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Fabio Cinti – Forze Elastiche (Marvis LabL, 2016) di Tiberio Flammia

Prima di ascoltare “Forze elastiche” per scrivere questa recensione non conoscevo Fabio Cinti. Eppure amo il cantautorato, vecchio e nuovo, italiano e straniero. Quindi preso dalla curiosità verso un album composto da ben venti canzoni comincio l'ascolto. Mi sembra di sentire una fusione tra Battiato e Morgan. In passato, infatti, ha collaborato lungamente con entrambi. Continuo l'ascolto e a mano a mano mi accorgo che la musica e i testi sono molto ricercati, soprattutto la musica. Durante l'ascolto si trovano qua e là riferimenti letterari, storici, cinematografici. Proprio questa è la caratteristica saliente di Fabio Cinti: il suo immenso background…

Score

CONCEPT
ARTWORK
POTENZIALITA'

Voto Utenti : 4.45 ( 1 voti)

cstr5ynxeaayj7kPrima di ascoltare “Forze elastiche” per scrivere questa recensione non conoscevo Fabio Cinti. Eppure amo il cantautorato, vecchio e nuovo, italiano e straniero. Quindi preso dalla curiosità verso un album composto da ben venti canzoni comincio l’ascolto. Mi sembra di sentire una fusione tra Battiato e Morgan. In passato, infatti, ha collaborato lungamente con entrambi. Continuo l’ascolto e a mano a mano mi accorgo che la musica e i testi sono molto ricercati, soprattutto la musica. Durante l’ascolto si trovano qua e là riferimenti letterari, storici, cinematografici. Proprio questa è la caratteristica saliente di Fabio Cinti: il suo immenso background culturale gli permette di fare riferimento a immagini o immaginari potentissimi. L’album è molto ambizioso e ciò di per sé non è un male; questo genere musicale vive di grandi alti e altrettanto grandi bassi, quindi, in quest’ottica, l’album è da salvare. Chi scrive ritiene però che sia davvero di difficile definizione, della serie “o ti piace molto o non ti piace per niente”.

L’album è improntato su un rock-cantautorale che lascia intravedere venature che vanno dalle dell’elettronica sperimentale fino a richiami di musica classica. Forze elastiche si apre con Io Milano di te, una ballata malinconica che lascia la scena ad un brano rock con un testo che denuncia le distorte e distopiche relazioni di oggi: Mondo in vetrina. L’album continua e si sviluppa tra metafore e allegorie che vogliono arrivare alle testa così come alla pancia. Ogn’uno di noi può ritrovarsi nelle parole di una delle canzoni e in alcuni casi le immagini mentali che vengono proposte sono forti ed efficaci, come nel caso di Che cosa hai fatto per meritarti questo. Nell’album coesistono testi intimisti e testi che, con una visuale a volo d’uccello, analizzano i mali della società di oggi. Suggestivo quello di Come Bennett dove Fabio Cinti sembra aprirsi e confessarsi (Bennett è uno scrittore e romanziere inglese). L’album si chiude con una cover di Peter Gabriel, Biko, brano che l’ex frontman dei Genesis aveva scritto per Stephen Biko, attivista anti-apartheid sudafricano.
Da sottolineare infine la partecipazione di Nada Malanima nel brano Cadevano i Santi e quella di The Niro nel brano Non è facile a dirsi.

Tracklist

1. Io Milano di te

2. Mondo in vetrina

3. La gente che mente

4. Intermezzo – Fenice gravitazionale

5. Perturbamento

6. Quadriglia

7. Intermezzo – Popoli

8. Che cosa hai fatto per meritarti questo

9. Intermezzo – Firmamentu

10. L’isola

11. Come Bennett

12. Non è facile a dirsi

13. Wait for the Winter

14. Son tornate a fiorire le cose

15. Intermezzo – A. M.

16. Cadevano i santi

17. Il lamento di Peter Parker (dalle cime dell’Empire State Building)

18. Intermezzo – Uscita

19. Paure come cose

20. Biko

 


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