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Artefici – L’ipocrisia del Babbano – MYO 2015 (di Stefano D’Offizi)

Estate 2011, entro in possesso (quasi per caso) di Periferico, primo EP degli Artefici, quattro tracce autoprodotte con tanta energia, forse un lavoro un po' acerbo, ma che lasciava spazio a buone speranze. A distanza di quattro anni la band ha subito molte svolte, la formazione è cambiata, l'esperienza è cresciuta e le speranze sono ancora lì, in attesa di essere rispettate. Anche il panorama alternative Italiano ha subito molte variazioni, rimanendo più sul deludente che altro. Il pubblico Indie appare leggermente disorientato, pescando spesso a caso nel grande calderone dell' undergound Italico, questo è troppo Rock, questo lo…

Score

CONCEPT
ARTWORK
POTENZIALITA'

Conclusione : Impetuoso!

Voto Utenti : 4.87 ( 3 voti)

ARTWORK - L'ipocrisia del BabbanoEstate 2011, entro in possesso (quasi per caso) di Periferico, primo EP degli Artefici, quattro tracce autoprodotte con tanta energia, forse un lavoro un po’ acerbo, ma che lasciava spazio a buone speranze. A distanza di quattro anni la band ha subito molte svolte, la formazione è cambiata, l’esperienza è cresciuta e le speranze sono ancora lì, in attesa di essere rispettate. Anche il panorama alternative Italiano ha subito molte variazioni, rimanendo più sul deludente che altro. Il pubblico Indie appare leggermente disorientato, pescando spesso a caso nel grande calderone dell’ undergound Italico, questo è troppo Rock, questo lo è troppo poco, e così via.

L’Ipocrisia del Babbano è il primo vero album degli Artefici, e così come fu per il loro primo EP, resto incollato ad ascoltare l’intero lavoro, una traccia dopo l’altra, cercando di collocare il tutto nel posto giusto, con l’errato scopo di trovargli una giusta etichetta, una lista di aggettivi che rendano l’idea.
Niente di più sbagliato!
L’intero disco scorre da solo, ed è con Mercurio Cromo che mi trovo subito in difficoltà; la qualità della registrazione è ottima, la costruzione dei versi anche, perfettamente avvolti dalle note nonostante le difficoltà che si possono incontrare quando si cerca di rendere musicale la nostra ostica lingua. Ascolto e riascolto, pensando “se tutto il disco è così, sono nei guai”. BAND - L'ipocrisia del Babbano
Un Rock asciutto, compatto e privo di sbavature, capace di salire ed esplodere al momento giusto, L’era degli Ologrammi risulta forse l’esempio migliore per esprimere questo concetto. Ritornello che si ancora nella testa, che fa venire voglia di ascoltare nuovamente la traccia. Fuori dal mio Territorio racconta la storia di uno degli eroi contemporanei: Walter White, passando per il lato introspettivo delle sue vicende, fino alla sua autodistruzione, e qui complimenti per la scelta!
OBE si divide in due parti, Il mio corpo che dorme ed Ossido, una sorta di viaggio tra l’onirico ed il paranormale. Si tratta del racconto di un incidente stradale dove il protagonista prende atto della sua condizione grave, un vero e proprio viaggio attraverso la voglia e la speranza di tornare in piedi come nulla fosse. Il vero pezzo forte è probabilmente la Title Track, L’Ipocrisia del Babbano; all’interno di questo brano c’è tutto il concetto di un album, non privo di Rock, non privo di disperazione, tanto meno di poesia. “Come l’Urlo di Munch straziato taccio!” è probabilmente il verso più significativo del brano, come a dire che tutti dobbiamo fare i conti con noi stessi, con la realtà che ci circonda, con quanto abbiamo scelto di ignorare.
In conclusione, dopo l’attento ascolto delle dieci tracce, direi che le speranze per questa band Romana non sono state affatto tradite, sono riusciti a raffinare la propria musica, le proprie idee, senza perdere personalità e senza scadere nel banale.

01 – Mainstream Lo-Fi
02 – Mercurio Cromo
03 – Iride
04 – L’Era degli Ologrammi
05 – L’Ipocrisia del Babbano
06 – Fuori dal Mio Territorio
07 – OBE (part I) – Il Mio Corpo che Dorme
08 – OBE (part II) – Ossido
09 – Link
10 – Sepoltura (Jam In Studio)

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