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Codeina – Allghoi Khorhoi – (2014, autoproduzione) di Fab Ippoliti

Mattia Galimberti (voce e chitarra), Emanuele Delfanti (basso, voce) e Alessandro Cassarà (batteria, percussioni) ci fanno fermamente presente che l'ondata che scosse Seattle nei primi anni '90 non morirà facilmente. Il fascino di suoni rochi e ruvidi riff, vibrazioni dirette e prive di fronzoli trovano ancora riscontro, evidentemente. Personalmente ho sfiorato il periodo, non ero un grandissimo fan di San Cobain (chi ha detto kaboom? Cattivi! Ihihihih!) ma di sicuro trovavo grandissime soddisfazioni nell'iniettarmi auricolarmente massive dosi di Alice In Chains e/o Soundgarden. I CODEINA invece trovano la loro dimensione poco a Nord del trio grunge che è stato…

Score

ARTWORK
CONCEPT
POTENZIALITA'

Conclusione : Ruvido

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Codeina: ALLGHOI KHORHOIMattia Galimberti (voce e chitarra), Emanuele Delfanti (basso, voce) e Alessandro Cassarà (batteria, percussioni) ci fanno fermamente presente che l’ondata che scosse Seattle nei primi anni ’90 non morirà facilmente. Il fascino di suoni rochi e ruvidi riff, vibrazioni dirette e prive di fronzoli trovano ancora riscontro, evidentemente.
Personalmente ho sfiorato il periodo, non ero un grandissimo fan di San Cobain (chi ha detto kaboom? Cattivi! Ihihihih!) ma di sicuro trovavo grandissime soddisfazioni nell’iniettarmi auricolarmente massive dosi di Alice In Chains e/o Soundgarden.
I CODEINA invece trovano la loro dimensione poco a Nord del trio grunge che è stato tra le band più rilevanti nella nascita di una rivoluzione nella musica rock che si era decisamente frantumanta i c#gli#ni del glitter, del silky smooth, rossetti e make up vario innestati dalle varie band glam e portati all’estremo dall’industria musicale. Vortice che poi ovviamente ingoiò anche il grunge – inevitabilmente – fino a farlo diventare una tra le tante mode generazionali, ma non riuscì a scalfire lo spirito delle composizioni scarne ed essenziali tipiche del genere, che restò nell’anima e nelle orecchie anche delle generazioni successive.
Ed appunto i Codeina percorrono sapientemente queste strade infondendole con dei riferimenti sonori attuali, vibrazioni di buon respiro ma con l’unica differenza del cantato in italiano.
ALLGHOI KHORHOI è un disco diretto: la formazione a 3 (con vari ospiti nei brani presenti nel disco) è tecnicamente dotata per il genere ed il suono delle registrazioni effettuate ai Trai Studio di Inzago da Fabio Intraina e finalizzato nel Newmasteringstudio di Milano, restituisce fedelmente il calore quasi desertico delle composizioni. L’opera in analisi prende nome dal verme mongolo della morte, il che fa prevedere delle atmosfere abbastanza cupe: detto fatto, l’incazzatura procede ferma e dritta nel suo volersi rifiutare composizioni che denotino note di solarità in 22 Dicembre, Pasta Madre, l’accattivante Kiwi (MOLTO accattivante: “vivo in Italia/meglio morire”), l’animata 71 (“Sappi che sei merda”) fino a prendere un attimo di respiro nell’intimità di Cascando dove potremmo dire che le atmosfere tendono a rilassarsi per circa 4 minutini.
Ma la marcia nel disilluso deserto rock riparte ruvida ne L’appeso e velocizza il passo nella punkettosa Crepa per poi grattuggiare le orecchie con Hikkomori. Ci troviamo quindi di fronte al trittico finale capeggiato dalla (pre)potente Ieri, seguita da Dio Ci Pulisce (che lascia trasparire atmosfere forse melodicamente anomale riguardo al resto del disco) che introduce Langley & Homer Collyer (strumentale finale, sempre più rovente e con vaghe influenze stoner).
Buon disco, facilmente catalogabile sotto l’etichetta madre eseguito con perizia e composto con criterio… I Codeina passano il turno!

 

Tracklist:

1. 22 dicembre
2. Pasta madre
3. Kiwi
4. Medea
5. 71
6. Cascando
7. L’appeso
8. Crepa
9. Hikikomori
0. Ieri
1. Dio ci pulisce
2. Langley & Homer Collyer


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