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REAL RELICS #8 – Rolling Stones @Altamont Raceway Park, California (di Stefano D’Offizi)

led1Altamont Free Concert, uno dei live più assurdi della storia del Rock con la R maiuscola, capace di sfiorare punti di ricercatissima qualità musicale e degenerare al tempo stesso scendendo vorticosamente in picchiata, sfociando nella violenza più gratuita ed insensata.
Inizialmente l’idea era quella di dare continuità al principio dei festival gratuiti inscenato qualche tempo prima con Woodstock, un’occasione per rilanciare l’immagine dei Rolling Stones che avevano ricevuto critiche per il costo di alcuni concerti durante il tour Americano. Con questo evento avrebbero potuto concludere alla grande la carrellata di live a stelle e strisce, fissando un punto indelebile nella storia del Rock…
…si può dire che in effetti così è stato.

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In cartellone numerosi artisti di un certo livello: Crosby, Stills, Nash and Young, Jefferson Airplane, The Flying Burrito Brothers, Grateful Dead (che rinunciarono in extremis) e l’attesissimo Santana, tutti nomi che ovviamente richiamarono un certo tipo di pubblico, ideologicamente molto distante dagli Hells Angels, rinomato clan di motociclisti ai quali venne infelicemente affidato il ruolo di Security per la manifestazione. Stando ai racconti, la paga per questo delicato compito sarebbe stata di circa 500 dollari in alcoolici, la libertà di operare secondo il proprio giudizio fu un optional che Sonny Barger (capobranco degli Angels) si prese autonomamente.
Verso mezzogiorno il palco era già pronto ad ospitare la performance di Santana che non tardò troppo ad arrivare, anche se qualche scaramuccia di poco conto era già iniziata sotto gli occhi dei tecnici, tutto sembrava lasciar sperare ad una rapida soluzione di poco conto, ma neanche un’ora più tardi la band si vide costretta ad interrompere il concerto in segno di protesta per le continue violenze subite dalle primissime file di un pubblico impaurito.
“Stavano pestando tutti senza tregua, usavano delle stecche da biliardo rimediate chissà dove…” il racconto di Marty Balin dei Jefferson Airplane qualche settimana dopo “…li ho insultati apertamente al microfono, che altro potevo fare? Certo non avrei mai pensato che sarebbero saliti sul palco per pestare anche me!”.
Quando Balin finì a terra, il concerto venne ovviamente interrotto, e gli Airplane lasciarono il palco inorriditi; gli annunci ed i richiami all’ordine che precedettero l’esibizione dei Flying Burrito Brothers sembrarono riportare la calma ed attenuare gli animi. Fu la volta di Crosby, Stills, Nash & Young e tornarono i disordini, costringendo anche questi a lasciare il palco e dileguarsi dopo poche note. I Grateful Dead, giunti sul posto pochi minuti prima, decisero saggiamente di non esibirsi, dopo essere stati informati di quanto stava accadendo, così toccò finalmente agli Stones.
led1Erano appena le ore 17 quando gli attesissimi Stones iniziarono il loro spettacolo, tra un’interruzione e l’altra riuscirono a suonare l’intera scaletta composta da ben quindici brani, al termine dei quali Jagger e soci fuggirono a gambe levate in elicottero, lasciandosi alle spalle uno spettacolo orribile che li perseguiterà per tutta la loro carriera come una macchia indelebile.
Quello che doveva essere uno spettacolo alternativo al Flower Power di Woodstock si concluse in realtà come una disfatta senza precedenti: quattro vittime cadute sotto le mani degli Hells Angels, tra cui due investiti, un annegato in un canale di irrigazione ed infine Meredith Hunter, un afroamericano accoltellato a morte a pochi metri dal palco da Alan Passaro, uno degli Angels che venne successivamente scagionato per legittima difesa.
Casualmente la troupe televisiva ingaggiata per riprendere il concerto (il tutto pubblicato successivamente in Gimme Shelter), mostrò la scena in cui Hunter si faceva largo tra la folla stringendo una pistola in mano. Dopo aver esploso un colpo alla cieca, finì mortalmente accoltellato sotto gli occhi increduli delle prime file che continuavano ad arretrare spaventate dalla foga degli Angels.led1
Di Altamont resta sicuramente un ricordo negativo, strettamente legato ad un evento sfociato in tragedia a causa di pecche organizzative e logistiche che inevitabilmente hanno fatto scuola come l’esempio da evitare. Se Woodstock è tutt’oggi il simbolo delle speranze dei giovani, della rivalsa di una generazione che guardava al futuro piena di ottimismo, Altamont ne è il capolinea, la scogliera dove l’onda si è infranta ed è tornata indietro fino a non lasciare alcuna traccia.

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