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Molotoy – The most intelligent child (Kibumi Records, 2016) di Luca Scarfidi

Mutazione. Mutazione è la parole d'ordine, il leit motiv del nuovo, attesissimo album che segna il ritorno di una delle band più interessanti della capitale: i Molotoy. The most intelligent child è la summa del processo di cambiamento che la band ha affrontato nel periodo che li ha portati dal primo The Low Cost Experience (2012) fino ad oggi. Un cambiamento che, se nelle intenzioni può risultare minimo, diventa radicale confrontando le scelte sonore e la maturità che attraversano questi due album - complice il cambio di line up che vede, sempre dietro il nome Molotoy, solo due dei…

Score

CONCEPT
ARTOWORK
POTENZIALITA'

Conclusione : Saturo

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the-most-intelligent-child-cover-388x220Mutazione.

Mutazione è la parole d’ordine, il leit motiv del nuovo, attesissimo album che segna il ritorno di una delle band più interessanti della capitale: i Molotoy. The most intelligent child è la summa del processo di cambiamento che la band ha affrontato nel periodo che li ha portati dal primo The Low Cost Experience (2012) fino ad oggi. Un cambiamento che, se nelle intenzioni può risultare minimo, diventa radicale confrontando le scelte sonore e la maturità che attraversano questi due album – complice il cambio di line up che vede, sempre dietro il nome Molotoy, solo due dei quattro membri originali -.
L’album è intenso, saturo di suono e si risolve in un post rock elettronico che, per gli intenditori, non è affatto lontano da quella meraviglia musicale che sono i 65daysofstatic. Band citata non a caso in quanto i Molotoy ripercorrono anche un po quello che è stato il processo di maturazione della band di Sheffield che ha visto una progressiva deriva dal post rock analogico, distorto e riverberato verso una più ampia e moderna potenza sonora derivante da batterie elettroniche e sintetizzatori. In questo senso il lavoro dei Molotoy trova un suo limite nella sostanziale limitatezza compositiva in termini di soluzioni e scelte sonore: se da un lato abbiamo un disco molto compatto, dall’altra abbiamo un disco nel complesso ripetitivo (non noioso, attenzione) a causa del fatto che, per ovvie ragioni, il post rock difficilmente ci regala strutture o soluzioni diverse rispetto a gloriose build up che terminano in violente ed epiche aperture. Ad onor del vero questo album è impreziosito da un uso elegante e raffinato del violino, per mano di Andrea Minichilli, e da alcuni feat (si veda quello con The Niro, per il brano Disappear) che nel complesso regalano momenti, se non altro, originali e differenti rispetto a quella che è la forza strumentale degli altri brani. The Most Intelligent Child è allora un disco che funziona benissimo, riempe le orecchie e fa vibrare (e librare), un disco di svolta in effetti, per i Molotoy. Tuttavia resta un po’ il retrogusto insipido di un album in cui c’è stata forse un eccessiva ricerca di potenza e intensità sonora, non un peccato, certo: tutto cade all’interno delle scelte e dei gusti personali dei musicisti in gioco. Viene comunque da chiedersi cosa sarebbe successo se i Molotoy si fossero concentrati più sull’esaltare dinamica ed eleganza, visto che brani come Ruches tolgono il respiro in quanto a gusto e raffinatezza e che, in fin dei conti, risultano più potenti ed intensi di brani che hanno 10 decibel in più.

Tracklist:

1) Human race
2) Monster
3) TIME
4) Kaleidoscope
5) Float (feat Eeris)
6) Ruches
7) InISvizzera
8) Disappear (feat The Niro)
9) Allunaggio
10) When I hit atmosphere…
11) …I’ll burn like a meteor


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