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Mad Shepherd – Monarch – Limited Music Trade, 2015 (di Luca Scarfidi)

Quando ci si avvicina ad un album come Monarch dei Mad Shepherd lo si fa con una certa riverenza. Il concept, quasi cinematografico, ci catapulta negli anni '50-'60 fra droghe, torture e manipolazioni mentali. 'Monarch' è infatti il nome in codice di un progetto americano (realmente esistito o no, non è questa la sede per discuterne) il cui obiettivo era quello di creare un esercito di soldati inconsapevoli in grado di essere attivati tramite comandi vocali. Degno di un film di James Cameron ma, probabilmente, non cosi adatto per un album musicale dove si edulcora tra liriche a volte plasticose adagiate solo superficialmente su un tema dalle…

Score

CONCEPT
ARTWORK
POTENZIALITA'

Conclusione : ROBOANTE

Voto Utenti : 4.58 ( 2 voti)
1476119_617122858324296_608688732_nQuando ci si avvicina ad un album come Monarch dei Mad Shepherd lo si fa con una certa riverenza. Il concept, quasi cinematografico, ci catapulta negli anni ’50-’60 fra droghe, torture e manipolazioni mentali. ‘Monarch’ è infatti il nome in codice di un progetto americano (realmente esistito o no, non è questa la sede per discuterne) il cui obiettivo era quello di creare un esercito di soldati inconsapevoli in grado di essere attivati tramite comandi vocali. Degno di un film di James Cameron ma, probabilmente, non cosi adatto per un album musicale dove si edulcora tra liriche a volte plasticose adagiate solo superficialmente su un tema dalle cosi ampie sfaccettature. Rilevantissima anche la collaborazione con Giulia Michelini e Andrea Napoleoni che, rimbalzando dietro e davanti la cinepresa, hanno realizzato un video per un estratto dall’album (California). Arriviamo al motivo, forse principale, dell’affermazione che ha aperto questa recensione. I nomi che hanno curato la produzione e il mastering (i profani vedano nella parola -mastering- la concretizzazione musicale del detto ‘la ciliegina sulla torta’). Producer e coproduttore di Monarch è Walter Babbini, già noto per la sua esperienza lavorativa al fianco di artisti del calibro dello Zucchero nostrano e dei ben noti Negrita. Ma (e non me ne voglia Babbini) il curatore del mastering è Howie Weinberg (Muse, Metallica, Deftones, giusto per citarne qualcuno), insomma, per capirci, questa ciliegina è più grossa della torta. Ma allora andiamo ad analizzarla, la torta.rockinroma

Che i MS siano fortemente influenzati da tutta la scuola grunge/hard rock anni 90 appare evidente in circa due secondi e mezzo. Il riff che apre l’album, nonché il brano Sick man of Europe, è la premessa di un lavoro che urla ai quattro venti che non sarà originale ma sicuramente di alto livello. La voce profonda e maschia stile Eddie Vedder accompagna chitarre groovose che non possono che far riaffiorare alla memoria Alice in Chains, Soundgarden, gli stessi Pearl Jam. Il ritornello è un’ evidente pacca sulla spalla di coloro che vogliono cantarsi distrattamente una melodia senza ricordare di che canzone si trattava. Va bene cosi, furbi. Mentre si prosegue nell’ascolto fra brani più tooliani come Discotech Believe non si può non notare il capolavoro sonoro che hanno creato, in tandem, i sopracitati Babbini e Weinberg, questo è esattamente il modo in cui un cd dovrebbe suonare: non compresso, dinamico, sfumato, fedele. Vecchia scuola. E i Mad Shepherd non possono che bearsi di questa possibilità, tirando fuori il meglio delle loro capacità sonore. Interessante anche il taglio più moderno di altri brani, in cui il sound stile Alterbridge è padrone: So it goes Rising, con i loro riff crescenti, i ritornelli melodici ma distorti, la batteria incalzante sembrano uscite direttamente da ‘Blackbird’ o il più recente ‘Fortress’. Il brano più brutto, o forse il più bello, scontato ma nuovo (insomma ascoltatevelo) è proprio il già citato California. Qui l’orecchio più esperto riconosce il classico stampo Deftoniano dove gli strumenti a corda lavorano su frequenze molto basse (drop C?) mentre la voce ci accarezza le orecchie con una melodia molto più dolce e mielosa. Accostamento che Weinberg sa gestire in modo impeccabile. Questo cd, a tratti troppo uguale a se stesso, ci accompagna alla fine con il brano più lungo e più maturo: Blood Thief. Il tempo diventa più cadenzato, la melodia intelligente, l’arrangiamento meno scontato. Non si può fare a meno di notare che il lavoro del producer Babbini è, soprattutto in questo brano, mostruosamente perfetto. Tornando alla metafora di inizio recensione: la ciliegina è decisamente più grande della torta e di fronte a nomi del genere non potrebbe essere altrimenti, ma è comunque una torta, quindi va mangiata. Fuor di metafora, è un lavoro di alto livello, ambizioso, forse troppo. Dieci canzoni sono tante per un gruppo che, nonostante le collaborazioni, può e deve essere definito emergente; di conseguenza è facile risultare autoreferenziali e accartocciarsi intorno alle proprie idee musicali. Resta il fatto che siamo davanti ad un album che va ascoltato, perchè nell’immensità del mondo musicale moderno, dove basta avere un software e un pc per prodursi un cd, questi lavori ci ricordano di come un disco debba suonare per essere definito tale. Perciò grazie ai Mad Shepherd per il regalo. Indipendentemente dal pensiero personale, QUESTO è un cd. Ed è tutt’altro che scontato.

Tracklist:
1) Sick man of Europe
2) Discotech
3) California
4) Monarch
5) Believe
6) So it Goes
7) Rising
8) Serial Number
9) Rebirth
10) Blood Thief

LINE UP:
Stefano Di Pietro – Vocals

Salvatore Dragone – Guitars
Francesco Leone – Bass and Backing Vocals

ETICHETTA:
Limited Music Trade, Suburban Records

www.madshepherd.com
www.facebook.com/MadShepherdOfficial


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