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Felix Lalù – Coltellate d’affetto (Riff/DreaminGorilla Records, 2016) di Stefano D’Offizi

L'Indie-Rock non è più lo stesso (per fortuna o purtroppo, decidetelo voi), milioni di contaminazioni hanno mutato sia il modo di comporre canzoni che quello di ascoltarle, e quello che era nato come un arguto e nobile metodo di distinzione dal mainstream e dal mercato imposto dalle major, è diventato col tempo uno strumento in mano delle stesse, utile a convogliare qualsiasi "prodotto" difficilmente collocabile altrimenti. Perchè questo preambolo? Il "cantautore" Felix Lalù prende le distanze da tutto, dal mondo che lo circonda, da chi lo popola, dai buonisti e dai loro antagonisti, tirandosi fuori in modo prepotente dall'industria discografica Indie…

Score

Concept
Artwork
Potenzialità

MALEDETTAMENTE GENIALE!

Voto Utenti : 4.8 ( 2 voti)

1L’Indie-Rock non è più lo stesso (per fortuna o purtroppo, decidetelo voi), milioni di contaminazioni hanno mutato sia il modo di comporre canzoni che quello di ascoltarle, e quello che era nato come un arguto e nobile metodo di distinzione dal mainstream e dal mercato imposto dalle major, è diventato col tempo uno strumento in mano delle stesse, utile a convogliare qualsiasi “prodotto” difficilmente collocabile altrimenti.
Perchè questo preambolo? Il “cantautore” Felix Lalù prende le distanze da tutto, dal mondo che lo circonda, da chi lo popola, dai buonisti e dai loro antagonisti, tirandosi fuori in modo prepotente dall’industria discografica Indie come un coniglio dal cilindro di un mago…
…costui è semplicemente un folle/genio!
Scopro Felix Lalù ed inizio un vero e proprio viaggio attraverso Coltellate d’affetto, nonostante sia così distante dai miei personalissimi gusti si rivela un album complesso e piuttosto completo. L’intero disco parla di quanto accade in città, storie di un amore disonorato, insozzato dalla vita di tutti i giorni con leggerezza e disarmonia, tale da renderlo geniale ed al contempo fastidioso. Ma intendiamoci, si tratta di quel genere di fastidio che personalmente adoro, una miscela tra cinico disincanto e fredda “bestemmia populista”.
Lo stesso titolo evoca un paradosso emozionale da prima pagina di rotocalco, atto ad evidenziare l’assurdità di un mondo sempre più distante dalla concezione del “normale” così come dovrebbe essere inteso il termine in modo assoluto.
Musicalmente parlando, Felix è un genio che incastra parole e musica abbastanza minimalista, giocando spesso su sonorità di facile ascolto e metriche studiate con ottimi risultati: Vai Vai è probabilmente l’esempio migliore (oltre che il brano più bello del disco a mio parere), giri di chitarra volutamente spoglia si incastrano perfettamente ai versi glaciali tendenti al poetico ubriaco (ascoltatela per capire cosa intendo!). La licenza poetica di Felix risulta spesso difficilmente digeribile, se ne ha un assaggio in Omar è nero, brano che si prende gioco di tematiche piuttosto rimarcate di questi tempi, con la complicità (suo malgrado) di un ovviamente ignaro Lucio Battisti. Più o meno sulla stessa onda troviamo Tutti quanti vogliono sembrare meglio e La coscienza sociale ai tempi di Internet, uno specchio abbastanza veritiero del mondo social che ci vede tutti concentrati ad apparire al prossimo.
In conclusione, si tratta di un disco tutto da scoprire, un buon legame tra strampalati pensieri fin troppo ordinati tra loro, perfettamente sposati ad un sottofondo musicale che funziona, dove kazoo e voce sostituiscono spesso gli strumenti convenzionali con un ottimo risultato, capace di donare alla fatica di Felix un’ottima impronta (auto)ironica senza scadere nel banale.
In un’ipotetica jam session immaginaria, mi piacerebbe vedere questo fenomeno in duetto col Romanissimo Lucio Leoni!

Registrato e missato da
Jacopo Broseghin (The Bastard Sons Of Dioniso)

Musicisti ospiti:
Jacopo Broseghin, Johnny Mox, Elli De Mon,
Candirù, Simone Floresta, Gianni Mascotti
Phill Reynolds, Michael “Pero” Pancher (KURU),
Mirco Marconi (Hallelujah!)

Artwork: Felix Lalù


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