri, Fabi ed altri che, a mio avviso, potranno essere considerati altrettanto grandi nei prossimi anni. Forse è cambiato l’approccio della mercato musicale. Chissà se oggi un Lucio Dalla sarebbe riuscito a venire fuori brillantemente come nel suo periodo. E De Andrè, sarebbe riuscito ad arrivare ad un talent show o a vincerlo? Bhè, in questo caso direi che la risposta è che De Andrè non avrebbe nemmeno accettato di andare ai provini di un talent show.

– Ci parli della dimensione live di Loris Dalì? Come si struttura un vostro concerto? Cosa deve aspettarsi il pubblico dai tuoi show?

– Abbiamo voluto creare uno show che non fosse solo musicale. Questo perchè vogliamo dare al pubblico qualcosa di più che semplicemente le canzoni del disco suonate dal vivo. Quindi ho scritto alcune parti recitate e creato alcuni personaggi e siparietti che cercano di dare un approfondimento delle tematiche trattate nei brani. Per esempio prima di Funerale mi travesto da prete per recitare un improbabile sermone. Vita Coniugale è preceduta da un monologo sulla vita di coppia vista in maniera differente dall’uomo e dalla donna. Tutto sempre nel segno dell’ironia e del divertimento.

– E’ il lato scenico oppure è la musica ad avere sempre il maggior spazio, Loris?

– Principalmente si tratta di musica, ma questa si amalgama con le parti sceniche. La speranza è che il pubblico, una volta visto lo spettacolo, esca con un sorriso dopo aver passato una bella serata. La speranza è anche che ne parli positivamente in giro.

– Strano. Solitamente mi trovo ad intervistare ragazzi arrabbiati che non sanno precisamente in che mese siamo; oggi di fronte a me c’e’ un quasi quarantenne solare e padre di famiglia. Come convivi ogni giorno con questa duplice dimensione artista/papà?

– I miei figli sono cresciuti a Beatles e Pink Floyd. Suonano e cantano ed entrambi hanno partecipato alla registrazione del disco. Mia figlia Morgana ha cantano nel coro di Manager, mio figlio Jacopo ha suonato il flauto in C’era Una Volta ed entrambi hanno cantato nell’ultimo brano del disco Scimpanzè. Loro sono i miei primi fans. Credono nel mio progetto. Ogni tanto trovo per casa o nelle tasche dei bigliettini di mia figlia con scritto:”W Scimpanzè”, “Credo in te” e cose del genere. Quindi ho i miei motivatori personali per andare avanti con tutte le mie forze in questo nuovo progetto.

– Parliamo a questo punto del brano Vita coniugale ( Mi sembra il momento giusto !!)
Vita coniugale è un altro pezzo autobiografico, purtroppo direi. A parte gli scherzi, è inevitabile che un rapporto di coppia cambi nel corso del tempo. Convivo con la mia compagna Manuela da circa 15 anni. Non è possibile mantenere i ritmi e l’intensità iniziale di un rapporto per sempre. E’ inevitabile che ci siano dei momenti e delle sere in cui il rapporto di coppia è stare sul divano a guardare un film. Altrettanto inevitabile che le aspirazioni sessuali di uno dei due a volte debbano cozzare con il sonno dell’altro, ed ho voluto scriverci una canzone. Nei live mi accorgo che il pubblico dai 40 anni in su annuisce ad ogni strofa, quindi credo che questo accada un pò a tutti dopo un certo lasso di tempo.

– Notavamo quanto eri rilassato durante la tua intervista su Radio Flash Torino con Mao. È vero che hai appreso una particolare tecnica per coinvolgere l’ascolto delle persone che vengono a sentirti dal vivo? Ci spieghi di cosa si tratta?

– Ho avuto la fortuna, nel mio precedente lavoro, di avere a che fare con il mondo della formazione, del public speaking e della gestione dell’aula. Era tra l’altro la parte che prediligevo. Facevo aula all’interno dell’azienda ed anche nelle scuole superiori ed era davvero molto stimolante. Parlare in pubblico è una vera e propria arte. Ho quindi preso alcuni concetti fondamentali di queste tecniche e li ho rapportati all’esibizione dal vivo, perchè anche in questo caso si tratta di public speaking. Le tecniche sono davvero moltissime. Per esempio, è dimostrato che il messaggio che si vuole far passare dipende più dal linguaggio del corpo che non dalle parole. Quindi è necessario utilizzare il corpo consapevolmente, accompagnando con la corretta gestualità determinate parole. Poi si potrebbe parlare di gestione dello spazio in cui ci si esibisce, dello sguardo che si deve dare alla platea a seconda delle dimensioni e del numero di spettatori, dei silenzi e delle pause. Ma non mi vorrei addentrare troppo in discussioni tecniche.

