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La nuova rotta degli Shed of Noiz (a cura di Silvano Annibali, foto di Francesco Salvadori)

Abbiamo incontrato gli Shed of Noiz in occasione dell’imminente lancio del loro nuovo album “Ad Sīdĕra”, in uscita il 25 marzo per Sinusite Records e Fridge Italia.

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Shed of Noiz FOTO 3– Per prima cosa ragazzi il titolo: “Ad Sīdĕra”, cosa esprime questa scelta?

– Ad Sīdĕra in latino significa: “verso le stelle”, il concept di tutto il disco ruota intorno alla suggestione delle stelle, del cielo, dello spazio; è emerso tutto spontaneamente ed abbiamo scelto di elaborare questo concetto e racchiuderlo in un titolo che suonasse bene ma che non fosse di immediata comprensione.

– Infatti il primo brano che avete diffuso per presentare l’album è Ovest, che in questo gioco dialettico e fortemente simbolico legato a temi astronomici e quasi metafisici, propone nuove suggestioni…

– Si, ad ovest il Sole tramonta, e la nostra idea è suggerire, con questa descrizione sintetica, l’avviarsi verso le stelle.

– Per accompagnare l’anteprima streaming del brano su Musicraiser, avete scritto: ”Quando si pensa al futuro, quando si è decisi a oltrepassare i propri limiti, quando si corre dietro alla bellezza, quando si ha tutta la speranza di potersi stupire, allora si è diretti verso Ovest. Possiamo forse interpretare questo “Ovest” come un invito a guardare al futuro con ottimismo?

– Volutamente abbiamo sempre scritto testi “criptici”, interpretabili. Sicuramente la canzone Ovest rispetto ai nostri standard è piuttosto “ottimista” perché i nostri testi di solito sono più cupi. E’ chiaro che in questo caso invece, il brano è un’incitamento ad oltrepassare i propri limiti.

Ma siamo sicuri che buona parte del significato che ha questa canzone noi stessi lo scopriremo con il tempo, è ciò che sta accadendo con i nostri pezzi degli anni passati. Ci piace pensare al fatto che una canzone possa essere bella in senso lato, in assoluto; un testo deve suscitare qualcosa, deve lasciare dei non detti, deve essere scritto bene anche dal punto di vista della metrica, deve essere di una bellezza anche “studiata”, ed è un aspetto che noi curiamo molto, lavorando in modo molto accurato sugli arrangiamenti dei brani ed anche dei testi. Lasciamo poi ad ognuno di trovare la propria interpretazione dei testi, ed è interessante parlando con fans e amici sentire come la stessa canzone susciti cose parecchio diverse nelle persone.

– Nel vostro testo di presentazione che ho prima citato, mi ha colpito molto il passaggio “…quando si rincorre la bellezza…”; in un paese come il nostro dove siamo immersi nella bellezza ma, paradossalmente, non riusciamo più a vederla, io lo interpreto come un ribadirne l‘importanza, quindi voler crescere in quella direzione lì, rivendicando così un’autonomia dell’ottimismo.

– Assolutamente si, la bellezza va coltivata e cercata, e in senso lato è quello che ci siamo imposti sempre di fare noi con il nostro gruppo.

– Tornando al brano Ovest, ci ha sorpreso positivamente l’introduzione dello strumento etnico tipico degli aborigeni, il didgeridoo

– Volevamo inserire quel suono fortemente evocativo e anch’esso molto simbolico. Abbiamo contattato Stefano Brutti uno dei “guru” italiani del didgeridoo, anche lui peraltro di Rosignano come noi; ha accettato di buon grado ed è stato un piacere ospitarlo nel disco.

– Cosa ci dite invece a proposito del brano che abbiamo presentato in esclusiva streaming noi di Relics, dal titolo 4351?

4351 è un pop-rock molto soft, una canzone più delicata e melodica rispetto agli standard del disco. Dopo la prima strofa c’è un arpeggio di chitarra ed un calo di intensità quasi totale del brano che poi si riavvia piano piano per arrivare ad una parte strumentale più aggressiva. E’ uno dei pezzi più orecchiabili dell’intero album, una canzone con molti saliscendi che comunque rispecchia la nostra anima più “pop”, anche se in verità il testo parla di una persona che è in galera. In questo caso il testo si presta ad un’interpretazione più chiara.

– In attesa di vedere il videoclip che avete realizzato per il brano La Nostra Rotta, da quest’altra canzone cosa dobbiamo aspettarci?

