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Free Nelson MandoomJazz – Awakening Of A Capital (RareNoise Records, 2015) di Fabio Montemurro

Awakening Of A Capital, il primo album full lenght del trio scozzese Free Nelson MandoomJazz,esce a brevissima distanza dal loro primo doppio EP mostrando in tutte e 8 le traccie che lo compongono come in brevissimo tempo siano riusciti a levigare gli aspetti più spigolosi del loro stile, ribattezzato da loro stessi "doomjazz". I riferimenti del disco sono molteplici, si va dal futurismo al freejazz, dallo stoner rock al noise. Quello che colpisce ancora una volta è come tante influenze riescano a convivere ed armonizzarsi in un sound che sì ha molto del doom rock (si sente anche una…

Score

CONCEPT
ARTWORK
POTENZIALITA'

Conclusione : Vertiginoso

Voto Utenti : 4.65 ( 1 voti)

Awakening Of A Capital, il primo album full lenght del trio scozzese FreeNelsonFree Nelson MandoomJazz,esce a brevissima distanza dal loro primo doppio EP mostrando in tutte e 8 le traccie che lo compongono come in brevissimo tempo siano riusciti a levigare gli aspetti più spigolosi del loro stile, ribattezzato da loro stessi “doomjazz”.

I riferimenti del disco sono molteplici, si va dal futurismo al freejazz, dallo stoner rock al noise.
Quello che colpisce ancora una volta è come tante influenze riescano a convivere ed armonizzarsi in un sound che sì ha molto del doom rock (si sente anche una certa influenza dei primi Black Sabbath e a tratti dei Black Widow) ma che rimane comunque fedele alle dinamiche del jazz.

Apre il disco Sunn Ra che sembra essere nelle sue agonizzanti e distorte note di sassofono non tanto un omaggio al jazzista afroamericano quanto un comprimere in 50 secondi quella che è stata tutta l’esperienza free jazz dalla fine anni ’50 alla fine degli anni ’60. Poi all’improvviso si sgonfia e si affievolisce per lasciare spazio a basso e batteria che introducono le tetre atmosfere stoner/doom di The Stars Unseen e The Land Of Heart and Greed, dove il sassofono sembra in secondo piano impegnato nell’immane sforzo di emergere dalle oscure trame dipinte da quella che dovrebbe essere la sessione ritmica.
Si arriva così a Porking The Bear, quarta traccia dell’album; il sassofono è ormai riemerso e un lungo intro di toni bassi e sommessi anticipa un assolo di distorsioni “free” carico di implicazioni, che supportato da una batteria ossessiva va a spegnersi sulle ultime note del basso introducendo i suoni del vento di tempesta marina da cui prende le mosse The Pillars Of Dagon. In questo brano un sassofono dalle timbriche calde e pastose si alterna ad una sessione ritmica pacatamente premonitrice di una progressiva esplosione noise disturbante di fondo su cui il sax si fa ripetitivamente ossessivo.
Erich Zann ci lascia appena il tempo per riprenderci emotivamente, avvolgendoci in un evocativa melodia che, dopo poco meno di 3 minuti, ritorna al più puro noise cedendo poi nuovamente il passo alla melodia evocativa. Infine in Slay the Light il free noise implode dolorosamente per affondare lentamente in un mare di ritmato abbandono fuori dal tempo.

Un album carico di forti tensioni emotive che alla fine dell’ascolto lascia sospesi su un vuoto vertiginoso che ci lascia pensare che il prossimo lavoro non potrà che evolvere in meglio.
Un disco sicuramente da comprare ed ascoltare più di una volta.

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Tracklist:

01. Sunn Ra
02. The Stars Unseen
03. The Land Of Heat And Greed
04. Poking The Bear
05. The Pillars Of Dagon
06. Erich Zann
07. Slay The Light
08. Beneath The Sea


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