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Erica Romeo – Beyond the nettles burn – (Autoprodotto, 2016) di Luca Scarfidi

Il primo ep di Erica Romeo (White Fever, 2015) lasciò la netta sensazione che la cantautrice biellese fosse imprigionata in una veste artistica sicuramente su misura, ma non quella che desiderava; già allora si percepiva la volontà di fare un salto in avanti, verso l'internazionalità e la modernità. Questo salto trova la sua forma compiuta nel nuovo Beyond the Nettles Burn, un full lenght di sette brani in cui Erica esplora un mondo totalmente diverso dalla dimensione puramente acustica alla quale era stata legata finora. Beyond the Nettles Burn è un album che può essere letto e interpretato in più…

Score

CONCEPT
ARTWORK
POTENZIALITA'

Conclusione : Inter-Nazionale

Voto Utenti : Puoi essere il primo !

copertina-erica-romeoIl primo ep di Erica Romeo (White Fever, 2015) lasciò la netta sensazione che la cantautrice biellese fosse imprigionata in una veste artistica sicuramente su misura, ma non quella che desiderava; già allora si percepiva la volontà di fare un salto in avanti, verso l’internazionalità e la modernità. Questo salto trova la sua forma compiuta nel nuovo Beyond the Nettles Burn, un full lenght di sette brani in cui Erica esplora un mondo totalmente diverso dalla dimensione puramente acustica alla quale era stata legata finora. Beyond the Nettles Burn è un album che può essere letto e interpretato in più modi ma, senza troppi intrecci logici, si può dire subito che è un disco pop/elettronico in inglese, quindi sicuramente dal respiro internazionale. Questa definizione basta ai più, ma probabilmente non è la vera anima del disco perchè Erica, con la sua voce di alto livello, introduce sfumature a volte non esplorate nel pop più radiofonico che vanno dal soul, rnb, arab fino al folk dalle venature celtiche; insomma un disco che, vocalmente parlando, risulta ispirato, fresco ed innovativo. L’elettronica che circonda e supporta la voce lascia invece qualche dubbio in più: i pattern ritmici risultano troppo spesso un dettaglio secondario non eccessivamente curato, con una voce, invece, in primissimo piano nel mix, una scelta tipicamente italiana che di per se’ non è sbagliata (siamo nel paese del bel canto in fondo), ma lo diventa in relazione ad un disco che punta con forza al mercato estero. Questo, in effetti, risulta essere il difetto principale del disco. Siamo di fronte ad una produzione molto debole se paragonata ai lavori internazionali dello stesso genere (Rihanna, Beyoncè, Sia fra i cantanti; Flume, Evan Rogers, Blake fra i produttori). E’ ovvio che non ci si aspetta che un disco autoprodotto in Italia suoni come un disco di una popstar internazionale, ma che comunque riesca a ritagliarsi uno spazio nel mercato forzando altri aspetti come l’originalità compositiva o scelte nuove a livello di produzione e questo disco, in effetti, non lo fa. Gruppi come London Grammar o Milky Chance, pur rimanendo nel pop indipendente, hanno scardinato il sistema proprio attraverso scelte sonore originali: dal Lo-Fi al minimalismo compositivo. Tornando su Beyond the Nettles Burn c’è da dire che questi discorsi si fanno perchè si tratta comunque di un disco che è nettamente sopra la media attuale per temi trattati e qualità dei musicisti coinvolti. Nel complesso si tratta di un passo in avanti rispetto al precedente lavoro White Fever perchè rivela la maturazione di un’artista che riesce a leggere il mercato e prova ad inserircisi. Complimenti per coraggio e idee.

Tracklist

1. Reconstructive Memories
2. You’re gonna go
3. Daisy
4. Go (floating in the rain)
5. Blue Moon
6. Paradise
7. The Wonderer


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