– La Nostra Rotta è il pezzo di apertura del disco, molto più rock, più movimentato, esordisce con degli accordi e riff di chitarra abbastanza aggressivi e poi subentra il basso; è una canzone piuttosto dinamica, ci sono tanti saliscendi ed una strofa centrale molto “stoner” (diciamo “alla Queen Of The Stone Age”…) e poi una sorpresa finale! E’ la canzone al suo interno più variegata di tutto il disco che è molto eterogeneo, forse per qualcuno potrebbe essere anche disorientante. La Nostra Rotta rispecchia bene tutto il disco. Anche qui il testo può prestarsi a molteplici interpretazioni.

– Parlando di etereogeneità e delle varie “anime” musicali, mi dite i vostri gusti in merito, gli artisti e le band che amate e che avete amato?

– Agli albori eravamo dei giovanissimi metallari (Iron Maiden, Metallica) mentre tra gli ascolti degli ultimi anni che hanno influenzato sicuramente il nostro sound potremmo citare: Tool, A Perfect Circle, Incubus, Queen of the Stone Age, Dinosaur Jr., Deftones e tra gli italiani i Verdena e i Marlene Kuntz dei quali ultimi si sente un’influenza più diretta. Poi esistono altri ascolti, quelli personali di ognuno di noi. Abbiamo gusti musicali che si intersecano ma che sono molto diversi.Shed of Noiz FOTO 2

– Cosa ne pensate dell’attuale scena “indie” italiana?

– Macroscopicamente parlando la scena indie è costituita da una sorta di neocantautoriato e tutta quell’offerta di qualcosa che potremmo definire “neo-punk-hardcore”. Poi ci sono bands che fanno solo musica strumentale. Sembra come una specie di divisione, gruppi che decidono di comporre canzoni molto semplici e cantano e gruppi che invece fanno canzoni dal punto di vista musicale molto difficili e allora non cantano. Quindi è una distinzione che va al di là dei generi. Si cerca il testo trascinante o si sfocia nella musica strumentale. Noi sentiamo di collocarci, per il livello di cura dei suoni e del prodotto che proponiamo, al di sopra dello standard medio. Non siamo “estremi” come genere. Attualmente molti gruppi fanno “stoner”, ma in noi convivono altre anime: tutta la parte post-rock e anche pop-rock che a questi gruppi manca. Negli ultimi anni la scena indie non ha fatto una bella figura, potremmo dire che c’è una tendenza alla faciloneria.

– Non mi sembra quindi che abbiate un’idea rosea del contesto indipendente attuale, vero?

– La scena è in grosso declino, la gente non va più a vedere i gruppi dal vivo, quando ha voglia di uscire va a ballare. Per fargli tornare la voglia bisognerebbe rialzare la qualità media. Se non si mette nulla di personale nelle proprie canzoni, le persone inevitabilmente preferiscono vedere le tribute band. I locali spesso danno spazio ai gruppi delle zone limitrofe così non pagano, per un paio di anni vanno avanti così e poi chiudono. Forse noi siamo rockettari nel periodo sbagliato, sicuramente non è più il momento d’oro del rock. 10 euro alla gente sembrano già tantissimi mentre per una serata in discoteca tutti sono disposti a spenderne 25-30 di euro. L’unica via d’uscita da questa situazione può essere la qualità.

– Quali sono stati i momenti nella vostra storia fino ad oggi che vi hanno regalato le emozioni più belle, magari collegati a esperienze live?

– Emozioni belle ce ne son state tante con significati molto diversi negli anni. Fummo molto contenti quando nel 2010 vincemmo “Aspettando Italia Wave” in occasione dell’Italia Wave Festival che si svolse a Livorno per 5 anni; fu molto emozionante vincere il contest. Ricordiamo con piacere anche la serata allo Shaffold Club di Cecina per il lancio di Re: Son, erano venute tante persone da tutta la Toscana e anche fuori solo per vedere la presentazione del nostro disco. Una delle pochissime volte che abbiamo avuto un po’ di strizza. Infine il mini-tour in Sicilia organizzato per noi dalla Sinusite Records di Duilio Scalici che ci ha visto esibire per un pubblico pagante di oltre cento persone. Per una band di livornesi in Sicilia non è stato affatto male!..

-Bene, via auguriamo di viverne sempre di più di emozioni positive, come siete in grado voi di regalarne a noi con i vostri intensi e trascinanti lavori. E vogliamo chiudere ricordando il progetto di crowfounding su Musicraiser, un’iniziativa interessante per acquistare il disco, i gadget e molte altre cose curiose che non vogliamo anticipare ai lettori… Vi invitiamo a dare un’occhiata al link:

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www.musicraiser.com/projects/3795-ad-sidera

 


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