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Intervista a ZMAN di Caterina Francorsi

12122611_565167743630566_6780923896269289903_nZmàn è il progetto musicale di Stefano Tocchi, viaggio in un luogo sospeso nel tempo e Parade Of Malice, il nuovo disco, è la colonna sonora di questo cammino onirico. A metà ottobre è stato dato il primo assaggio ufficiale con la presentazione del singolo, Judas, accompagnato dal dissacrante video diretto da Marco Vallini (The Surfadelics “Bye bye Bamboo”). Stefano, un fisioterapista finito, come lui stesso afferma, nelle grinfie della Roma, è approdato alla musica originale dopo quasi 20 di attività musicale svolta esclusivamente per divertimento. Il primo disco (Zmàn) è uscito nel 2013, il nuovo, Parade in Malice, realizzato con C. Mosconi e C. Defabritiis, vede il fondamentale contributo di Michele Cavallari alle tastiere, e la partecipazione di Emanuele Bultrini è in uscita il prossimo 12 novembre.

Ciao Stefano, buongiorno, parlaci di Zmàn? Come mai questo nome?
L’origine di per se non è niente di speciale, affonda in ovvie ragioni calcistiche, da fervente zemaniano quale ero a fine anni novanta. Il nome, affibiatomi dagli amici dell’epoca, è poi sopravvissuto (con tanto di accento vezzoso…Zmàn) all’esperienza romanista del boemo, e mi ha accompagnato fino alla realizzazione del primo disco e all’incredibile/inspiegabile ritorno del mister (2012/13), quando ho ritenuto opportuno far cadere la E. A questo punto sarei una specie di uomo Z, tipo un po’ l’ultimo arrivato (in senso cronologico, non dispregiativo). Se poi si vendessero ancora i cd, sarei di facile reperimento, in fondo a tutti gli altri. Ah, se vi interessa questa anteprima: ho appena perso anche l’accento. Ormai lavoro per sottrazione…
Parade Of Malice, il secondo disco e seconda esperienza. Quanto sei più maturo rispetto alla prima uscita? Quanto sei più malizioso o rancoroso? Cosa ti ha guidato nella scelta del nome di questo album?
Musicalmente direi parecchio più maturo e consapevole di tutto il processo, sia creativo che lavorativo. La musica del primo viveva più di riferimenti (seppur validi…), nel secondo è sicuramente più personale ed originale; di certo non mi invento nulla, ma sicuramente mi rispecchia di più ed più eterogenea nei mondi che evoca. Il nome è venuto rendendomi conto che man mano i testi delle canzoni avevano tutte più o meno a che fare col rancore, in varie forme, da vari mittenti a vari destinatari (fra cui me stesso in ambo i ruoli). Il che risponde all’altra domanda, dal momento che i testi rispecchiano sempre lo stato d’animo in cui li scrivo…

Dal nome del singolo Judas, e dalla realizzazione del video, la domanda nasce spontanea: A cosa pensavi quando hai elaborato questa canzone? Si potrebbe pensare ad un rapporto “particolare” con la religione?
In realtà pensavo di scrivere un Jesus Christ Superstar alternativo! Per rancore nei confronti di A.L.Webber… all’epoca facevo il Giuda in una compagnia/band con cui suonavamo suddetta opera. Dopo le prime date ci arrivò, da una società che cura i diritti del compositore, una diffida dall’esibirci se non avessimo ottenuto un loro “attestato” di qualità o pagato per ogni replica più del triplo di quello che ci guadagnavamo noi. Ho detto: me lo scrivo da solo! Ovviamente l’insano progetto è durato quattro canzoni ma Judas e I Can’t Take It (su Erode..) sono finite sul disco. Il mio rapporto con la religione è tutt’altro che particolare: è lo stesso di tanti disinteressati.

Tu sei romano e sai cosa significa la presenza dello Stato Vaticano in una città come Roma quindi, quanto con questo singolo, e nell’album nel complesso, hai voluto sottolineare del rapporto tra Stato e Chiesa?
No , i miei testi parlano quasi sempre solo di me, al limite posso raccontare una storia o evocare delle immagini. Non sono certo un musicista politico o di denuncia. Il rapporto fra stato e chiesa viene illustrato a meraviglia da artisti molto più adatti di me a farlo. Io sarei meno articolato nelle argomentazioni e magari troppo “rancoroso” nell’espressione!

Nell’ultima scena del video, il tradimento dell’amico fidato, è come se volessi parlare di un aspetto della vita, importante come l’amicizia. Raccontaci, che valore dai all’amicizia? Sei mai stato tradito da un’amico/a?
Era solo la rivisitazione del tradimento di Giuda nei confronti di Gesù ai giorni nostri; dall’ultima cena all’ultima “seratina”… Magari il messaggio è più: se ti allarghi troppo e ci vado di mezzo io, potrei prendere provvedimenti che mi farebbero passare dalla parte del torto.
E’ troppo ovvio dire che do un valore alto all’amicizia e, forse, come tanti, non sempre razzolo come predico. Sono stato sicuramente tradito, consapevolmente o meno, ma lo stesso è successo di fare anche a me. Niente di tremendo, magari avrei potuto spesso essere più presente o vicino a qualcuno dei miei amici.

Visto che siamo entrati in sintonia ora, puoi raccontarci come nasce la tua passione per la musica, a chi ti sei ispirato fino ad ora. I tuoi gusti sono cambiati nel tempo o sei sempre rimasto fedele ai primi ascolti, magari quelli di quando eri adolescente?
Nasce da piccolo e in modo assolutamente autonomo nel senso che i miei genitori non sono mai stati appassionati di musica. Ho dei flash: io bambino con in braccio una chitarra più grande di me trovata chissà dove convinto di suonare un pezzo western; io a 4 anni che chiedo a mia madre di comprarmi il disco di Cochi e Renato, io rapito da qualche melodia davanti alla tv, radio ecc…
Per quanto riguarda il mio background: nasco metallaro, poi mi apro al rock, ai 70s, a rimorchio ovviamente arrivano i Beatles, la grande musica a cavallo decade60/70 che ho praticato con dedizione per 20 anni. Negli ultimi anni riesco ad aprirmi quasi a qualunque cosa trovi creativa, originale e che mi emozioni.

Entriamo più nel personale, qual’è la canzone che ti fa emozionare più di tutte?
Per dirvelo voglio 20 milioni di euro… Dipende dalle fasi ovviamente, al momento vado fuori di testa qualsiasi cosa ascolti di Iosonouncane!

In ultima analisi, c’è qualcosa che vorresti dire ai discografici italiani?
Non sono nessuno per dirgli qualcosa. Forse, cercate di essere un po’ più coraggiosi, specialmente a livello mainstream (ma non solo) non è obbligatorio produrre solo mangime per zombie…


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