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O.R.K. – Inflamed rides (Autoproduzione, 2015) di Stefano Capolongo

e28bac2c24a1f99f58c68135cb86c956_w350_h350_cp_scMai fermarsi e mai smettere di sperimentare. Sembra essere proprio questo il motto dei quattro componenti degli O.R.K., progetto che prende vita nel 2015 e che vedrà il debutto discografico ad ottobre con Inflamed Rides.
Parlando di quest’album è impossibile non essere legati ai nomi dei quattro componenti: Colin EdwinPat MastellottoLorenzo Esposito Fornasari Carmelo Pipitone. Siamo di fronte dunque ad un super gruppo che echeggia nomi fondamentali della scena progressive moderna UK e USA (King Crimson, Porcupine Tree) e dell’alt italiano (Marta sui tubi, Obake).
Qualità e perfezione tecnica tipiche di un quadrato math-rock si mescolano alla sperimentazione più vivace, spaccando l’album quasi in due tronconi: una prima parte più muscolare e una seconda più rarefatta rendono Inflamed rides un lavoro quasi speculare, se non fosse per degli intramezzi di Kyussiana memoria come la stupenda Pyre (notevole il video ufficiale) o No need. Menzione speciale va a Vuoto, l’unica traccia in italiano e gorgo elettronico da cui è difficile uscire.
Black Dust è una chiosa da capogiro, figlia della malinconica Dream of black dust è quasi un omaggio a Brian Eno in tutta la sua riflessività assorta.

Un plauso per la qualità, uno per l’idea e uno per l’azzardo dell’autoproduzione.
Comprate questo disco e non ve ne pentirete.

Tracklist:
1. Jellyfish
2. Breakdown
3. Pyre
4. Funfair
5. Bed of stones
6. No need
7. Vuoto
8. Dream of black dust
9. Funny games
10. Black dust


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