Home / Dischi / Metallica – Hardwired… to Self-Destruct (Blackened Recordings, 2016) di Alessandro Magister

Metallica – Hardwired… to Self-Destruct (Blackened Recordings, 2016) di Alessandro Magister

download-1Nella personalissima classifica delle cose detestate da chi scrive, troviamo: insonni privi di vita sociale che eseguono lavori domestici nel weekend prima delle 10:00, chi mi consiglia di diventare fruttariano perché la frutta è il solo cibo adatto all’uomo, chi giudica i Metallica di oggi mettendoli a raffronto con quelli degli anni ’80. Giunti quasi a conclusione di un 2016 ricco di ottime uscite discografiche per chi si diletta ascoltando metal e affini, troviamo questo Hardwired…to Self-Destruct, ossia un condensato di quasi ottanta minuti di musica distribuiti su due dischi. A distanza di ben otto anni dal precedente Death Magnetic i dubbi circa lo stato di forma dei four horsemen californiani erano ben fondati. Va premesso che non ci troviamo assolutamente di fronte ad un lavoro imperdibile ed eviteremo toni entusiastici; parimenti, però, possiamo garantire che l’approccio a questo disco è stato del tutto privo di preconcetti. Ad aprire le danze abbiamo Hardwired, primo singolo estratto e primo indizio circa la natura del lavoro svolto. Una canzone senza fronzoli, non particolarmente originale ma assolutamente godibile, aggressiva e tagliente. Soprattutto un pezzo apprezzabile perché conciso e il bisogno di questa puntualizzazione apparirà evidente alla fine dell’ascolto. La successiva Atlas, Rise! resta impressa per il chorus efficace ed il buon lavoro compiuto da Hetfield e Hammett. A differenza della precedente, qui il minutaggio inizia ad aumentare con decisione. Con la successiva Now that we’re dead i ritmi si abbassano ma non la durata. Anche in questo caso si sfiorano i 7 minuti e, caratteristica comune a molti altri brani del disco, cominciano ad avvertirsi delle fasi di stanca. Inevitabile chiedersi se questa prolissità abbia o meno intaccato le potenzialità di un brano comunque accattivante. I ritmi tornano a salire con Moth into Flame, altro brano ben confezionato, con un chorus riuscitissimo e che rimane impresso facilmente. A chiudere il primo disco abbiamo Dream no more Halo on fire che confermano come questo disco sia un ottovolante fatto di impennate e brusche discese. L’impressione è che il mid tempo di questi brani non sia la scelta migliore per Hetfield e soci, il risultato è assolutamente dimenticabile. L’impressione, purtroppo, rimane la stessa anche all’inizio del secondo disco. Confusion,infatti, appare eccessivamente lunga nei suoi sette minuti di riff poco taglienti e convincenti. Il discorso vale, anche se solo in parte, per la successiva ManUNkind, più potente e varia e in cui ai Metallica va sicuramente riconosciuta la volontà di rischiare e creare qualcosa di diverso. Here comes revenge Am I savage? mantengono ritmi piuttosto cadenzati e, seppur non trascendentali, si lasciano ascoltare senza troppe difficoltà. Rimane l’impressione, comunque, di ascoltare una band diversa da quella dei primi brani del disco, come se avesse deciso a tavolino di non scontentare né i fan della prima ora né gli entusiasti degli anni ’90. Il disco prosegue con l’omaggio riservato all’immortale Lemmy, ossia Murder One e, in modo del tutto sorprendente, col brano più pesante e old style dell’intero disco: Spit out the bone, nonostante una durata forse eccessiva, è la canzone che più di ogni altra mi auguro di ascoltare in sede live, visti anche i progressi che i Metallica hanno mostrato con le ultime performance in giro per il mondo. Al termine di questa review è facile immaginare quale possa essere il giudizio complessivo; i Metallica dimostrano al mondo di essere ancora vivi e in grado, quando vogliono, di sparare qualche cartuccia pesante e, nei brani più veloci e aggressivi, riescono a dare il meglio di sé. Questo lo si può affermare senza bisogno, né voglia, di inutili raffronti col passato. Il disco per come è stato realizzato, invece, soffre di numerosi bruschi cali di intensità a causa di brani troppo spesso prolissi e privi di piglio. Nulla di indimenticabile, in definitiva, ma nemmeno da buttar via… Sarebbe un peccato passare oltre distogliendo lo sguardo (e l’ascolto).

Tracklist:

CD 1
  1. Hardwired
  2. Atlas, Rise!
  3. Now That We’re Dead
  4. Moth into Flame
  5. Dream No More
  6. Halo on Fire
CD 2
  1. Confusion
  2. ManUNkind
  3. Here Comes Revenge
  4. Am I Savage?
  5. Murder One
  6. Spit Out the Bone


Commenti

Click here to connect!