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Megadeth – Dystopia (Tradecraft, 2016) di Alessandro Magister

hqdefaultNon ce ne vogliano i musicisti che, nell’arco di 30 anni, si sono susseguiti, con alterne glorie e fortune, nella formazione della band statunitense ma è difficile recensire senza riferirsi direttamente a lui, Dave Mustaine, che, giunto alla soglia dei 56 anni, con questo Dystopia, ha deciso di lasciarsi alle spalle lo sconcerto in cui il precedente Super Collider aveva lasciato i fan. Dopo esser stato abbandonato, una novità per chi era abituato a fare il bello e cattivo tempo, da Chris Broderick  e da Shawn Drover, Mustaine non ha perso la bussola e ha deciso di usare più la testa che lo stomaco nel prendere le decisioni. Fortunatamente, aggiungeremmo. Ci troviamo di fronte all’opera meglio riuscita nella discografia della band degli ultimi 15 anni, nonostante l’età che avanza e una voce che, pur non essendo mai stata in grado di raggiungere vette di eccellenza tecnica, ormai opera su un range strettissimo. Ciò è stato possibile grazie alla scelta di Mustaine di tornare a giocare su un terreno a lui ben noto, senza sperimentare o innovareOltre a questo, sarebbe ingiusto non riconoscere i meriti di una nuova formazione in grado di annoverare tra le sue fila Chris Adler e Kiko Loureiro. Il primo, ancora in forze ai Lamb of God, è il vero motore della band cui, senza mai cedere a virtuosismi che pur gli sarebbero consentiti dalla straordinaria tecnica, dona una solidità ritmica che mancava da troppi anni . Il secondo, non ce ne voglia il buon vecchio Broderick, almeno in questo primo lavoro, sembra più a suo agio come spalla e, anche lui senza mai strafare, fa emergere sprazzi del suo stile. Musicalmente parlando, il disco si apre con 3 canzoni che non lasciano dubbi su quali siano le intenzioni. In particolare, dopo the Treat Is Real e la title track Dystopia troviamo la devastante Fatal Illusion che per molti aspetti, vedesi i riff di Ellefson e Mustaine, sembra riportare alla luce lo stile dell’iconico Peace Sells… But Who’s Buying? e che sarà sicuramente ben gradita alla cerchia più nostalgica dei fan della band californiana. Anziché scemare, come spesso accaduto nei lavori della band dal 2000 in poi, il livello qualitativo del disco si mantiene pressoché inalterato per raggiungere nuovi picchi di eccellenza in Poisonous Shadows. Un ultimo, doveroso, accenno va riservato ai testi, dato che parliamo di un songwriter come Mustaine il quale, pur variando moltissimo nei temi in 30 anni di carriera, non ha mai peccato di banalità. Non riesce, non è nella sua natura, a tenere la bocca chiusa e anche in Dystopia non fa nulla per nascondere le proprie posizioni conservatrici, maturate ormai da qualche anno. Ciò ha scatenato numerose critiche e prese di posizione, finendo spesso per sovrastare l’analisi musicale nuda e cruda. Chi scrive, pur avendo idee proprie e difendendole con forza, non può lasciare che il giudizio di un disco, soprattutto se così positivo come in questo caso, venga influenzato perché in disaccordo con quanto cantato nei brani. Mustaine, d’altronde, è questo e lo è da oltre 30 anni. Prendere o lasciare? Finché il livello della produzione si mantiene su questi livelli, gli amanti del thrash non possono avere dubbi.

Tracklist:

  1. The Threat is real
  2. Dystopia
  3. Fatal Illusion
  4. Death from Within
  5. Bullet to the Brain
  6. Post American World
  7. Poisonous Shadows
  8. Conquer or Die!
  9. Lying in State
  10. The Emperor
  11. Foreign Policy

 

 


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