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Jeff Buckley – You and I (Flusso di coscienza di Luca Scarfidi)

dfsQuesta non è una recensione, perchè You and I, pubblicazione postuma di Jeff Buckley, non è un album. Seguirà dunque un flusso di coscienza del sottoscritto.

Recentemente ho avuto modo di leggere, su una delle principali webzine, che Jeff Buckley è da considerarsi più un grande interprete che un grande autore. Questa affermazione (quantomeno interessante) era supportata da un argomentazione che faceva leva sulla straordinaria capacità interpretativa di Buckley, la quale scavalcava la sua capacità di scrittura (mi affido alla vostra curiosità per il ritrovamento  e la lettura completa dell’articolo in questione); in ogni caso, nonostante la potenza logica del sopracitato articolo, non ero d’accordo e, nella diatriba che scaturì, dissi che il potere interpretativo di Buckley era conseguenza della sua enorme abilità di scrittura: solo riversando tutto se’ stesso e il suo vissuto nei testi, Jeff poteva interpretarli e dargli quella sfumatura intima e sincera di cui ci ha fatto innamorare. Quindi la mia tesi era un Buckley, in primis, grande autore. E questo lavoro, recentemente pubblicato per Legacy Records, ne è un’evidente dimostrazione. Delle dieci tracce pubblicate solo due sono brani originali: Dream of You and I e Grace (anche per i conoscitori più superficiali del cantautore americano non suonerà certo nuova essendo la traccia più potente del suo primo lavoro -Grace-, appunto). Le altre 8 sono cover di artisti vari: Led Zeppelin, Bob Dylan, The Smiths.. Ma la grandezza di Jeff appare evidente e luminosa proprio nei brani di sua stesura. Attenzione, le cover sono comunque di pregevole fattura: lo straripante talento di Jeff non si nasconde e anzi, colgo l’occasione per consigliarvi vivamente l’ascolto di Just like a Woman che apre il lavoro. Però quello è il Buckley tecnico, il Buckley che sa perfettamente di avere una voce fuori dal comune e ne fa ampio sfoggio e dimostrazione. Nelle tracce originali, invece, compare il cantautore introverso, quasi timoroso di lasciar libero il proprio estro nella paura di strafare e tradire il senso stesso del brano. Grace è cantata in modo intimo, appoggiato, a tratti stonato e mai fuori registro, quasi a cercar di capire la direzione che quel brano potrebbe prendere. Dream of you and I è addirittura inframezzata dai suoi discorsi riguardo come quella canzone e quei temi siano venuti alla sua mente e poi di nuovo quel ritornello appena accennato ed è li che qualcosa ti tocca davvero. Quelle canzoni cosi incomplete, solo chitarra-voce, diventano immagine di Jeff Buckley artista e uomo: un cantautore che ci ha lasciato troppo presto, lasciando incompleto un percorso che si prospettava glorioso.
Non sono un fan dei lavori postumi, li ho sempre percepiti come mosse commerciali (spesso fallimentari, come nel caso delle registrazioni di Kurt Cobain), veri e propri furti artistici che tutto facevano, meno che rendere un giusto tributo alla memoria. Ma non in questo caso: You and I è davvero lo specchio di quello che poteva essere e mai sarà. Un tributo unico ad un artista che non diventò un simbolo generazionale o un martire con la sua morte, anzi, quest’ultima lo privò e ci privò della possibilità di godere ancora e ancora della sua musica.

Il flusso di coscienza termina qui. Vi rimando all’ascolto di questo lavoro (che potremmo, senza osare troppo, definire una demo). Grazie per la lettura.
Hallelujah


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