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I Carnival – Se non mi tengo volo (autoprodotto, 2016) di Alberto Calandriello

I-CARNIVAL_copertina-800x800I Carnival vengono da La Spezia e suonano rock. Anzi, sono rock, in pieno, sono diretti, lineari, non hanno peli sulla lingua ed arrivano dritti al bersaglio senza fronzoli, orpelli e giri di parole inutili. Lo si capisce già dai titoli e se non bastassero, la prima canzone Pornovisione Cult racconta di quei momenti in cui un uomo ha bisogno di restare da solo e isolarsi dal mondo usando come via di fuga un classico hobby adolescenziale, il porno. Inizio sparato quindi, con le chitarre che snocciolano il riff su cui si regge il pezzo. Si prosegue sempre senza mezzi termini con Furia Fuggitiva, ritmo funky rock e la voce di Leonardo che spicca per carisma. Ora che non ho più te racconta di amore e di ricerca e rallenta un po’ la corsa, anche se si sente che le chitarre mordono il freno; solitudine ed oblio cantate con amaro sarcasmo. Cinema Paradiso è sospesa tra i Timoria e i Litfiba; Leonardo gigioneggia mentre la chitarra di Roberto non perde un colpo; brano dal testo introspettivo che comunque non si riesce ad ascoltare stando fermi, per colpa di un altro Leonardo, quello dietro le pelli della batteria. La psiche inversa è giocata tutta su un controtempo quasi psichedelico, cambi di passo e improvvise accelerazioni rendono questo pezzo un momento di rottura rispetto alla prima parte dell’album, una bella dimostrazione di maturità e di capacità di uscire dallo schema del funk-rock. Con Tutti i vizi che ho si torna comunque alle sonorità quasi garage, con la sezione ritmica precisa e potente, Leonardo e Milo al basso, che profumano la canzone di sapori decisamente sixties. Anche Rollingstronz ha spunti nuovi e interessanti, con una chitarra iniziale che richiama gli Who e un cantato molto evocativo. Chiudono l’album Triangolo shock e l’emblematica E me ne sbatto il cazzo, più che una canzone un manifesto, una dichiarazione di intenti ed una filosofia di vita. Valanghe di sarcasmo, come da tradizione del gruppo, voci fuori campo ed un andamento indolente per concludere una bella cavalcata fatta di chitarre, groove e molta energia..

I Carnival hanno le carte in regola per aspirare ad un salto di qualità importante, se non si accontentano e se non passeranno troppo tempo davanti allo specchio dei facili consensi e degli slogan a presa rapida.

Non tratteneteli, fateli davvero volare.


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