– Ad ogni modo, mi sento di dire che nella tua musica (e nelle tue esibizioni) c’e’ molto teatro / gusto per la teatralità. Concordi?

– Si. Nel corso delle registrazioni del disco abbiamo inserito parti parlate e recitate. Ed abbiamo voluto portare questa teatralità anche nei live, che per altro sono la dimensione giusta in quanto oltre all’aspetto uditivo si può contare anche sulla parte visiva. A dire la verità, nel futuro vorrei accentuare ancora di più questa teatralità sia nei live che nel disco che seguirà a Scimpanzè.

LorisDalì3– Qual è quel particolare input che ti fa prendere chitarra, carta e penna (o ipad, monitor e mouse, dipende..) spronandoti a comporre un nuovo brano?

– Quasi sempre arriva prima la melodia. Ne registro a centinaia. Poi, quando vengo catturato da una di queste in particolare, vivo giornate alla ricerca della storia di cui parlare. Del racconto che più si può abbinare a quella musica. Inizialmente me le canto in un inglese inventato oppure cantilenando numeri. Poi arriva la prima frase e da li parto per raccontare una storia. Posso citarti per esempio la genesi de Il Principe di Piazza Castello. Questa melodia mi girava in testa da settimane. Un giorno sono uscito per una lunga passeggiata quando ad un certo punto ha iniziato a piovere, il classico forte temporale estivo. Mi sono riparato sotto ad un portone e mi è venuta in mente la prima frase che si abbinava perfettamente alla musica: “Mi rifugio sotto ad un portone mentre il temporale si scatena contro la città”. Quindi ho pensato a chi potesse dire una frase del genere e mi sono ricordato di un clochard che avevo conosciuto anni prima ed ecco che ho capito che questa melodia era perfetta per un personaggio del genere. Così è nata questa canzone.

– Torino. Piemonte. Parlaci un pò della situazione (artisti, locali, ritrovi) dei tuoi posti e delle tue origini.
– Parlando di Torino credo che dopo le olimpiadi invernali sia diventata una città bellissima. Nel centro si respira un’aria direi europea. Anche dal punto di vista musicale ci sono belle realtà, sia come band che come locali. La mia zona, il Canavese, a nord del capoluogo, sta subendo una grave difficoltà economica, conseguenza della crisi dell’industria automobilistica di Torino. Però dal punto di vista musicale ci sono davvero tante band validissime, citerei tra gli altri gli amici dell’Inferno di Orfeo oppure Maltese. Inoltre negli ultimi anni siamo riusciti a superare quell’ego naturale di ogni musicista ed abbiamo iniziato a collaborare in diversi progetti. Abbiamo stretto una bella relazione tra musicisti che porta continuamente alla creazione di band, live una tantum, canzoni, collaborazioni.

– Vuoi elencarci cinque brani di cui non puoi fare a meno? Tra questi, qual è il tuo preferito e perchè?

– Non riesco davvero a trovare un brano preferito in assoluto, quindi ne cito cinque e per ognuno do una motivazione. Jeff Buckley, tutto l’album Grace, perchè… chi lo ha già ascoltato lo sa. Chi non lo ha ancora fatto dovrebbe ascoltarlo per saperlo. Happiness Is A Warm Gun dei Beatles, perchè in tre minuti ci sono almeno 4 diverse interpretazioni diverse dello stesso tema. Il Giovane Mario di Brunori, perchè il testo e la melodia non hanno nulla da invidiare ai grandi cantautori del passato. Jigsaw Falling Into Place dei Radiohead, perchè il ritmo incalzante del pezzo è davvero irresistibile. Non è L’amore Che Va Via di Capossela, perchè la melodia struggente abbinata al testo malinconico crea un’atmosfera di una poesia unica. Soddisfatti?

– Direi di sì.. Ultima domanda di rito: dove possiamo rimanere aggiornati sulle novità di Loris Dalì sul web?

– Potete digitare lorisdali su Twitter, My Space, YouTube. ReverbNation. Però la pagina più aggiornata direi che è quella di Facebook. Lì trovate sicuramente tutte le news, i concerti, i video, le immagini e ogni cosa che abbia a che fare con LorisDalì e con Scimpanzè.

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https://soundcloud.com/i-dal/sets/scimpanz


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