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Ulver – ATGCLVLSSCAP (House of Mithology, 2016) di Luca Scarfidi

ulverGli Ulver. Fine.

Non basta? Ok. Scendiamo nel dettaglio.
Se dicessi che gli Ulver sono una delle band più dinamiche mai esistite suonerebbe piuttosto assolutistico, ma anche piuttosto vero. La band norvegese, in attività dal 1992, ha saputo rinnovarsi costantemente, album dopo album, attraversando i generi musicali più disparati. In origine pilastri indiscutibili del black metal con ‘album Bergtatt, ma già c’era odore di folk norvegese che, infatti, emerge sontuoso in Kveldssanger. Nel 2000 avviene un cambio radicale che li porta a sonorità accostabili al trip hop e all’elettronica (si esatto) con l’album Perdition City. Facciamo dunque un importante salto in avanti fino al 2013, anno di uscita di Messe I.X-VI.X, qui i ‘lupi’ ritrovano un sound oscuro, gregoriano, ambient, decisamente vicino ai pesanti passi dei noti SUNN O))).
Nel 2014, durante il tour promozionale, hanno offerto un live ricco di sperimentazione elettronica e ambient, ma molti dei brani proposti erano decisamente compiuti, tutt’altro che live-session (come la setlist diceva). Già allora sentii odore di nuova pubblicazione. Si giunge dunque al 22.01.2016 giorno in cui esce, abbiate pazienza, ATGCLVLSSCAP. 12 tracce: art rock, sperimentale, ambient, giusto per dare le coordinate generali. Nel complesso l’album (del quale non scriverò più il titolo) si presenta  come una massiccia opera sonora in cui gli Ulver riversano tutto ciò che hanno appreso nel loro percorso ultraventennale: troviamo infatti le atmosfere cupe, chiuse tipiche dei primi lavori, ma altresì l’elettronica e la produzione caratteristica della seconda metà della loro carriera. Non mancano frangenti più suonati ed aperti (i più goduriosi probabilmente), ad esempio in Glammer Hammer o Cromagnosis dove la band si lascia andare a, passatemi il termine, schitarrate potenti e distorte cosi come a groove imperiosi. Ad onor del vero è importante sottolineare come questo lavoro sia frutto di registrazioni fatte proprio durante il tour del 2014 e poi rifinite in studio, in ogni caso è un lavoro che funziona e che si inserisce alla perfezione nella discografia caleidoscopica e cangiante dei lupi. ATGCLVLSSCAP (si, l’ho riscritto) risulta essere l’ennessimo tassello del puzzle che si incastra nel loro quadro e, come i precedenti, fa sorgere una domanda: e ora? Come sarà il prossimo? Jazz, Glitch o magari di nuovo black metal? Sicuramente sarà Ulver.

Tracklist:
1. England’s Hidden
2. Glammer Hammer
3. Moody Stix
4. Cromagnosis
5. The Spirits That Lend Strength Are Invisible
6. Om Hanumate Namah
7. Desert/Dawn
8. D-Day Drone
9. Gold Beach
10. Nowhere (Sweet Sixteen)
11. Ecclesiastes (A Vernal Catnap)
12. Solaris


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